Game of Thrones, il finale: la forza di una storia che ha reso sudditi i telespettatori

Game of Thrones si chiude con un finale che divide, e con la consapevolezza che ogni buona storia deve essere forte abbastanza da creare dipendenza tra il pubblico

-Attenzione: questo post contiene spoiler sul finale di serie di Game of Thrones-

"Come finisce Game of Thrones?" è ormai una domanda che appartiene al passato. O forse, fa parte di un futuro che non ci è consentito conoscere. Perché il finale di una delle serie tv più viste di sempre chiude capitoli e ne apre altri, stravolge le aspettative dei fan e fa sognare sequel possibili (sulla carta ma, al momento, non sullo schermo), divide ed unisce. Fa, insomma, quello che una buona storia deve saper fare.

Come finisce Game of thrones


Il finale di Game of Thrones ci porta a questa consapevolezza dopo una prima parte che, agli occhi di molti, soprattutto dopo il quinto episodio, sarà risultata scontata: la sete di potere di Daenerys (Emilia Clarke) sembra ormai incontrollabile. Jon (Kit Harington), dopo una sincera conversazione con Tyrion (Peter Dinklage), nel frattempo fatto prigioniero per aver liberato Jaime (Nikolaj Coster-Waldau) ed aver tradito la Regina, deve decidere. Non tra uno o due episodi, ma adesso.

Consapevole che la distruzione di Approdo del Re non può avere giustificazioni, gli resta una sola cosa da fare: sacrificare la sua amata, uccidendola durante un bacio proprio davanti a quel Trono di Spade su cui Dany non è neanche riuscita a sedersi, ma che ha solo toccato. A decretare la sorte di quel Trono sarà Drogon che, in un urlo di dolore nel vedere la propria madre esanime, scaglia tutta la sua furia su di esso, sciogliendolo e, di fatto, dando lui la risposta ad una delle domande-tormentone della serie: sul Trono di Spade, alla fine, non ci si sederà nessuno.

La seconda parte del finale (che è stato scritto diretto dai creatori dello show, David Benioff e D.B. Weiss) abbandona toni epici, rinuncia all'azione e torna all'essenza di quello che è stato Game of Thrones in numerosi episodi delle prime stagioni: dialoghi sul potere e sulla gestione di esso. Così, di fronte ad un Consiglio composto dai Lord e dalle Lady più potenti di Westeros, è proprio Tyrion a tirare le fila, suggerendo e convincendo tutti ad eleggere loro stessi il nuovo Re, facendo il nome di Bran lo Spezzato (Isaac Hempstead Wright). Colui che è diventato il Corvo a Tre Occhi, la preda del Re della Notte, il più piccolo degli Stark è ora il Re di Westeros. La sua prima azione è scegliere Tyrion come Primo Cavaliere, la seconda quella di non condannare a morte Jon, ma farlo entrare nuovamente tra i Guardiani della Notte.

Gli ultimi minuti di Game of Thrones ci danno così una panoramica sul futuro dei Sette Regni: mentre Bran, Tyrion, ed un ristretto gruppo di altri Lord, tra cui Brienne (Gwendoline Christie), Davos (Liam Cunningham) e Sam (John Bradley) si organizzano per la ricostruzione, Sansa (Sophie Turner) ottiene il mantenimento dell'indipendenza del Nord e ne diventa Regina. Arya (Maisie Williams), invece, decide di andare ad esplorare cioè che c'è ad ovest di Westeros e che non è noto a nessuno, a bordo di una nave sulle cui vele trionfa il simbolo degli Stark. Jon, con i Bruti, supera la Barriera e ripopola i territori fino a poco prima occupati dagli Estranei. Un ciuffo d'erba che spunta tra la neve sembra incoraggiante: l'inverno è finito.

"Cosa c'è di più forte al mondo di una buona storia?"


Sarebbe scorretto dire che il finale di Game of Thrones ha riportato il racconto alle sue origini. Dirlo vorrebbe dire ignorare un'ottava stagione che spesso ha premuto sull'acceleratore senza tenere conto di un ritmo a cui si era abituato il pubblico negli anni scorsi. Game of Thrones 8 non si prende tempo, va dritto al punto ed, in certi casi, lascia l'amaro in bocca, come se certe scene (ma siamo onesti, ne intendiamo una in particolare, quella della trasformazione di Dany in Mad Queen) sarebbe dovute arrivare con maggiori spiegazioni.

Eppure, di previsioni, di scene anticipatorie e di frasi sibilline, in passato, ce ne sono state. Non si può dire he questo finale sia stato pensato di recente. Benioff e Weiss sapevano da tempo dove sarebbero andati a parare, e non si sono fatti influenzare. E' il pubblico, piuttosto, ad essere diventato succube della storia, ad aver creduto di poter avere il finale che sperava, ed a rimanere deluso per questo, e non perché uno dei personaggi più amati della serie ha fatto una brutta fine.

"Cosa c'è di più forte al mondo di una buona storia?", dice Tyrion perorando la causa di Bran alla guida di Westeros. Una storia, quando è scritta bene, sa creare dipendenza, sa dividere le opinioni, sa far arrabbiare, se necessario. E Game of Thrones, a ben pensarci, ha fatto tutto ciò nel corso di questi anni: dalla decapitazione di Ned (Sean Bean), alle Nozze Rosse, alla fine di Hodor (Kristian Nairn) o di Jaime e Cersei (Lena Headey), non ci siamo forse arrabbiati, emozionati e divertiti? Ammettiamolo: i veri sudditi di Westeros siamo stati noi.

Un compromesso che cerca un equilibrio


E' sempre Tyrion a dire a Jon, a proposito del suo destino, che è stata "una scelta che non ha fatto felice nessuno, e quindi un buon compromesso". Game of Thrones si chiude con un compromesso, quello di vedere uno dei personaggi più inaspettati prendere il comando, che in fin dei conti va bene a tutti ma che non soddisfa pienamente nessuno.

Altri, invece, saranno rimasti contenti nel vedere Arya intraprendere un altro viaggio verso terre inesplorate (ma che dispiacere non avere uno spin-off tutto su di lei); altri ancora avranno gioito nel sapere che Sansa, dopo tutto quello che ha passato, è finalmente Regina del Nord. A tutti, questo finale ha regalato momenti da incorniciare, compresi quelli più leggeri (Sam -John Bradley-, diventato Gran Maestro, completa il racconto delle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", che però non riservano spazio per Tyrion), cercando un equilibrio imposto dalle aspettative.

Game of Thrones si chiude voltando pagina, ma aprendone un'altra che però non crea frustrazione. Si è chiusa un'era per la Hbo, per la tv e per i telespettatori. Un Regno si conclude, ma il suo racconto sarà leggenda per tutti coloro che vorranno farne parte.

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