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Antonello Piroso a Niente di Personale: la lezione di un giornalismo “lucido”, da Minzolini a Vauro

Antonello Piroso e il suo Niente di Personale arrivano colpevolmente “in ritardo” su queste pagine, vista la difficoltà di commentare tempestivamente l’ampia proposta televisiva di inizio garanzia. Tolta questa premessa, i termini usati dal sottoscritto verso il giornalista in questione saranno – ancora una volta – ampiamente lusinghieri. Piroso è dal 2006 direttore responsabile dell’intera



piroso minzolini

Antonello Piroso e il suo Niente di Personale arrivano colpevolmente “in ritardo” su queste pagine, vista la difficoltà di commentare tempestivamente l’ampia proposta televisiva di inizio garanzia. Tolta questa premessa, i termini usati dal sottoscritto verso il giornalista in questione saranno – ancora una volta – ampiamente lusinghieri. Piroso è dal 2006 direttore responsabile dell’intera informazione di La7, una rete che si è cucito addosso e in cui ha potuto “saggiamente” spadroneggiare sia nelle vesti dirigenziali che di conduttore.

Omnibus, nonostante sia un contenitore mattutino modesto rispetto all’offerta delle grandi generaliste, rappresenta per Piroso l’orgoglio più grande, la creatura storica che gli sta tanto a cuore e che non cessa mai di sostenere in prima persona. Non è un caso che Niente di personale, erede ormai consolidato de Le invasioni barbariche della Bignardi, sia nato da una costola della morning news di La7.

Proprio nella prima puntata della nuova edizione Piroso si è distinto per un condivisibile pistolotto alla critica televisiva, che ha tacciato l’informazione tv di essere chiusa per ferie, nessuno escluso. In quell’occasione Piroso ha fatto il nome di Dipollina (grande firma di Repubblica) che, per quanto da lui profondamente stimato, se ne andava lui stesso in vacanza “bucando” le fatiche di Omnibus estate, costantemente di guardia per sopperire alle lacune del giornalismo estivo.

Caratteristica particolare di Niente di personale è diventato, infatti, il lungo editoriale introduttivo, una sorta di retrospettiva lucida e ragionata sui principali fatti della settimana. Piroso si fa apprezzare per la capacità di non cedere al livore dei più militanti colleghi, quasi che l’unico modo per essere dei bravi giornalisti sia dire la cosa politicamente scorretta al momento giusto, oltre che lanciare invettive a raffica. Con una grande onestà intellettuale, invece, il conduttore non risparmia nessuno, distinguendo con buonsenso i fatti dalle opinioni e ricordando al telespettatore che anche i guru più riottosi perdono di strada, a volte, la ricerca disinteressata della verità.

piroso niente di personale Vari gli esempi concreti addotti, che dimostrano il suo essere del tutto al di sopra delle parti. Ad esempio si discute del caso di Mario Prignano, cronista parlamentare di Libero, che ha avuto un’offerta di lavoro dal direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Il sindacato dei giornalisti Rai avrebbe rifiutato questa assunzione perché il giornalista viene dalle fila di Libero, testata che ha istigato i lettori a non pagare il canone Rai con tutto il polverone annesso e connesso. Piroso fa notare la singolarità bipartisan della questione:

“C’è chi sostiene, invece, che abolire il canone sia di sinistra. Inviterei a riflettere che la battaglia per la cancellazione di questa tassa, caldeggiata secondo alcuni dalla destra politica, viene caldeggiata anche da qualcuno della sinistra”.

