Paolo Frajese, un brontolone di talento

Il giornalista del Tg1, che manca tanto alla televisione di oggi

Paolo Frajese, un brontolone di grande talento

Se scrivo Paolo Frajese su Google, fra tante cose, oggi mi appare anche un annuncio di vendita di un appartamento a Siena, in via Paolo Frajese (Paolo è stato per tanti anni il telecronista del Palio di Siena). Ora per molti Frajese è "solo" il nome di una via, ma lui è stato uno dei giornalisti più bravi, preparati e professionali della storia televisione italiana, della Rai.

Lui era uno dei volti del Tg1 delle ore 20, l'appuntamento istituzionale per antonomasia del giornalismo televisivo italiano. Paolo Frajese, che ci ha lasciato un giorno del mese di giugno di 19 anni fa, è stato uno dei giornalisti più noti ed apprezzati del panorama del giornalismo televisivo nostrano. Entrato giovanissimo al Tg1, dove ha percorso tutte le sue tappe professionali, ne è diventato ben presto il volto, o meglio il mezzobusto, fra i più celebri.

Certamente il suo "pezzo" televisivo più famoso resta quello relativo al rapimento dell'Onorevole Aldo Moro, mentre documentava il luogo tragico dove avvenne, per mano delle Brigate rosse, il sequestro del Presidente della Democrazia Cristiana e l'uccisione degli agenti della sua scorta. Un pezzo televisivo che è rimasto negli annali del giornalismo televisivo italiano, vero esempio per chi vuole intraprendere questo tipo di lavoro, anche oggi.

Frajese però era visto da tutti come conduttore del Tg1 delle ore 20 (ha condotto anche l'edizione delle 13:30 e quella "nuova" di mezza sera). Il suo stile, il suo aplomb quasi britannico facevano in qualche modo a pugni con la sua personalità spiccata che aveva dietro le quinte e durante le riunioni di redazione, dove spesso e volentieri "bacchettava" colleghi più giovani per servizi che ai suoi occhi, quelli cioè di un maestro, non erano fatti bene. Questo suo atteggiamento diretto non lo faceva amare molto dai suoi colleghi e forse questa è stata anche la causa di uno suo rallentamento verso incarichi dirigenziali. Era un uomo ruvido, schietto, che diceva le cose in faccia e con un carattere spigoloso, ma come diceva Ennio Flaiano "Chi ha carattere ha un brutto carattere."

Raccontava lui stesso che fu promosso capo redattore al Tg1 solo perchè veniva promosso Enrico Mentana a questo incarico, quest'ultimo entrato dopo di lui nella redazione del primo telegiornale d'Italia e poi diventò vice direttore ad personam, solo perchè il PDS voleva Roberto Morrione in qualità di vice direttore e Frajese chiese la stessa qualifica, che gli fu concessa solamente "ad personam", altrimenti se ne sarebbe andato.

Insomma un carattere fumantino, non molto facile, per un personaggio di grande talento, uno che il giornalismo televisivo ce l'aveva nel sangue. Gli ultimi anni della sua carriera al Tg1 li visse a Parigi, come corrispondete Rai. La sera prima di mancare, andò a cena con l'allora Presidente Rai Roberto Zaccaria per parlare del suo futuro presso la televisione pubblica. In quei giorni si parlava di un suo possibile passaggio a Mediaset, ma Zaccaria raccontò che nel corso di quella cena uscì fuori tutto l'amore di Frajese per la Rai, amore che avrebbe significato restare presso la tv pubblica per confezionare nuovi programmi e sopratutto per occuparsi di un corso per formare giovani cronisti.

Nel mondo del giornalismo televisivo di oggi Frajese avrebbe ancora molto da insegnare, in un epoca in cui chiunque può prendere un microfono in mano (o una tastiera) e diventare in qualche modo celebre, privilegiando così la propria vanità all'interesse primario che per il giornalista deve essere la notizia, a totale servizio del lettore. Frajese era un grande giornalista che aveva rispetto per il telespettatore, che amava il suo lavoro e la sua Rai, la amava in modo viscerale, la sentiva sua e per questo si arrabbiava molto di fronte a comportamenti quanto meno discutibili da parte di chi, pur lavorando in Rai, svolgeva il proprio compito con superficialità.

Chi c'è oggi in Rai la ama davvero?

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