George Floyd, sulle reti Viacom uno spot di 9′ per dare la misura della sua agonia

Le reti ViacomCBS in USA hanno trasmesso uno spot di quasi 9 minuti per far capire al pubblico quanto è durata l’agonia di George Floyd sotto il peso dei poliziotti che l’hanno arrestato. E che ne hanno causato la morte.

8 minuti e 46 secondi: tanto è durata l’agonia di George Floyd sotto il peso dei poliziotti che lo hanno arrestato a Minneapolis lo scorso 25 maggio. Tanto è durata la richiesta di aiuto del 46enne fermato con l’accusa di aver spacciato una banconota falsa da 20 dollari in un tabacchi e schiacciato a terra da tre agenti, con uno di loro che gli ha tenuto il ginocchio sul collo anche mentre era privo di conoscenza.

Tanto è durato anche lo spot che ieri, lunedì 1° giugno, hanno trasmesso le reti ViacomCBS negli Stati Uniti per ricordare al pubblico quanti lunghi siano 8’46” e per ricordare George Floyd, la cui morte ha rinnovato le proteste non solo della comunità di colore per il comportamento razzista delle Forze di Polizia, ma di tutti quelli che sono stanchi di un’America che si proclama vessillo di democrazia, ma che continua a dividere la sua popolazione in base alla razza. Proteste che si sono trasformate in rivolta e che hanno determinato misure davvero fuori dal comune, come il coprifuoco in decine di grandi città, New York inclusa.

Torniamo però all’iniziativa del gruppo ViacomCBS, che annovera tra le reti MTV, VH1, Comedy Central, Paramount Networks e che ha deciso di trasmettere 9 minuti circa di schermo nero con una sola scritta, I Can’t Breathe, quel “Non riesco a respirare” ripetuto continuamente da Floyd prima di morire asfissiato, come ha decretato l’autopsia indipendente commissionata dai suoi familiari. E per una ricostruzione dettagliata di quanto avvenuto il 25 maggio nelle strade di Minneapolis vi rimandiamo all’inchiesta, puntale, del New York Times.

Il gruppo Viacom, quindi, ha deciso che #TheShowMustBePaused e ha trasmesso lo spot alle 17.00 ET di lunedì 1° giugno: circa 9 minuti dedicati a George Floyd e a tutte le vittime di poliziotti violenti, e in sostegno ai movimenti che combattono per la giustizia, come Color of Change, all’insegna del #blacklivesmatter.

All’iniziativa ha partecipato anche Nickelodeon, ma con un video di tono leggermente diverso, visto che è destinato ai più piccoli: negli 8’46” vengono fatti scorrere su uno sfondo arancione gli articoli della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia. Un modo per formare le nuove generazioni.

 

I colossi dei media per la morte di George Floyd

Più dei tanti altri casi analoghi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni (e penso alla morte di Rodney King nel 1992, che ha segnato anche l’immaginario europeo anche perché fu il suo violentissimo pestaggio fu integralmente ripreso da un videoamatore), la morte di George Floyd ha spinto i grandi colossi dei media a prendere posizione a sostegno del movimento #blacklivesmatter.

Una mossa per il momento simbolica – che dovrà poi essere sostanziata da un modo forse diverso di raccontare la società USA – che però ha visto i principali network e le piattaforme globali manifestare la propria vicinanza ai movimenti di protesta. Da Youtube a Netflix, da Facebook ad Amazon, i più hanno listato a lutto profili social e loghi, lasciando che il nero mettesse in pausa lo show con l’hashtag #blackouttuesday.

Lo spettacolo non deve andare per forza avanti in questo caso.

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