Francesca Montinaro racconta a TvBlog il mestiere dello scenografo

Francesca Montinaro si definisce una personalità ingombrante che fa un mestiere scomodo. Ecco cosa ha raccontato a TvBlog.

Francesca Montinaro ci accoglie nel suo studio romano tra il quartiere Garbatella e la zona della movida notturna romana del Testaccio, un angolo nascosto e silenzioso dove si progetta quanto poi appare sullo sfondo di molti dei programmi che vediamo, da Sanremo a Piazzapulita.

Proviamo un attimo ad immaginare che non lavori in tv e sei uno spettatore. Cosa era e cosa è adesso la televisione per Francesca sul divano di casa?

La tv prima era un appuntamento importante, un’occasione speciale in cui il telespettatore era come se si preparasse per andare ad incontrare, ad esempio, Corrado. La prima serata tv veniva vissuta come se il presentatore si rivolgesse ad ognuno di noi direttamente come se ci vedesse. Almeno questa era la mia sensazione e quasi ci si preparava col vestito buono, quello appunto delle occasioni. Oggi siamo tutti sbracati ed in ciabatte…cosa è oggi la tv? Beh…sempre uno specchio dei tempi…una rissa continua ed io guardo Netflix…

Quando hai realizzato la scenografia di Sanremo 2013, il famoso fondale strappato, cosa hai proposto alle persone che guardavano?

Proprio uno specchio. Visto che Sanremo è un “gagliardetto italiano” che rappresenta usi e costumi del Paese, ho deciso di interrompere la sequenza di scenografie che non ci rappresentavano. Pensai che l’avrei fatto una sola volta ed avrei parlato a milioni di persone quindi ho rivolto lo specchio al Paese Italia che mi appariva una meraviglia in decadenza, una sorta di monumentale rovina. Se Sanremo è lo specchio del Paese non poteva che riflettere quel che ho disegnato per la sua scenografia in un 2013 dove si sentiva una forte crisi, di tutti i tipi. Una tela strappata.

Quindi noi vediamo il tuo punto di vista sullo sfondo dei programmi  in cui lavori?

Non sono decorativa, cerco di metterci un contenuto. Al di là di Sanremo che è a se stante, lo scenografo in tv per me è un ritrattista che ritrae la personalità del conduttore e lo inserisce in un contesto che include anche il momento storico.

Qualche esempio per capirci?

Nelle Le invasioni barbariche per me Daria Bignardi era la principessa del quadro “San Giorgio ed il drago”. Personaggio non citato nel titolo, la principessa è il vero protagonista della tela, tenendo soavemente al guinzaglio il drago. Corrado Formigli è una delle personalità più forti che ho incontrato in tv, un vero inviato che ti parla quasi entrandoti nello sguardo, avvicinandosi all’interlocutore per sviscerare il miglior racconto possibile: preparai degli enormi schermi con delle proiezioni che dall’alto fronteggiavano gli ospiti. Nella prima puntata di Piazzapulita del 2011, l’allora ministro Castelli si ritrovò davanti l’immagine di una donna che gli urlava disperata “io sto qua sotto la pioggia e tu stai li seduto, ma ti rendi conto”? Balzò letteralmente dalla sedia… Quella cosa lì è Corrado Formigli.

Chiaro, quello che non ho capito è cosa sia  per te la tv oggi?

Il luogo dove la vanità si erge all’ennesima potenza. Venti anni fa, quando ho cominciato, dicevo di non sentirmi una scenografa, ma qualcuno appunto che disegna luoghi emozionali. Oggi che è internet a rivolgersi ai più e non più la tv a farlo, direi che quei luoghi emozionali si sono spostati in quegli spazi interattivi che sempre più spesso ritroviamo nei musei.

Allora cosa è uno scenografo televisivo attualmente?

Uno che ha un ruolo scomodo, che fa spendere troppi soldi per un progetto visionario. Uno che se il programma va bene non ha nessun merito, mentre se va male è colpa sua. Per questo può essere anche ingiustamente escluso, essendo appunto il luogo della vanità assoluta. Per fortuna la tecnologia offre opportunità meravigliose e il domani lo vedo costellato di progetti interattivi, sperando che l’Italia si allinei al resto del mondo.

Tuo marito invece cosa ne pensa del tuo lavoro?

Il mio compagno è una persona meravigliosa, si limita a dire ammiccando che è un crocevia di idee e tensioni creative. Invece il mio ex marito Gregorio Paolini  diceva una cosa molto divertente, riferendosi indirettamente al mio lavoro:  asseriva serioso che eravamo una coppia fantastica, ma avremmo solo dovuto trovarci una moglie.

Prova allora a spiegarlo a tua figlia Nora che ha 12 anni quello che fai.

Hahaha lei è più brava di me, non devo spiegarle nulla se non che il mio lavoro è un modo per piegare la mia creatività in maniera interdisciplinare. Lo scenografo è ingombrante, almeno io vengo considerata tale. Devi farti venire un’idea e realizzarla materialmente, qualcosa di visivo deve diventare reale. Io non racconto l’asino che vola, ma lo immagino e lo costruisco. Inventare, raccontare, disegnare, poi realizzare, non come un direttore della fotografia che deve dire che tipo di luce vuole e poi affittarla: io la luce la devo anche costruire dopo averla immaginata. Le scene non si noleggiano, si devono disegnare e sono tutti prototipi.

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