Made in Sud, Fatima Trotta a Blogo: “Dopo 10 anni è un nuovo inizio. Spero si comprendano le difficoltà e la buona fede nel portare un po’ di leggerezza”

Dieci anni di Made in Sud per Fatima Trotta, anima e memoria storica del cabaret di Rai 2.

 

Da dieci anni nella squadra di Made in Sud, Fatima Trotta ha seguito tutte le fasi di questo laboratorio di comicità partenopea approdato negli ultimi anni su Rai 2 e per il secondo anno consecutivo fa coppia con Stefano De Martino. Ma, senza voler togliere nulla a nessuno, è lei ad avere il polso di un programma cresciuto negli anni, nato in un club napoletano e poi approdato, nel tempo, sulla Tv di Stato. Un percorso impegnativo che vede questo decennale cadere in un momento decisamente particolare per la tv, per lo spettacolo, per il pubblico, per il Paese intero. L’avventura di Made in Sud 2020, quindi, ha inizio da premesse eccezionali e richiede misure e impegno senza eguali: ed è proprio da questo decimo anno che segna un nuovo ciclo che prende le mosse la nostra piacevole chiacchierata con Fatima Trotta, che ringraziamo subito per aver rubato un po’ di tempo alle sue prove.

Come è questo decimo anniversario per te?

Inutile dire che è davvero molto, molto particolare. Io ho vissuto Made in Sud dal primissimo giorno, ne ho seguito tutte le evoluzioni, ho visto i cambi di conduzione, cambi autorali, di cast… insomma, ne ho viste di cotte e di crude. Ma questa volta c’è uno spirito completamente diverso dalle altre volte e anche delle difficoltà tecniche mai affrontate prima.

 

Senza pubblico all’auditorium, con i protocolli di sicurezza da rispettare…

Per il distanziamento sociale non possiamo neanche sfiorarci e nella comicità questo non è un aspetto da poco. Questo ha voluto dire modificare dinamiche comiche, cambiare i pezzi, ridisegnare meccanismi. Considera poi che noi abbiamo sempre provato i pezzi prima, in teatro, col pubblico, in modo da limarli per la prima serata televisiva. E’ una cosa normale per chi scrive sketch comici: e invece questa volta andiamo in onda proprio al buio, senza prove prima e senza reazione del pubblico dopo. E poi considera che il pubblico dell’Auditorium è davvero parte integrante dello show: è un pubblico appassionato, che ci segue, complice, anche caciarone. Non averlo non sarà per niente facile.

Tante difficoltà, quindi, non solo dettate dalle regole di sicurezza ma per la tipologia stessa di programma: non era forse il caso di rimandare la messa in onda?
Guarda, è vero che ci sono protocolli da rispettare, regole da seguire, limiti da superare ma siamo tra i primi a ripartire e questo fa di noi delle persone fortunate. Lo siamo perché il settore dello spettacolo è totalmente fermo, e non parlo solo degli artisti, ma anche di tutti i lavoratori e le maestranze rimaste senza lavoro. Anche per questo il nostro vuole essere un segno di ripartenza, di ripresa, e per questo ci stiamo mettendo tutta l’energia possibile,rimboccandoci le maniche e cercando di mantenere sempre la positività. E poi sappiamo che il pubblico a casa ci sta aspettando: ce ne rendiamo conto dai messaggi che ci arrivano e dal sostegno del nostro zoccolo duro che ci segue da anni. Ma sono certa che il pubblico si accorgerà che un Made in Sud diverso: io spero che si renda conto delle enormi difficoltà che stiamo affrontando. Personalmente più che essere positiva, per me stessa ma anche per i miei colleghi, e mettercela tutta, come ho sempre fatto peraltro, non posso fare (sorride).

Non è facile neanche essere non solo tra le prime produzioni Rai di prime time a ripartire, ma essere il primo programma comico del post Lockdown: un compito doppiamente delicato, visti i mesi difficilissimi che abbiamo vissuto e le incertezze dell’immediato futuro.
Non vogliamo cancellare nulla di quello che è successo e non possiamo neanche far finta di nulla per cui anche negli sketch e nelle battute ci saranno riferimenti al periodo che ciascuno di noi ha vissuto e tutti noi abbiamo affrontato, sempre con il massimo rispetto per tutto quello che di terribile e tragico è accaduto e continua ad accadere. Ma inevitabilmente fa parte del nostro vissuto, per cui si parlerà dell’isolamento, del lockdown, di come siamo cambiati, di cosa ci è successo.

In fondo la lente della comicità è un modo per vedere il quotidiano, per cui è, come dicevi, inevitabile…
Abbiamo intenzione di farlo con il massimo rispetto per tutto quello che è successo, lo ripeto. Lo so che avremo tutti gli occhi puntati addosso.

Se nel frattempo le condizioni dovessero migliorare e si allentassero alcune restrizioni, si potrebbe fare entrare un po’ di pubblico in Auditorium: potreste essere una sorta di apripista per i protocolli Rai e anche dare un segnale importante ai teatri d’Italia.
Io ci spero. Non sai quanto sia triste vedere l’Auditorium, in genere sempre pieno di vita e di rumore, così deserto. E mi si stringe il cuore a pensare ai tanti teatri che non hanno ancora riaperto o non riapriranno. Magari avere anche solo 20 persone, una parvenza di pubblico, dalla terza o dalla quarta puntata, o anche solo all’ultima, sarebbe qualcosa.

E allora, in attesa di rivedervi in scena, cosa ti andrebbe di dire al pubblico a casa che sta aspettando di rivedervi e di alleggerire un clima che per quanto in Fase 3 non ha ancora nulla di sereno?
Io penso sinceramente che mai come in questa situazione l’Italia sia stata davvero unita: qui in Campania siamo stati fortunati, ma questo non vuol dire non aver sentito ed essersi sentiti uniti a chi, soprattutto al Nord, ha sofferto di più. Questa ripartenza per me  significa tanto, non solo per il programma, ma proprio per il momento storico, con la S maiuscola, nel quale ci troviamo. Io mi auguro davvero che il pubblico possa comprendere la nostra voglia, la nostra difficoltà, ma anche la buona fede nel fare un programma leggero. E spero davvero che questo sia un nuovo inizio.

 

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