Canone Rai e Concessioni televisive: perché Mediaset ama la legge

Spesso si dice che la “Rai è favorita su Mediaset perché può contare sugli introiti del Canone“. L’affermazione, se volessimo anche banale, non trova però d’accordo il Presidente di Mediaset Fedele Confalonieri che in una recente intervista concessa a La Stampa difende l’odiatissimo Canone sia dalle proposte populiste di eliminarlo, sia dagli inviti demagogici (a

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Spesso si dice che la “Rai è favorita su Mediaset perché può contare sugli introiti del Canone“. L’affermazione, se volessimo anche banale, non trova però d’accordo il Presidente di Mediaset Fedele Confalonieri che in una recente intervista concessa a La Stampa difende l’odiatissimo Canone sia dalle proposte populiste di eliminarlo, sia dagli inviti demagogici (a turno di destra e sinistra) per boicottarlo, con parole inequivocabili: “La proposta di non pagare il canone Rai è una sciocchezza. Mediaset non vuole boicottare il canone. Berlusconi sbaglia. Si sta dando delle martellate.“.

Addirittura Confalonieri, uomo indipendente ma dipendente per definizione, parla di errore autolesionistico di Berlusconi. Per caso è impazzito? Ovviamente no, come è ovvio che non sarà certo Silvio Berlusconi a sferrare un attacco alla tassa sul possesso “di apparati atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo“. La ragione è semplice da individuare, quanto poco pubblicizzata. Vero: la Rai ha il canone, ma proprio per questo è sottoposta ad un tetto sulla raccolta pubblicitaria che permette a Mediaset di raccogliere il doppio (2.165 milioni di euro contro 1.092) dagli inserzionisti della tv di stato nel 2008.

Nell’ipotesi fantascientifica che il Canone saltasse salterebbe con lui anche il tetto che tiene elevate le distanze fra i due teorici concorrenti principali del mercato televisivo italiano, non a caso in passato definiti attori di un Duopolio. Certo la Rai rischierebbe di arrivare direttamente al fallimento, ma prima potrebbe competere per la pubblicità “alla pari”, facendo valere i suoi ascolti che non sono certamente la metà di quelli di Mediaset. Basta guardare i dati, sempre nel 2008, quando lo share totale era del 42,2% per la Rai contro il 39,4% per Mediaset.

Alla fine il regio decreto n. 246 del 21 febbraio 1938, o meglio i limiti antitrust che ne conseguono, è un gran favore proprio all’impero televisivo di Cologno Monzese.

Non si tratta poi dell’unico caso in cui Mediaset “ama” la Legge, basta guardare la numero 488 del 23 dicembre 1999 (Governo D’Alema, proprio quel “Massimo” che l’esecutivo Berlusconi vorrebbe far diventare il prossimo ministro degli esteri europeo).

In quel caso, all’interno della consueta lenzuolata natalizia per l’attuazione della Finanziaria venne stabilito nella misura “dell’1% del fatturato” il canone dovuto dalle aziende titolari di concessioni radiotelevisive nazionali. Se quel simbolico 1% diventasse, come per magia, del 10% o del 20% quanto ci rimetterebbe Mediaset?