Tutto il mondo fuori, il carcere raccontato dall’interno in un doc su Nove

Nove articola la sua programmazione tra gialli e delitti, ma dedica una prima serata a un doc in prima tv sulla funzione rieducativa del carcere.

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Un doc in prima tv per raccontare il carcere dal suo interno: va in onda mercoledì 13 maggio Tutto il mondo fuori, docufilm in prima tv dalle 21.15 su Nove. Diretto da Ignazio Oliva e scritto con la collaborazione di mons. Dario Edoardo Viganò e Don Marco Pozza, il doc racconta la vita di tre detenuti nel carcere Due Palazzi di Padova: tre uomini con storie diverse ma accomunate dall’aver fatto degli errori, dall’aver sofferto e dalla ricerca di una rinascita. La prospettiva che attraversa il doc, prodotto da Officina della Comunicazione e realizzato grazie alla collaborazione con la direzione del carcere Due Palazzi di Padova – è quella che anima l’Articolo 27 della Costituzione, ovvero la funzione rieducativa, e non punitiva, del carcere. Il titolo evoca uno dei versi più amati di Albachiara di Vasco Rossi: e in fondo è un’alba dopo una lunga notte quella che il doc cerca di raccontare.

Ad accompagnare i telespettatori in questi 75′ minuti è il Cappellano del carcere, Don Marco Pozza: è un viaggio che intreccia diversi punti di vista, così come nei corridoi del carcere si incrociano agenti di polizia penitenziaria e detenuti, il direttore e i parenti dei carcerati. Voci diverse che convertono nel raccontare le sfide e le difficoltà della vita carceraria, l’importanza del lavoro come riscatto, la prospettiva di un futuro diverso. Un viaggio che per i tre protagonisti passa attraverso il riconoscimento dei propri errori e procede con l’impegno nello studio, nel lavoro o nello sport.

“L’obiettivo è esplorare e valorizzare l’importanza del lavoro dentro e fuori dal carcere, che diventa strumento essenziale per la rieducazione di un detenuto e per un suo possibile reinserimento nella società […] Un viaggio nell’umanità di coloro che per diversi motivi hanno commesso degli errori e scelto un percorso criminale, ma che in questo carcere sono stati messi nelle condizioni di capire e riconoscere il dolore immenso causato alle vittime ed alle loro famiglie, oltre che a loro stessi ed, inevitabilmente, ai propri cari”

spiega il regista Ignazio Oliva, volto noto al pubblico tv per la sua attività di attore. Il viaggio che ci invita a fare Oliva potrebbe essere un pilot per una serie nelle carceri italiane: da anni si vedono prodotti simili su Netflix e potrebbe essere l’occasione per raccontare la realtà carceraria, dalle sue eccellenze, come Padova, in giù.

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