Coronavirus, 600 euro un tantum per liberi professionisti, Diaco, Condò e Chirico: "Noi privilegiati, facciamone a meno"

L'appello di alcuni giornalisti famosi, via social

Sono un libero professionista. Lavoro a partita Iva. Mi auguro che quelli come me che se lo possono permettere non chiedano i 600 euro previsti una tantum e che contribuiscano, con i loro versamenti alla Stato, ad aiutare chi veramente ha bisogno. Che nessuno faccia il furbo!. A scriverlo sui social è Pierluigi Diaco, che così annuncia l'intenzione di rinunciare all'indennità di 600 euro netti una tantum per partite Iva e liberi professionisti (ancora da chiarire del tutto i dettagli e quindi chi ne potrà beneficiare davvero) prevista nel decreto che il governo ha previsto in seguito della pandemia da coronavirus. A prendere posizione in questo senso non è stato solo conduttore di Io e te (che ieri mattina su Rtl 102.5 aveva anche comunicato di essere in procinto di andare banca a versare l’Iva perché "mai come oggi sono contento di contribuire alle casse dello Stato per aiutare chi veramente ha bisogno”), ma anche altri giornalisti conosciuti dal grande pubblico. Da Paolo Condò di Sky ad Annalisa Chirico, passando per Riccardo Bocca, ex vice direttore di Sky Tg24.

Sono un libero professionista. Ho la partita Iva. E invito con tutta la forza del caso quelli come me che lo possono fare a non richiedere i 600 euro previsti una tantum (per ora). Sarebbe una forma di imperdonabile sciacallaggio sociale.Non lo fate, non lo fate, non lo fate.

Ha ragione Pierluigi: chi di noi, a partita Iva, può evitare di gravare sulla collettività, lo faccia. Piuttosto versiamo le imposte e doniamo (anche il sangue, mi raccomando).

Unisco con forza la mia voce a quella di Riccardo. Sono un privilegiato a potermelo permettere, e il privilegio ha un prezzo: chi può non chieda l’una tantum e la lasci a chi è momentaneamente in difficoltà

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