A Domenica In la versione (migliore) di Morgan. Quando argomenti e contesto fanno la differenza

In un'ora di collegamento a Domenica In Morgan regala il meglio di sé. Gli eccessi di sempre vengono limitati, grazie a momenti di riflessione, racconti intimi e gradevole ironia. L'esatto opposto di qualche mese fa

Un altro Morgan. Domenica In ci regala l’altra faccia dell’artista. Quella più nascosta, meno ricercata. Ma decisamente quella più vera.

Genio e sregolatezza, come sempre. Stavolta però gli eccessi vengono contenuti, limitati. Per propria volontà e per una scelta stilistica alternativa da parte della trasmissione.

Sì, si riparla di Sanremo e di Bugo. Anche perché Morgan la sua versione a Mara Venier non l’aveva mai raccontata. Da quel “che succede?” pronunciato sul palco dell’Ariston sono passati due mesi e mezzo, eppure sembrano secoli a causa di un’emergenza coronavirus che ha sospeso il tempo, stravolgendo umori e priorità degli italiani.

Di questa storia non ne potevo più, ma erano bei tempi, eravamo liberi” ammette la conduttrice, che ne approfitta per carpire al cantante la versione fino a quel momento concessa ad altri programmi domenicali.

Pare il solito Morgan. Spaccone, arrogante, strabordante. Per poi cambiare spartito e farsi riflessivo. “Quella che viviamo è una realtà di morte. Non penso che il futuro ci riporterà il passato, non ci riporterà le persone perse, gli affetti. Dobbiamo lavorare sul presente".

Adriano Celentano gli dedica una clip (trasferendo su Raiuno momenti dello show Adrian) e l’ascolto di Conto su di te è l’occasione giusta per ricordare il padre: “Il passato mi fa tristezza, mi provoca un nodo alla gola”.

Il lato b di Castoldi è inedito, quindi sorprendente. In precedenza, solo La mia passione di Marco Marra era riuscito a mettere in luce il suo lato più fragile.

Affiancato dall’immancabile pianoforte, Morgan viaggia sulle montagne russe. Alti, bassi, ancora alti. “Non mi scrive mai nessuno”, “Sono sempre stato abbandonato e lasciato”. Fino a mostrare il suo libro: “E’ uscito quando hanno chiuso le librerie. Vivo una vita al contrario”. La risata è inevitabile.

Il periodo di lockdown gli ha regalato una nuova paternità e parecchia ispirazione: “In questa atmosfera ho assorbito un grido e un dolore che ho trasformato in parole e musica”.

Il collegamento si chiude dopo un’ora e il desiderio generale è quello di un secondo tempo, di altri racconti. L’esatto opposto di qualche mese fa.

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