Lisa Marzoli a Blogo: "Tra Il Caffè di RaiUno e Grand Varietà"

Ogni sabato mattina, su Rai 1, Lisa Marzoli conduce Il Caffè di RaiUno in compagnia di Andrea Velardi. Dal telegiornale alla pagina culturale di UnoMattina, che è diventata un programma e che ora occupa la fascia dalle 6 alle 7 del sabato mattina. "Sono molto contenta perché sono appassionata di libri da una vita. Volevo fare la bibliotecaria da piccola, pensa. Così sono tornata a fare la cosa che mi piace di più in assoluto, cioè leggere libri, e portare in trasmissione l'attualità".

Il programma è molto diverso dalle precedenti edizioni.

"Sto introducendo dei filoni nuovi. Come quello religioso. Ci siamo occupati di monografie di Papi o di libri tostissimi sui Vangeli come quello di Augias, semplificati per un pubblico televisivo. Incredibilmente questi temi stanno andando benissimo. Lo stesso succede per il filone sui libri scritti dai giornalisti, che ci ha consentito di portare l'attualità all'interno del programma. Il terzo filone, è quello sulle donne".

Perché il mondo dei libri e della cultura è così maschile?

"Mentre i maschi scelgono la professione dello scrittore sin da subito, spesso le donne diventano scrittrici per caso, a meno che non siano giornaliste. Capita loro di avere un vissuto talmente interessante da farlo diventare delle storie narrate in un libro. Le loro storie sono molto interessanti, ecco perché mi piace invitarle".

Eppure la televisione dà poco spazio alla cultura.

"Invece i risultati ci portano tutti nella direzione della cultura. Metti Alberto Angela al sabato sera e i risultati arrivano. Noi al sabato mattina, nonostante l'orario, superiamo il 10%. Mi sembra che i telespettatori della Rai, che pagano il canone, cominciano a chiedere un innalzamento della qualità del prodotto televisivo".

Qualcuno sostiene che questa rubrica del sabato mattina sia un contentino per te, che ne pensi?

"Invece per me questo spazio è di grande prestigio. Mi sono ritrovata a fare delle intervsite che non so se mi sarebbero capitate in altri contesti, come quella con Sveva Casati Modignani, Aldo Cazzullo o Corrado Augias. Insomma, la crème de la crème, l'intellighenzia di sinistra e quella di destra. Ho la possibilità di confrontarmi su temi di livello e ne sono molto felice. Non l'ho mai detto, ma in passato ho insegnato Sociologia generale all'Università di Chieti. Mi sembra di essere tornata a quell'impostazione da studiosa. Il direttore De Santis, conoscendomi da 10 anni, sapeva di questo mio lato e mi ha proposto la cosa più giusta per me".

Ti è dispiaciuto aver dovuto lasciare il Tg2?

"Rimango in organico, tornerò lì. Non me lo lascio alle spalle. Però dopo tanti anni sentivo il bisogno di fare qualcosa di diverso ed esplorare nuovi mondi. La conduzione del telegiornale è molto statica ed irrigidita, mi intrigava la conduzione a braccio, che ti permette di tirar fuori il tuo spessore".

Durante La Vita in Diretta Estate sui social ti avevano fatto pesare di essere un po' più irrigidita come stile di conduzione.

"Lo ero nelle prime puntate, ma era proprio paura più che altro (ride, ndr). Poi penso di essermi sbloccata. Era la grande occasione per dimostrare cosa avevo fatto in Rai negli ultimi 15 anni".

E' stata un'esperienza positiva?

"Assolutamente. Ero talmente in ansia che un mese prima dell'inizio del programma, sono andata tutti i giorni nello studio de La Vita in Diretta. All'inizio la mia presenza può esser stata presa male e mi scuso con i conduttori dell'epoca, ma dovevo capire come funzionasse quella macchina. Ho fatto dieci giorni con gli autori, dieci giorni in regia e dieci giorni in studio. Devo dire che Tiberio è stato carinissimo con me, mi ha dato un sacco di consigli".

Dal 23 dicembre sarai al fianco di Costanzo in Gran Varietà. Ormai Costanzo ti ha preso sotto la sua ala.

"Saremo in un grande teatro per raccontare la storia della televisione. Costanzo arricchisce il racconto con gli aneddoti o delle curiosità, mentre io spiego il varietà a chi non l'ha mai visto perché non c'era, come me. C'è un grande lavoro dietro, spero che piaccia a chi è nostalgico di quei programmi ma anche a chi non c'era e vuole scoprire una storia straordinaramente bella".

La tv nostalgica funziona sempre.

"C'è un motivo: sono troppo belli quei programmi. Questo programma lo dedicheremo ad Antonello Falqui".

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