L’Atelier delle Meraviglie, i guilty pleasures sono belli ‘al naturale’…

Abiti da sposa protagonisti del nuovo wedding format di Real Time.

Vista la prima puntata de L’Atelier delle Meraviglie, la prima cosa che mi viene in mente è che la fiction supera la realtà. E considerato dove ci troviamo, e con chi, suona quasi paradossale. La ditta Celli potrebbe essere il sogno delle spose del Castello delle Cerimonie, anche se siamo sui Colli Romani e non alle falde del Vesuvio (il che è comunque un modo per ricordare ai telespettatori che ‘lo stile non conosce confini’). Ma la ‘comune’ clientela lascia tracce anche (tele)visive e certe ridondanze non aiutamo: vedere, ad esempio, Maria Celli su un trono (che non dubitiamo sia lì da almeno un decennio) con la didascalia ‘stilista e Boss’ finisce per stridere col desiderio di rappresentare un’unicità. Certo, di boss in tv ce ne sono tanti, ma l’immaginario al quale si attinge ha ormai una sua riconoscibilità. In questo senso anche i dettagli su scarpe, tatuaggi, corpetti, gioielli, unghie, anelli, ovvero tutto il corredo del ‘genere gypsy’, per quanto inevitabili considerato l’oggetto del racconto finiscono per amplificare l’effetto dejà-vu. Nella struttura questo Atelier guarda al ‘congiunto’ Salone delle Meraviglie per scaletta, apparizione alla reception, rapporto con clienti e dipendenti, giusto per citare alcuni degli aspetti forse più evidenti. Considerata la ‘parentela’, non stupisce.

“Ma risulto simpatica poi?”

si sente dire a Maria Celli nei tagli di montaggio che fanno da coda. Ecco, la sensazione generale è che si sia calcata forse un po’ troppo la mano nella scrittura. Penso alla rivelazione da secondo atto del desiderio della sposa di rifarsi il seno prima della cerimonia, ‘dettaglio’ fino ad allora segreto anche alla mamma: la rivelazione scatena un conflitto supefluo e oggettivamente difficile da superare con la sola sospensione dell’incredulità, che poi infatti sparisce. Eppure genere, protagonismo e location sono produttori spontanei di conflitti reali, generati dal continuo scontro tra i sogni della sposa, le possibilità della mamma e gli interessi del proprietario. Se poi ci aggiungiamo l’eterna lotta tra sobrietà e rococò su cui si fonda l’intero ‘filone delle Meraviglie’  – e che trova nei tatuaggi e nel ‘total look’ la risposta della famiglia Celli alle vaporose sporgenze di Federico Fashion Style – direi che il programma è già bello che servito, senza ulteriori dinamiche che appesantiscono il tutto. Quel che cattura è l’abito nelle sue mille dimensioni, dal desiderio alla scelta, dalla confezione al dettaglio, dalla sfilata alla bocciatura, dalla critica alla difesa. Ogni altra dinamica o ogni altro dialogo rischia di essere di troppo: e i guilty pleasures, invece, possono essere più gustosi al naturale, rubati, come le ciliegie da un albero…

Il bello in questi programmi, poi, è il non esibito, il sottotesto, l’uso della colonna sonora, l’aguzza la vista: menzione speciale, quindi, alle statue dei santi. E anche al nipote di Maria, quanto di più lontano possa esserci dall’idea di receptionist. E per questo perfetto nel ruolo.

L’Atelier delle Meraviglie, diretta prima puntata

L’Atelier delle Meraviglie, anticipazioni prima puntata

Inaugura questa sera, domenica 17 maggio, alle 21.10 in chiaro su Real Time L‘Atelier delle Meraviglie, serie dedicata alla scelta e alla realizzazione degli abiti di sposa e ambientata nella sartoria-boutique della famiglia Celli a Pavona, alle porte di Roma. E, va detto, si tratta di una serie che il gruppo riserva solo a DPlay Plus, in esclusiva: la piattaforma pay di Discovery ha già pubblicato la prima puntata lo scorso 8 maggio e da venerdì pubblicherà una puntata a settimana. Quella di stasera su Real Time è una ‘dose’ gratuita per stuzzicare il consumo. Un nuovo titolo, dunque, per il genere wedding dress, che possiamo considerare una categoria a parte, fiorita intorno al successo di Say Yes to The Dress e che nelle ultime stagioni ha visto in tv la versione italiana di Abito da sposa cercasi – Palermo, Una sposa da sogno (nell’atelier Riva a Milano).

Ora si va a Roma con queste 7 puntate, da mezz’ora un’ora ciascuna, che compongono la prima stagione di questa serie, ideata da Vittorio Ripoli e Fausto Massa e prodotta per Discovery Italia da Pesci Combattenti, che ne ha curato struttura, realizzazione, confezione, e che per il gruppo firma anche de Il Salone delle Meraviglie – Federico Fashion Style e Belli di Nonna, di cui è andato in onda il pilot.

In un momento in cui tutta il comparto dei matrimoni è in stallo (un settore economicamente importante in tutta la sua filiera) ritrovare giovani donne alle prese con la scelta dell’abito sembra un’eco di tempi lontani. Girato ovviamente prima del lockdown, porta con sé il sapore di un passato spensierato, ma conserva anche uno sguardo al futuro nel racconto dell’artigianalità e della manifattura italiana.

In attesa di vedere come sarà articolato il racconto con la diretta della prima puntata, che seguiremo live su TvBlog, vale la pena ricordare che a tenere le fila del racconto è Maria Celli, matriarca e anima dell’atelier di famiglia, che siede su un trono in stile Boss delle Cerimonie (che varrebbe almeno una citazione). Erede di una famiglia di gioiellieri, Maria ha unito l’stinto per il business  al suo estro; il figlio Giampaolo, anima rock della famiglia, è il responsabile del settore abiti da uomo, mentre la figlia Alessia è stilista di abiti da sposa. Con loro anche il nipote Simone.

Ogni sposa è quindi l’occasione per mettere alla prova le dinamiche di atelier, oltre a quelle delle famiglie protagoniste. L’appuntamento free è quindi per questa sera, 17 maggio 2020, dalle 21.15 su Real Time (DTT, 31): il programma è già visibile in anteprima sulla piattaforma pay DPlay Plus, che ogni venerdì propone un nuovo episodio.