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Roberta Cardarelli: “Lasciai Mediaset con un contratto a tempo indeterminato e mi diedero della pazza. Ora produco serie tv”

TvBlog per la rubrica TvOff ha intervistato Roberta Cardarelli. Ex mezzobusto di Studio Aperto, oggi produce serie tv: “Mi dimisi da Mediaset, avevo un contratto indeterminato e mi diedero della pazza. Avevo voglia di creare una mia realtà. Tornare? Non escludo nulla”

Dalla televisione non se ne è mai andata, piuttosto ha mutato il punto di osservazione. Se prima Roberta Cardarelli era quotidianamente sotto i riflettori, oggi preferisce l’ombra del dietro le quinte.

Mezzobusto di Studio Aperto nella seconda metà degli anni novanta, era una delle giornaliste più amate ed apprezzate dal pubblico, che all’improvviso non ha più saputo nulla di lei.

Avevo un contratto a tempo indeterminato, ma il 31 maggio del 2001 diedi le dimissioni da Mediaset“, racconta a TvBlog. “Mi diedero della pazza, fu una scelta di vita criticata da molti, in Italia una mossa del genere non viene concepita, è rarissima. Ero super tutelata e ben pagata, senza dimenticare che chi fa il conduttore non mollerebbe mai il suo posto. Quella decisione fu tuttavia una conseguenza del mio carattere. Ho sempre avuto bisogno di stimoli nuovi e in quel momento si era presentata un’occasione”.

L’occasione si chiamava Paypermoon, realtà con la quale cominciò ad occuparsi di ideazione e produzione di serie televisive. Da Raccontami a Questo nostro amore, ha realizzato molte fiction per la Rai, fino al 2015, quando si è dimessa da amministratore delegato liquidando le proprie quote. “Lasciata la Paypermoon ho creato The Quid Finder, una società di coaching e consulenza. Pure questa è un’esperienza conclusa, seppur non formalmente”.

La nuova svolta l’anno scorso, con la nascita di Blackbox Multimedia, società per la creazione, produzione e distribuzione di contenuti televisivi rivolta ad un mercato internazionale:

Paypermoon produceva in italiano, con attori e registi italiani. Qui scriviamo in inglese, abbiamo una visione internazionale. Selezioniamo progetti e serie per la televisione. In Italia attualmente abbiamo contatti solo con la Rai, mentre nel resto del mondo parliamo con tutti, da Amazon a Netflix, alla Bbc, solo per citarne alcuni”.

Tra l’esperienza a Studio Aperto e il lavoro di produzione ci fu la breve avventura a La7, dove sbarcasti proprio in occasione della sua fondazione.

“Il passaggio a La7 era funzionale alla mia trasformazione. Paypermoon stava nascendo e la creazione del progetto fu possibile anche grazie a quel lavoro. Conducevo Extreme, il produttore era lo stesso di Real Tv. Registravo un sacco di puntate al giorno, per il resto ero libera”.

Da quanto tempo stavi maturando l’addio?

“Da un pezzo. In seguito mi è capitato di rileggere alcune mie interviste rilasciate in precedenza e già dieci mesi prima ero stufa; rivelavo di avere voglia di creare una mia realtà, dei contenitori di idee”.

Ti manca il giornalismo?

“Mi manca come idea, come concetto astratto. Il giornalismo è stato da sempre la mia passione, ma non mi manca mai niente di ciò che ho fatto”.

Sei rimasta nel cuore degli spettatori. Magari non ricordano il tuo nome, ma il volto è rimasto impresso nella memoria. Come te lo spieghi?

“Capita tuttora che mi fermino e resto davvero stupita. Sono passati molti anni dal mio abbandono, non me lo so spiegare. Sono felice di aver lasciato un segno, non lo nego. Forse di me è passata l’autenticità, o probabilmente la risposta è più banale: un viso televisivo che funziona resta più di uno che funziona meno”.

Sei passata dall’andare in onda tutti i giorni a lavorare lontana dai riflettori. Hai provato sollievo o è esistito il timore di essere dimenticata dalla gente? 

“Amo le novità, quindi quasi non ci penso più. Tieni inoltre conto che io sono molto timida e un po’ di sollievo l’ho provato. Stare dietro le quinte per un periodo va bene, poi nella vita non si sa mai. In seguito all’abbandono non mi sono mai trovata a dire ‘avrei voluto fare quel determinato programma’. La qualità televisiva in questi anni non mi sembra aumentata, in questo forse sono stata facilitata”.

Che parere hai della televisione di oggi?

“Mediaset mi sembra ferma da anni. Per quanto riguarda la Rai, con Eleonora Andreatta alla guida della fiction si stanno realizzando buoni prodotti”.

Che momento è per le serie tv?

“Ci sono tante piattaforme, dunque tanta richiesta. Il momento è effervescente, frizzante, interessante. Anche l’Italia se ne sta rendendo conto, nonostante sia indietro da molti punti di vista. In una serie inglese o americana trovi una qualità di regia e sceneggiatura di un altro livello”.

C’è una produzione italiana che ti è particolarmente piaciuta di recente?

“Ho adorato The Young Pope. L’ho trovata raffinata e sublime, con un’ottima scrittura e bravissimi attori, regia e inquadrature eccellenti. Anche Gomorra mi piace molto. La fiction sta migliorando a tutti i livelli; c’è una tale concorrenza che è inevitabile. Tutti stanno crescendo perché c’è mercato”.

Che idea hanno di noi all’estero?

“Si stanno incuriosendo. L’Italia affascina come luogo per girare e soggetti da sviluppare. Noto dell’interesse. Qualcosa sta cambiando, non chiedono più di vedere il solito Paese fatto di mafia e camorra, pretendono anche dell’altro. Basti pensare a I Diavoli, nuova serie in fase di realizzazione che sarà incentrata su storie di finanza e potere”.

Potresti tornare un giorno davanti alle telecamere?

“Nessuno me l’ha mai chiesto. Dipende cosa devo andare a fare. Se mi chiamano per parlare di Blackbox perché no? Non escludo nulla nella vita, nemmeno di tornare a fare una trasmissione. Ma deve accadere al momento giusto, con le persone giuste. Per me è importante il gruppo di lavoro. Amo lavorare con amici e persone che mi piacciono”.