Enrico Mentana risponde alla nota di Palazzo Chigi e agli “odiatori” in due tempi al Tg La7 (VIDEO)

Il riferimento all’ultima conferenza stampa del premier lo scorso 10 aprile 2020. Il direttore del Tg La7: “Non ho mai censurato nessuno. Sfido chiunque a dire il contrario”.

Il polverone era ancora troppo in alto, qualcuno doveva pur abbassare i toni. Palazzo Chigi con un fermo comunicato mette a tacere una volta per tutte (?) le polemiche che si scatenano attorno alle conferenze stampa tenuta dal Premier Giuseppe Conte, soprattutto per l’ultima in ordine di tempo avvenuta venerdì 10 aprile scorso dove, nel bel mezzo dell’elenco delle misure anti-coronavirus, si è pure tolto qualche sassolino dalla scarpa contro Matteo Salvini e Giorgia Meloni, episodio che il direttore del Tg La7 Enrico Mentana ha commentato a ridosso della conclusione con la conseguenza di una caterva di critiche sui social.

Dunque il fatto che ciò sia avvenuto in una conferenza stampa attesa in particolar modo per le nuove direttive del governo ha messo in subbuglio la politica (e non solo) tirando in ballo la ‘diretta facebook‘ (il canale social di Conte nella quale è stata trasmessa) e la ‘diretta a reti unificate‘ visti i numerosi canali tv che hanno trasmesso la conferenza.

Per questo l’ufficio stampa di Palazzo Chigi ha diramato una nota nel pomeriggio di oggi, lunedì 13 aprile, con delle precisazioni che rispondono alle discussioni delle ultime 48 ore:

Non c’è stata alcuna conferenza stampa a reti unificate – esordisce il comunicato -Palazzo Chigi non ha mai chiesto che la conferenza stampa venisse trasmessa a reti unificate; e infatti è stata trasmessa solo da alcuni canali tv e solo per una parte e non interamente. Alla luce del dibattito che sistematicamente si crea intorno alle conferenze stampa del presidente del Consiglio riteniamo doveroso fare alcune precisazioni. Anche questa volta (si riferiscono a venerdì 10 aprile, ndr) non c’è stata richiesta, da parte della presidenza del Consiglio, di trasmettere un discorso alla nazione a reti unificate. Tutti gli interventi del presidente del Consiglio si sono sempre svolti secondo le consuete modalità e, in particolare, nella forma di conferenze stampa, salvo qualche rara eccezione. In particolare il 10 aprile il presidente del Consiglio ha tenuto una conferenza stampa, come tante altre volte avvenuto in queste settimane. E come ogni volta ha illustrato i provvedimenti adottati, ha spiegato e chiarito i fatti più rilevanti e ha risposto a tutte le domande dei giornalisti, tanto sull’emergenza coronavirus quanto sul Mes. Nell’occasione ha smentito vere e proprie fake news che rischiavano di alimentare divisioni nel Paese e di danneggiarlo, compromettendo il ‘senso di comunità’, fondamentale soprattutto in questa fase di emergenza

Il comunicato, entrato ormai nella parte viva della questione, prosegue:

La decisione di trasmettere o meno le conferenze stampa del presidente del Consiglio spetterà -come è sempre stato- sempre e solo ai responsabili delle singole testate giornalistiche. Questi ultimi sono anche liberi di sostenere la singolare opinione secondo cui il presidente del Consiglio non dovrebbe smentire fake news e calunnie nel corso di una conferenza stampa rivolta al Paese, né dovrebbe parlare di un tema rilevante e di interesse generale come il Mes. Facciamo notare che Conte non avrebbe potuto evitare di affrontare il tema del Mes e chiarire le relative fake news veicolate dell’opposizione, visto che questo tema è poi stato oggetto delle domande poste dai giornalisti. A conferma del fatto che si tratta di argomento di interesse generale.

