• Tv

TV, VENEZIA E DINTORNI (7): MIKE SUL RED CARPET

Mike non era il prototipo dello Yes Man. Era un uomo di spettacolo e anche di cinema. Nel giorno della morte- una morte che ha sopreso tutti poichè Mike andava ancor a turbo con Fiorello- la trasmissione della radio dedicata al cinema “Hollywood Party”, in onda da Venezia, ha svolto un breve,[…]

di

Mike non era il prototipo dello Yes Man. Era un uomo di spettacolo e anche di cinema. Nel giorno della morte- una morte che ha sopreso tutti poichè Mike andava ancor a turbo con Fiorello- la trasmissione della radio dedicata al cinema “Hollywood Party”, in onda da Venezia, ha svolto un breve, sincero ed efficace ricordo del superpresentatore di telequiz. Lo ha fatto com’è nel suo stile, ricordando il ruolo che Mike ha avuto nella settima arte, quasi sempre in commedie sparite anche nel ricordo.
Sette pellicole hanno contato gli amici di “Hollywood Party”, tra le quali, cito a memoria, “Ragazze d’oggi”, “La vita a volte è molto dura”, “Motivo in maschera”; per me, e forse per molti, reperti sconosciuti. Sono stati citati poi film in cui Mike compare nelle sue vesti di presentatore, quali “Totò lascia o raddoppia” e “C’eravamo tanto amati”. Ma non mi pare che sia stata menzionata la sua presenza, che ho desunto da qualche parte ma non nelle enciclopedie, in “Il giudizio universale” di Vittorio De Sica, nel quale Mike fa ancora se stesso.
“Il giudizio universale”, che non ebbe alcun successo, è un film curioso. Vi si immagina che una voce potente (del tenore Nicola Rossi Lemeni) annunci il giorno del giudizio definitivo per l’umanità. Un’umanità presentata da De Sica, che è anche interprete, e composta da attori come Sordi, Gassman, Manfredi, Mangano, Stoppa e dagli stranieri Jack Palance e Lino Ventura, più infiniti altri. Fra costoro, appunto, Mike. Non ho memoria nè immagini a portata di mano per stabilire cosa fa realmente Mike(pare se stesso) in questa pellicola che i critici definirono “deludente e inconcludente”. Sarà. A volte, rivedendo, le cose cambiano.
Resta però un fatto. Il film è del 1961. Mike è in onda dal ‘54 e nel ‘57 esplose con i quiz. In quegli anni, il giovedì, chiudevano le sale cinematografiche per la insopportabilità e invadenza della tv; anzi, le sale stesse collocavano grandi televisori (non c’era il plasma) per consentire al pubblico di assistere alle performance di Mike e dei suoi concorrenti nei quiz. Poi, la tv si ridimensionò e tornò nei ranghi, e il cinema riprese la sua strada, senza Mike.
Non ci fu il “giudizio universale” almeno per il presentatore che continuò imperterrito la carriera fino agli spot con Fiorello, l’ultima e forse la più vera interpretazione di quel che era veramente: un clown. Una sorta di strano clown sempre ben pettinato, vestito con ordine, misurato nei modi, capace di ironia.
Non più il prototipo dello Yes Man, come scrisse proprio all’inizio degli anni 60 Umberto Eco nel suo “Diario minimo”, che si lasciò ingannare dalle apparenze e non intuì che nel successo di un garbato presentatore come Mike si poteva leggere la voglia di piacere, e cioè di fare sempre e comunque il clown per il suo pubblico, per il pubblico qualunque esso sia, indossando stirati abiti borghesi e lasciando in camerino il naso rosso a patata e la giacca a pois.
In nome più che dei film dove fa l’attore (?), vale la pena di sottolineare adesso il Mike clown dall’aspetto perbene e dalle ambizioni di brace tenute sotto la cenere. Un personaggio della tv degno di sfilare sul red carpet dello spettacolo, cinema compreso, perchè si è guadagnato il paradiso (?) con pazienza, in mezzo a critiche e a sfottò, ottenendo sulla terra un unanime, universale giudizio ok. A distanza di tempo.
Italo Moscati

I Video di TvBlog