Christian Monaco: “Il pubblico ha bisogno di intrattenimento. Reazione a catena? Tutto tace, i provini non sono ancora partiti”

L’emergenza coronavirus ha stravolto la tv e bloccato intere produzioni. Christian Monaco: “Nessuno era preparato. Bisogna regalare intrattenimento, non solo cronaca. La gente ci ringrazia per Avanti un altro. Reazione a catena? Tutto tace”

Programmi stravolti, interrotti, altri seriamente a rischio. Il coronavirus non risparmia nemmeno la televisione, costretta da un mese a cambiare registro e ad abbattere paletti che sembravano fissati col cemento armato.

Le produzioni sono ferme per l’ottanta per cento, va avanti solo l’informazione”, confessa Christian Monaco, autore nel campo dell’intrattenimento, genere tra i più penalizzati nonostante mai come in questo momento ci sarebbe bisogno di leggerezza. Tanta leggerezza.

Ho parlato con diversi colleghi, sono bloccate le grandi produzioni di primavera e seriamente in discussione quelle estive. Le uniche cose che si producono sono relative all’attualità, non vedo altro. Siamo tutti fermi a casa. La tv non può pensare di vivere in un mondo a parte, pure lei è nel pieno della crisi. In una produzione lavorano decine e decine di persone: responsabili audio e video, scenografi, redattori, collaboratori, attrezzisti. Attualmente si va in onda col minimo indispensabile”.

Volto popolare di Avanti un altro, Monaco conferma il termine delle registrazioni avvenuto prima che il decreto della presidenza del Consiglio proibisse la presenza del pubblico in studio. Le puntate – realizzate tra ottobre e febbraio – sono tutte disponibili, ma Mediaset ha deciso di riproporre le repliche tenendo in cassaforte gli episodi inediti in vista di tempi migliori.

Sono scelte aziendali – precisa – chi ci guarda lo fa per ridere, vuole staccare per un’ora da tutto, al centro del programma c’è il divertimento. Le persone ci ringraziano per i sorrisi che stiamo regalando”.

Essere fuori dal tempo è un vantaggio, oppure a volte può generare imbarazzi?

“Nel nostro caso non è importante quando si registra, nessuno si pone il problema temporale, tantomeno il pubblico. Ad ogni modo, la rete manda più volte i crawl con gli avvisi della registrazione”.

Siete mai stati chiamati ad intervenire in fase di post-produzione?

“No, non mi pare. Il bello di Avanti un altro è che le puntate vanno così come si girano, sono molto naturali. Questo ci consente di poterle realizzare con una certa velocità, quasi si fosse in diretta. Tutto scorre molto liscio”.

Di questi tempi trasmissioni del genere sono vere e proprie medicine.

“Esatto, non è giusto virare solo sulla cronaca. Questo problema andrà posto, bisognerà presto pensare a dei piani B per garantire del sano intrattenimento a chi sta a casa. Si arriva a fine giornata che si è saturi. L’informazione è sacrosanta, ma nel palinsesto ci deve essere anche altro. Dobbiamo considerare chi vive da solo, la tv dovrà riappropriarsi del suo ruolo ludico, è importante. C’è una grossa fetta di platea che non ha accesso all’on demand, esiste anche questo pezzo d’Italia”.

La tv si è fatta trovare impreparata di fronte all’emergenza?

“Siamo davanti ad un evento eccezionale, in tutti i settori. Nessuno era preparato. Si procede a tentoni, si cerca di coniugare l’informazione con un minimo di spettacolo. Stiamo esplorando un terreno sconosciuto. Passata la tempesta, servirà una fase di studio. Sarà difficilissimo, mi rendo conto, ma penso sia inevitabile. In compenso, la tv ha saputo riconquistare un ruolo fondamentale, autorevole. Il web è utile per le interconnessioni, per avvicinare persone fisicamente lontane, mentre la televisione è tornata ad essere indispensabile per le informazioni e gli approfondimenti”.

Quali sono, se ci sono, le novità riscontrate nell’ultimo mese?

“La novità è la tele-televisione, ossia lo schermo che ospita un altro schermo. Fino a poco tempo fa l’idea di un ospite collegato via Skype era una rarità, adesso è la norma. Ecco, si potrebbe utilizzare qualcosa di simile per intrattenere. E’ stato fatto a Domenica In. Magari si potrebbe mettere in piedi qualcosa di più strutturato e meno estemporaneo. Ma sono tutti interrogativi, non è facile dare risposte certe”.

Insomma, la televisione ne uscirà segnata.

“Gli autori dovrebbero fin da ora gettare le basi per la tv che sarà, anticipare i tempi, indicare la strada. Potrebbe essere il momento per scovare i format del futuro. Stare a casa può essere un’occasione per creare, inventare. Però…”.

Però?

“Però è difficile far viaggiare la fantasia in queste condizioni. La creatività è data dalla libertà, la costrizione a non uscire è al contrario una limitazione”.

Non è un paradosso che il periodo con la massima presenza davanti al piccolo schermo corrisponda al momento in cui l’offerta televisiva è ridotta ai minimi termini?

“In un certo senso sì, eppure sto scoprendo molte persone che non avevano mai avuto modo di vedere Avanti un altro e lo fanno adesso. Con le repliche si sta comunque aggiungendo del pubblico che prima non c’era. Questo non bada al fatto che si tratti di puntate già programmate. Nella fascia preserale si è raggiunto un incremento di 5 milioni di spettatori. Parliamo di gente che a quell’ora non ci guardava perché era fuori, al lavoro, in palestra. E’ un pubblico nuovo”.

C’è da stupirsi per il successo delle repliche di Harry Potter su Italia 1?

“No, è il frutto di una giusta combinazione. Hanno selezionato un titolo popolare e lo hanno associato alla voglia di intrattenimento che hanno gli italiani. E’ stata una mossa intelligente”.

A giugno dovrebbe ripartire Reazione a catena. Il condizionale purtroppo è d’obbligo.

“Tutto tace, a marzo sarebbero dovuti partire i casting. Al di là della presenza del pubblico, il gioco si basa sulla consultazione costante tra i concorrenti. Mantenere le distanze di un metro sarebbe impensabile. C’è un problema di fondo. Aspettiamo di capire come evolverà la situazione”.

A proposito dell’assenza del pubblico in studio, molti programmi sembrano aver subìto una metamorfosi.

“In alcuni casi veniva usato come un riempitivo. Non dovrebbe essere così, non deve riempire gli spazi, piuttosto deve esaltare il prodotto, deve essere il sale, la ciliegina. In certi programmi il pubblico è parte integrante, come al cinema o al teatro, in altri nemmeno mi accorgo che non c’è”.

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