Palazzo Chigi quindi sottolinea l’aspetto tecnico e televisivo delle comunicazioni che giungono ai mezzi di informazione (in primis la TV) e smentisce chi ha parlato di ‘reti unificate’ :

Sin dall’inizio del primo mandato del presidente Conte, dal giugno 2018, Palazzo Chigi trasmette il segnale audio video in HD mettendolo a disposizione di tutti e di tutte le reti televisive, le quali liberamente decidono se e cosa mandare in onda sui propri canali. Lo stesso è avvenuto in occasione delle dichiarazioni alla stampa di sabato 21 marzo (per le quali alcuni hanno parlato, del tutto impropriamente, di ‘diretta Facebook’) e della conferenza stampa di venerdì 10 aprile (per la quale alcuni, anche qui del tutto impropriamente, hanno parlato di ‘discorso alla nazione a reti unificate’)

Enrico Mentana tratta la questione in due tempi e su due frangenti: il primo viene sviscerato durante lo speciale giornaliero del Tg La7, dedicato ai numeri del Coronavirus costantemente aggiornati dalla Protezione Civile.

Ha avuto occasione di poter leggere la nota in diretta tv, nota che “un po’ riguarda anche noi è inutile che facciamo gli ipocriti, lo sappiamo” dice qualche secondo prima di dettarla dall’inizio alla fine non senza qualche evidente risentimento silenzioso proprio sull’ultima parentesi legata alla smentita sul discorso ‘a reti unificate’.

Terminata la lettura della nota, Mentana afferma inizialmente di non voler rispondere “Perché a tutto c’è evidentemente un limite, anche al fatto di voler avere l’ultima parola e l’ultima parola la lasciamo volentieri a Palazzo Chigi ma passano pochi secondi e… “Se sono contenti loro, va benissimo per tutti così” e con misurato sarcasmo la replica arriva:

Non c’è stata nessuna conferenza stampa a reti unificate, infatti è andata in onda su una sola rete Rai…due reti Rai, su due reti Mediaset, su La7 e su Sky Tg24 quindi è evidente che su alcune reti…non c’era ma è evidente anche tutto il resto, quello che voi già sapete – ovvero – che il presidente del Consiglio fa sapere di aver parlato di Salvini e della Meloni perché tanto poi glielo avrebbero domandato, quindi tanto valeva che ne parlasse lui.

E conclude: “Mi permetto solo di ricordare una cosa, quel venerdì 10 di aprile Angelo Borrelli (Capo del Dipartimento della Protezione Civile, ndr) nella conferenza stampa disse che non ci sarebbero state domande perché poi c’era la conferenza stampa del Presidente del Consiglio ma…forse si è sbagliato Borrelli“.

Il secondo tempo è tutto concentrato nella parte finale dell’edizione principale del telegiornale, quella delle 20. Qui l’attenzione si sposta più sulle critiche piovute al direttore (della quale abbiamo fatto riferimento all’inizio dell’articolo), cui è stato additato come ‘censuratore’. Mentana non è seduto al tavolo, bensì poggiato sul tavolo come nelle occasioni importanti:

Intanto per favore, io dirigo telegiornali da 28 anni. Non ho mai censurato nessuno. In Italia ci sarà qualcuno che potrà alzare la mano, bene, sfido chiunque a dire che ho censurato mai qualcuno. Secondo punto, con me hanno lavorato tanti giornalisti di tutti i tipi tra cui un influente della stessa corrente politica della forza di maggioranza parlamentare. Anche a loro potete chiedere se io ho mai censurato qualcuno. Si è arrivato a dire che oggi succede questo ma nel passato cosa successe con le videocassette di Berlusconi, io stavo dirigendo un importante tg di Mediaset e feci ridurre la durata di quel video da 8 a 4 minuti. Sono dell’opinione che nei telegiornali bisogna dare spazio a tutti ma non è possibile che tutti abbiano l’accesso come se la tv fosse una buca delle lettere. La verità vera è che non c’è censura e non ci può essere perché quando Palazzo Chigi chiede di intervenire, interviene e nessuno chiede il testo prima.

Mentana “già che ci siamo” si rivolge agli ‘odiatori’ come da lui chiamati:

Traditore? Ma traditore di chi? Venduto? Ma venduto a chi? Noi non censuriamo e non si dica questo, qui la libertà è assoluta, ma non c’è la libertà di qualcuno di dire “ora va in onda quello che voglio io” chiaro? E soprattutto è altrettanto chiaro che la libertà è una cosa seria, noi preserviamo la nostra nel rispetto di chi segue questo tg e gli altri tg perché la democrazia è quella delle testate televisive. Spero che venga preservata ancora nonostante dei comunicati scomposti.

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