Bruno Vespa torna sul contratto: “Pronto a donare 150 mila euro, ma lo faccia anche Santoro”

L’esoso Bruno Vespa torna a farsi sentire sulle pagine de Il Corriere della Sera. Il presentatore televisivo ha scelto, in questi ultimi giorni, l’intelligente e furba via del basso profilo per rispondere alla decisione della propria azienda di “tagliargli” via qualche zero dal contratto. Vespa di qua, Vespa di là: bene ha fatto la Rai,

L’esoso Bruno Vespa torna a farsi sentire sulle pagine de Il Corriere della Sera. Il presentatore televisivo ha scelto, in questi ultimi giorni, l’intelligente e furba via del basso profilo per rispondere alla decisione della propria azienda di “tagliargli” via qualche zero dal contratto. Vespa di qua, Vespa di là: bene ha fatto la Rai, ha suggerito egli stesso, chinando il capo dall’alto dei suoi allori aurei, a patto che anche altri facciano lo stesso.

Eccola qua, allora, svelata la strategia: troppo bello pareva che un soffio di coerenza avesse animato l’Imperatore del Plastico. Sin dall’inizio, Bruno Vespa tratteneva nel gargarozzo un nome che da troppi anni gli agitava i sonni, cioè quello – tra gli altri – di Michele Santoro. L’avversario, il nemico, lo specchio deformante dentro il quale l’autore di Porta a Porta non può fare a meno di specchiarsi, dovendo osservare restituita un’immagine odiata, quella del successo dell’altro, ossia di Annozero, del riscontro mediatico, delle prime pagine dei giornali che lui, Vespa, non riesce più a ottenere con il risalto di un tempo. D’altronde si sa, fare da ufficio stampa al governo è un duro lavoro che qualcuno deve pur sobbarcarsi.

“Il consiglio Rai ha chiesto giustamente un approfondimento. Se si rifanno conti e confronti, qualche piccola limatura tecnica è possibile. Ma vorrei andare oltre. In tempi difficili bisogna essere solidali. Alle opere umanitarie, come è noto, giro ormai quasi per intero i proventi di convegni e dibattiti. Adesso vorrei rinunciare a 150 mila euro all’anno del mio nuovo contratto (600 mila euro in quattro anni) se la Rai utilizzasse questa somma per dieci borse di studio annuali da 15 mila euro l’una per dieci giovani da ammettere, dopo una accurata selezione, a un corso-concorso serissimo come quello che quarant’anni fa portò me e altri trenta colleghi in Rai. Mi piacerebbe, però, che una somma analoga (collettiva, non voglio impoverire nessuno…) la sottoscrivessero anche Santoro, Fazio, Dandini, Bignardi, Annunziata, Floris in modo da raggiungere le venti borse di studio”.

Per carità: onorevole. Perfino luminosa, come idea. Il concetto, però, del “o tutti o nessuno” è pretestuoso, soprattutto perché la polemica del contratto oneroso riguarda lui, al momento, e lui solamente. Pertanto Bruno Vespa bene farebbe a perpetrare il proprio volere filantropico, però da solo, eventualmente, o coinvolgendo gli altri colleghi con l’ars retorica e non con la trappola dialettica del “siamo tutti sulla stessa barca”. La barca non è uguale per tutti, ormai è noto da almeno tre generazioni.

”Sono stati dati numero a sproposito. La base del mio contratto e’ del 2001, sono pagato con il controvalore in lire. Consideriamo 140 puntate, la media degli ultimi anni. Le prime 100 mi vengono pagate 11.878,50 euro lordi ciascuna, le ulteriori 40 10.329, 14 euro lordi. Totale, 1milione 601.016, 40 euro lordi annui (la metà, com’è noto, se ne va in imposte). Con il nuovo contratto, le prime 100 puntate verrebbero compensate con 1milione 300mila euro lordi (13mila l’una) e le ulteriori 40.480 euro lordi (12 mila l’una). Totale 1milione 780mila. Differenza tra vecchio e nuovo contratto 178.963, 40 euro lordi l’anno. L’11,18% in più. Tutto il resto è aleatorio. L’anno prossimo, quando partirà il nuovo contratto, il tasso d’inflazione dell’ultimo decennio sarà del 22%. Dal 2004 di circa il 14%. Dunque?”.

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