Red Zones, Sky Tg24 racconta il lockdown in Europa

Dal 3 maggio due appuntamenti per raccontare la quarantena in Europa con le testimonianze dei cittadini.

Come abbiamo vissuto in quarantena e la quarantena? Come la Pandemia ha cambiato le nostre vite? Come ha cambiato il nostro mondo? Sono alcune delle domande intorno cui ruota Red Zones, una docuserie in onda da oggi, domenica 3 maggio, alle 11.30 e alle 21.00 su Sky TG24 (DTT, 50) per mostrare cosa è successo in questi due mesi in Europa.

Quattro puntate - realizzate da Luca Vullo e coprodotte da Ondemotive Productions Ltd & Videoplugger Ltd - per raccontare le esperienze delle personi comuni in diverse 'zone rosse' d'Europa. L'Italia è la prima, inevitabile, tappa di questo viaggio: l'individuazione di un 'paziente 1' il 21 febbraio ha portato alla costituzione delle prime vere 'zone rosse', sul modello di quelle organizzate a Wuhan dopo l'esplosione dell'epidemia da Covid-19. Un paio di settimane dopo si è arrivati a fare dell'intero Paese una zona ad alto contenimento per limitare l'affollamento degli ospedali.

Dall'Italia si passa poi al resto dell'Europa, inizialmente disincantate - come lo siamo stati noi all'inizio - e poi sempre più in difesa di fronte allo tsunami dei contagi. Ma non tutti i Paesi hanno affrontato la situazione nello stesso modo: non tutti i popoli, del resto, hanno la stessa propensione alle regole, non tutti i Governi hanno avuto le stesse incertezze (e gli stessi mezzi a disposizione), non tutti gli esperti sono stati concordi nel consigliare strategie da adottare, non tutti i Paesi hanno le stesse strutture sanitarie-educative, non tutte le aree hanno la stessa densità di popolazione. Tutti fattori che hanno un peso non indifferente sulla gestione dell'emergenza da pandemia.

Il taglio sembra essere più emotivo che strettamente documentaristico: con intervistati diversi per età, etnia, ricchezza, professione, salute e stile di vita, la prima puntata - quella italiana - vuole mostrare come le persone stiano vivendo il 'dramma'.  Famiglie, lavoro, futuro alcune delle parole chiave, mentre le testimonianze raccolgono sanitari, sindaci, farmacisti, mamme, bambini, disabili, insegnanti, sacerdoti, militari, artisti e contagiati. Il tono sembra voler essere consolatorio e improntato all'american way of life dell "everything will be ok". Ma non è detto: questi due mesi ci hanno anche mostrato come responsabilità e consapevolezza non sono beni alla portata di tutti. E i mesi duri non solo non sono finiti, ma devono ancora arrivare, siano essi in lockdown o meno. 

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