E poi continua su Minzolini:

“Devo anche dire che ho assistito con molta curiosità, da direttore nei confronti di altri direttori, al dibattito che si è scatenato su Minzolini. Innanzitutto, il direttore lo fa ciascuno nel modo in cui lo sa fare, ci mette la sua faccia e la sua responsabilità. Sandro Curzi al Tg3, da grande giornalista che era, lo faceva da direttore di TeleKabul e faceva i suoi editoriali, certificati dall’articolo 6 del Contratto nazionale di lavoro. Poi si può essere d’accordo o meno, li si può ritenere sgradevoli, inopportuni, inappropriati, ma non è che non li si possa fare. Quindi, Augusto Minzolini e tutti noi possiamo esprimere un punto di vista che è un punto di vista della testata giornalistica che dirigiamo, nel rispetto del patto fiduciario con l’azienda che ci ha ingaggiato”.

E poi cita, ci perdonerete l’enorme abuso di virgolettati ma con i bravi giornalisti è preferibile la testimonianza diretta, un curioso aneddoto della sua carriera giornalistica:

“Qualche anno fa collaboravo a Cuore, rivista satirica diretta da Michele Serra. In un’edizione del 1992 feci la proposta di una radiografia del Tg1. La Rai è sempre stata oggetto degli appetiti di tutti, tutti, tutti i partiti politici. Le assunzioni a Viale Mazzini rispondono costantemente a criteri di sintonia con il governo. Con dati pubblici, non era una schedatura, feci una radiografia di tutti i giornalisti: sia lodato Democristo, la mappa autentica degli affiliati al Tg1. Non ha ricevuto una querela, una citazione per anni né una smentita o richiesta di rettifica”.

A questo punto, senza fare l’Emilio Fede della situazione, sia ben chiaro, Piroso fa notare che qualcuno della sinistra “calda” è un po’ troppo permaloso e poco disposto ad accettare il confronto:

“Ho appreso che Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex-parlamentare del Partito Democratico, è stato invitato a presentarsi in giudizio da Vauro, che è una persona che stimo, infatti è venuto a La7, che è la casa di tutti, a presentare le sue iniziative editoriali che ha fatto per Emergency con Strada, fa delle bellissime vignette, poi uno può ridere su alcune, non ridere su altre, trovare sgradevoli altre vignette. Cosa ha fatto? Si è permesso di dire che una vignetta fatta su un parlamentare ebreo del Popolo della Libertà non gli era piaciuta. Lui lo ha citato perché si è sentito accusato di antisemitismo. Mi auguro che i due abbiano occasione di parlarsi. Quando ci si parla si viene a capo di molte cose, poi se si preferiscono gli slogan ripetiamo l’espressione da orticaria che siamo in presenza di un regime”.

E qui, degna di un perfetto retore, arriva la chiosa:

“C’è stata una manifestazione in nome della libertà di stampa. Per essere un regime perde qualche scheggia, se il Lodo Alfano è stato giudicato illeggittimo. Esprimo la mia solidarietà al Presidente della Repubblica, che viene criticato dal capo del Governo ma anche da Di Pietro. E’ l’unico capo di stato che scontenta tutti e quindi fa bene il suo lavoro”.

Piroso non si è sottratto anche dal citare, doverosamente, una giornalista russa che ha perso la vita per difendere la libertà di stampa: Anna Politkovskaya, uccisa il 7 ottobre del 2006 per la sua scomoda inchiesta su Putin.

Quando si dice, un monologo assolutamente piacevole e autorevole insieme, da chi ha vissuto il giornalismo da osservatore attento e poi da comprimario, non forzatamente in prima linea.

Antonello Piroso meriterebbe di sicuro l’occasione di “farsi vedere” di più e avere una maggior voce in capitolo. E, diciamola tutta, sarebbe stato lui l’erede perfetto di Enrico Mentana alla guida di Matrix, visti i suoi trascorsi da autore televisivo che lo rendono un ottimo esperto del mezzo. Ma chi glielo fare? La7 è casa sua e i telespettatori affezionati alla rete gli devono un’informazione seria a costo zero. Specialmente se ci dispensa una lezione di giornalismo quanto mai necessaria:

“E’ sempre facile tra colleghi mettersi a fare la morale. Mi piacerebbe che si osservassero sani criteri di equilibrio e di calma”.

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