Di Martedì, il coronavirus stravolge il talk. Tra tagli e montaggi improvvisati

Di Martedì registra e Floris fatica ad inserirsi in diretta con gli aggiornamenti sul coronavirus. Fornero tagliata e montaggio difettoso. Forse occorre una riflessione

L’informazione ai tempi del coronavirus gode di aggiornamenti continui. Dati, annunci, provvedimenti, conferenze stampa improvvisate. Distrarsi è proibito, figuriamoci registrare un programma che avrebbe come compito quello di stare sul pezzo. Chi trasgredisce ne paga inevitabilmente le conseguenze e, a volte, la pezza rischia di essere peggiore del buco.

L’esempio lampante del talk formato da blocchi preconfezionati è rappresentato da Di Martedì, con Giovanni Floris che nell’ultima puntata ha faticato non poco ad inserire la strettissima attualità in una trasmissione già cotta e pronta per essere mangiata.

Pronti via, il padrone di casa ha comunicato in diretta le norme comportamentali diffuse dal comitato tecnico scientifico. Un elenco commentato dal presidente dell’Istituto Superiore della Sanità Silvio Brusaferro.

A quel punto Floris ha lanciato un segmento registrato che vedeva la presenza, tra gli altri, di Elsa Fornero. Pochi minuti e la professoressa è stata tagliata bruscamente per lasciare spazio, nuovamente in diretta, al ministro Roberto Speranza.

Professoressa, scusi,  abbiamo abbassato un attimo, torniamo subito da lei” si è giustificato Floris, fingendo di rivolgersi ad una assente Fornero. Quest’ultima, una volta terminato l’intervento di Speranza, è letteralmente sparita dai radar. Floris, infatti, ha lanciato l’ennesima parte in differita, stavolta con Diego Della Valle.

A regalare ulteriori momenti live è stata Barbara Romano, grazie ai suoi collegamenti da Palazzo Chigi. Per rivedere invece la Fornero si sono dovute attendere quasi due ore, con l’ospite che nel frattempo aveva cambiato la postazione e lo sfondo alle proprie spalle.

A differenza della fluidità narrativa di Cartabianca, Di Martedì continua a mostrare difetti di montaggio e contenuti lontani dalla contemporaneità. Una riflessione in tal senso forse andrebbe inaugurata.

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