Daniele Interrante fa bene ad andare contro i reality. E i replicanti

Questa sembra la settimana mondiale dell’incoerenza fatta tv. Platinette che spara a zero sui trans nonostante abbia fatto del trasformismo la chiave del suo successo. Vittorio Sgarbi che dice di preferire il teatro alla tv, pur molto più remunerativa per lui, perché quest’ultima è piena di cretini che lo fanno inalberare. E dulcis in fundo

Questa sembra la settimana mondiale dell’incoerenza fatta tv. Platinette che spara a zero sui trans nonostante abbia fatto del trasformismo la chiave del suo successo. Vittorio Sgarbi che dice di preferire il teatro alla tv, pur molto più remunerativa per lui, perché quest’ultima è piena di cretini che lo fanno inalberare. E dulcis in fundo Daniele Interrante, che ospite all’Italia sul Due rilascia una dichiarazione di quelle fantascientifiche:

“Non è neanche giustificabile che un sacco di giovani lobotomizzati sui divani dicono che vogliono fare le veline o i personaggi da reality”.

Basterebbe poco per puntargli una pistola alla tempia e accusarlo delle peggiori nefandezze, dallo sputare sul piatto da cui ha mangiato al rivendicare una superiorità che non gli appartiene, in quanto ex-tronista. Eppure lui aggiunge con molta onestà, dopo una provocazione di Antonella Boralevi:

“Prima ancora di fare il tronista ho fatto il valletto e non mi facevano neanche parlare. E’ la cultura televisiva di oggi che mi ha spinto a fare questo percorso”.

Detto da un ragazzo che per anni ha incarnato la risposta maschile al velinismo, risultando decisamente superiore allo spogliarellista Costantino in fatto di dialettica e padronanza dell’attualità, fa riflettere. Perché Interrante rappresenta un po’ il mito del buon selvaggio, a voler tirare in ballo Rousseau. Lui non ha recitato il ruolo di Interrante semplicemente perché prima di lui non esisteva e oggi lo identifichiamo come tale, non senza pregiudizi, perché si è posto così dal primo istante senza emulare nessuno.

Lo sta dimostrando il Grande Fratello di quest’anno, fatto di personaggi dichiarati, di concorrenti che guardano il Gf da quando sono piccoli, che hanno studiato un certo modo di rappresentarsi in quel contesto. E’ un esempio Marco Mosca, il diciottenne probabilmente ascrivibile alla categoria dei lobotomizzati sul divano, cresciuti con la voglia di diventare Daniele Interrante da grandi. E a questo punto è illuminante la dichiarazione espressa dal blogger Akille qualche settimana fa sul suo blog:

È una generazione, ormai arrivata alla maggiore età, composta di persone che considerano normale quello che noi (trentenni, ndr) ritenevamo eccezionale e forse disprezzabile.

Ebbene sì, il sottoscritto salva e arriva a rimpiangere quelli come Interrante, a cui si deve soltanto la furbizia di aver cavalcato un’onda nella più totale, almeno iniziale, incoscienza. Fanno bene, quelli come Platinette, Sgarbi e l’ex amichetto di Costa a dissociarsi insomma, perché loro sono “rimasti” in quanto “unici” rispetto agli altri e si sono confrontati con un mercato fatto di cachet e di appeal.

Tutti gli altri sono epigoni, talmente consapevoli del contesto e del loro personaggio da non avere nient’altro da dire. E da non meritarsi, per la loro pochezza, neanche più un briciolo di indignazione.

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