Francesca Reviglio: "Ero Benedetta in Centovetrine. Fui scelta da Costanzo, oggi non recito più"

TvBlog per la rubrica TvOff ha intervistato Francesca Reviglio, interprete della piccola Benedetta in Centovetrine: "Fu Costanzo a scegliermi. Da piccola era un gioco, poi mi resi conto di aver saltato delle tappe. Sul set indossavo un casco di protezione, mi chiamavano Calimero"

Una bambina costretta a fare i conti con i ritmi di un adulto. Francesca Reviglio conobbe la notorietà da piccolissima e ora che di anni ne ha quasi ventotto ricorda col sorriso e senza rimpianti il periodo in cui tutta Italia cominciò a riconoscere il suo volto.

Classe 1991, Francesca era Benedetta Monti in Centovetrine, soap opera che dall’8 gennaio 2001 andò ad occupare su Canale 5 la fascia oraria in precedenza coperta da Vivere.

Le riprese iniziarono alla fine del 1999, avevo sette anni e mezzo”, dice la Reviglio a Tvblog. “Prima di allora mi ero già dedicata al doppiaggio dei cartoni e avevo frequentato una scuola di recitazione”.

Alle selezioni partecipò “per curiosità” e si ritrovò al cospetto di Maurizio Costanzo, all’epoca presidente di Mediatrade. “Mi disse: ‘Perché non provi tu? Andresti bene’. Lo feci per divertimento e mi presero”.

Meno divertenti furono gli anni a seguire, con l’attrice costretta a dividersi tra impegni scolastici e set. “Era un incubo. Andavo a scuola a Torino. Terminavo le lezioni un’ora prima e mi recavo a recitare. Tornavo a casa la sera alle undici, facevo i compiti, andavo a dormire e mi risvegliavo alle sei. Così ogni giorno. Era stressante, fu la mia famiglia a consigliarmi di allentare, non riuscivo a dedicarmi alla scuola, ero troppo stanca”.

Gli studios si trovavano a San Giusto Canavese, paesino di 3 mila abitanti alle porte del capoluogo piemontese: “Le esterne erano ancora più impegnative. Recitai in modo continuativo fino al 2006. In seguito diventai guest-star, girai a chiamata per un po’ di tempo, circa quattro volte al mese anziché tutti i giorni. Tornai infine in occasione della puntata del decennale”.

A ripensarci oggi che effetto ti fa?

“Un’esperienza così ti piace quando la prendi come un gioco e da piccola lo era. A un certo punto però mi resi conto che mi ero privata di esperienze che era giusto che vivessi. Ad esempio, non riuscivo ad andare alle feste di compleanno delle mie amiche, una cosa normale per una ragazzina. Da una parte sono felice per aver vissuto una bella avventura, dall’altra sono consapevole di aver saltato delle tappe”.

Ti riconoscevano per strada?

“Il triennio 2001-2004 fu quello di maggiore successo, un boom clamoroso. Vincemmo il Telegatto, gli ascolti erano alti, non me lo aspettavo. Andavo in gita con la scuola e venivo riconosciuta. Era emozionante perché i miei compagni di classe mi proteggevano, si era creato un clima di squadra con loro. Ma non la vivevo serenamente, non era un qualcosa che avevo cercato. Recitavo per provare un’esperienza, non per cercare notorietà. Percepivo una privazione della privacy, sensazione non positiva in un primo momento”.

Quando nel 2011 realizzasti il cameo celebrativo eri diventata grande.

“Sembrerà strano ma ero molto più imbarazzata, non riuscivo a parlare, per me non era più un gioco. Ragionavo in maniera matura, ero seria, riflettevo sulle battute da pronunciare. Da piccola ero più spontanea”.

Con i ritmi frenetici che hai descritto, avevi modo di rivederti in televisione?

“Alle due di pomeriggio in genere eravamo in pausa pranzo. Le ore di attesa potevano essere molte. In quei buchi succedeva di guardare qualche episodio, altrimenti li registravo e li rivedevo il sabato e la domenica a casa con i miei”.

Eri la più piccola del gruppo. Questo comportava qualche limite o privazione?

“Per un periodo il cast venne invitato a Buona Domenica. Essendo minorenne non potevo andare. Servivano delle deleghe, non ricordo bene la prassi, ma tante volte venivo contattata e non potevo presenziare. Inoltre, sempre per il fatto di essere una minore, sul set giravo con un casco da operaio. Venni simpaticamente ribattezzata Calimero".

Che rapporto avevi con i colleghi?

“Avevo un buon rapporto con tutti, eravamo spesso assieme. Mi affezionai molto a Sabrina Marinucci, che interpretava Rosa, ma anche a Clemente Pernarella e Lina Bernardi, che impersonavano mio padre Paolo e mia nonna Sophie. Lina era tra l’altro anche l’actor coach”.

Sei rimasta in contatto con qualche attore?

“Certo, mi sento con molti di loro. Oltre a Sabrina e Clemente, sono in contatto con Anna Stante, amica di famiglia che nella soap era mia madre Beatrice, e con Daniela Fazzolari, con cui ho un bel rapporto. Con gli altri ci scriviamo sui social”.

Spesso i bambini prodigio vengono ‘bruciati’, restando ostaggi del personaggio che hanno interpretato in giovane età. Hai temuto di correre questo rischio?

“Centovetrine non era vincolata al personaggio di Benedetta, non ero al centro della storia. Non ne ero ostaggio, se avessi voluto fare altro non avrei avuto ostacoli. La soap raccontava tante vite”.

Nel 2015 Centovetrine chiuse i battenti con un epilogo burrascoso. Quale fu la tua reazione alla notizia?

“Provai dispiacere, tuttavia non facendo parte del cast da anni non fu uno choc pazzesco. Certamente per gli affezionati è stata una fase triste”.

Hai abbandonato la recitazione da diverso tempo. Di cosa ti occupi oggi?

“Sono tornata in Italia da sei mesi, dopo aver vissuto due anni in Svizzera, sette a Parigi e uno a Londra. Ho un e-commerce e da un anno ho aperto un’agenzia di comunicazione digitale. Mi occupo di marketing. Per quel che riguarda la recitazione sto pensando a progetti rivolti al dietro le quinte, come quello della sceneggiatura cinematografica”.

Cosa guardi in tv?

“Non vedo la televisione, a parte i telegiornali. Sembra assurdo ma in questo periodo della mia vita non ho mai tempo”.

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