Alfredo Meocci: La vita dopo un ictus ascoltando "Amapola"

L'ex direttore generale della Rai racconta la sua malattia e la riscoperta della Vita

Gli occhi stralunati che guardano la luce che sta oltre la finestra di una camera di ospedale. All'esterno il "mondo gira come sempre", esattamente come cantava Jimmy Fontana e l'alito della speranza che si va ad infrangere sul vetro, formando una patina che infonde a quel panorama un che di misterioso, ma allo stesso tempo così magico da coprire i pensieri di una situazione difficile, facendo germogliare il seme della speranza.

Tutto d'un tratto ti ritrovi a sederti e a non capire che cosa ti sta succedendo. Tutto diventa opaco e la vita cambia, cambia in un attimo. E' quello che è accaduto nel mese di novembre del 2018 ad Alfredo Meocci, ex direttore generale della Rai, colpito da un ictus. Undici mesi in una stanza di una clinica ti fanno scoprire tante cose. La voglia di andare avanti diventa prepotente e la riscoperta della Fede è un dono vero, insieme alla gioia di scoprire una solidarietà fra malati, che diventa la fune alla quale aggrapparti per andare avanti.

Sul Corriere della sera di oggi Meocci parla di questa sua situazione con Stefano Lorenzetto. I riferimenti partono da quel 20 di novembre dell'anno scorso per arrivare ad oggi. Un ictus che viene combattuto giorno dopo giorno, per ricostruire mattocino dopo mattocino la vita perduta. I ricordi della sua Rai sono giustamente lontani, ma ancora vividi nella sua mente, totalmente risparmiata da quell'ictus, che ha colpito solo una parte del suo corpo, che lentamente sta tornando a funzionare, con la voglia di abbandonare al più presto la sedia a rotelle, sostituendola con delle stampelle.

Dicevamo che i ricordi di quella Rai sono ben presenti. Dalla sua assunzione nel 1982 al Tg1 da parte dell'allora direttore Emilio Fede. Entrò nella Rai perchè era nella lista dei disoccupati avendo fatto il programmista regista nella sede Rai di Venezia nel 1980. Il suo referente politico era Mariano Rumor (DC). Lui crede di essere stato l'unico nella storia della Rai gradito sia ai dorotei che alla sinistra democristiana.

Era novizio al Tg1 con Enrico Mentana e Marco Ravaglioli (genero di Giulio Andreotti). Dice che il miglior direttore che abbia avuto è stato Nuccio Fava, ma anche Albino Longhi fu un direttore "adorabile". Poi Silvio Berlusconi lo indica come DG Rai, ma arrivando a quell'incarico dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dovette poi dimettersi, pagando anche di tasca propria, dopo una sentenza della Corte dei conti, la cifra di 373.000 euro.

Durante la sua direzione scoppiò la grana "Rockpolitik" quando Fabrizio Del Noce si auto sospese dalla direzione di Rai1 in contrasto con la scelta di Adriano Celentano di non comunicargli preventivamente i temi della trasmissione. Meocci, dopo aver ricevuto l'invito di Berlusconi a lasciar perdere rispetto alla messa in onda del programma, lo difese tanto da dire in diretta a Celentano durante una puntata della trasmissione "Stasera l'Italia è salita nella classifica delle libertà. Hai attaccato Rai1 e siamo su Rai1".

Sulle richieste di raccomandazione dice di averne avute molte, ma di non aver assunto mai nessuno e rispetto ad un aneddoto cita di quando venne da lui Edwige Fenech a lamentarsi perchè l'allora capo della fiction Agostino Saccà non la faceva lavorare. Dice che il suo più grande limite è andare d'accordo solo con le persone intelligenti.

Lo hanno cercato Gigi Marzullo, Bruno Vespa, la sua amica Teresa De Santis, Flavio Tosi e Gianni Letta. Sulla situazione di oggi, cioè la vita su una sedia a rotelle, dice di non viverla più come un trauma. Il suo mito è "C'era una volta in America" di Sergio Leone e ascoltare ancora oggi "Amapola" lo aiuta a vivere e a sognare, ancora.

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