Genova, sfollati contro le telecamere: "Ora basta!"

Lo sfogo in diretta su La7 nel giorno dei funerali di Stato delle vittime del crollo del viadotto Morandi.

Polemica, rabbia, dolore, stanchezza, esasperazione, partecipazione: c'è tutto nell'incidente - chiamiamolo così - occorso questa mattina in diretta tv a Omnibus (qui la puntata integrale, che si può rivedere sul sito de La7). L'inviato Paolo Colombo era in collegamento dalla zona rossa per documentare la situazione degli sfollati a 4 giorni dal crollo del ponte Morandi a Genova quando un ragazzo gli ha chiesto a gran voce di non essere ripreso e gli urlato di andar via.

La diretta è continuata, con l'operatore che ha stretto l'inquadratura sull'inviato, ma per poco: il ragazzo ha raggiunto la telecamera e ha cercato di oscurarla. La tensione sale, la regia stacca in studio mentre si sente Colombo dire "Sono di Certosa, sono di Certosa", cercando una comunione nell'appartenenza alla stessa città. Una precisazione che vuole essere  una rassicurazione, una garanzia di non morbosità ma di partecipazione.

Il diverbio continua fuori dalla diretta, ma ha anche una ricomposizione. Lo racconta lo stesso inviato, ripresa la linea. Lo fa con la voce rotta, spiegando di essersi spiegato con chi era scattato contro di lui, spiegando che tutto si è sciolto in un abbraccio. E la commozione si fa sentire, anche nella diretta del funerale, con Guy Chiappaventi che non riesce a far andare dritta la cronaca nel ricordare il lungo applauso per il piccolo Samuele, 8 anni, e il ritrovamento di Kristel, 9 anni, morti sotto il ponte mentre andavano in vacanza con i genitori.

 

Ma torniamo a Omnibus. In questo 'incidente' sembra racchiudersi simbolicamente parte almeno dello strazio di questi giorni, dell'esasperazione di chi non sa come sarà il proprio futuro e l'onnipresenza di chi cerca di riempire ore di diretta. Paradossale che sia toccato proprio a un inviato di La7, i più misurati a trattare quanto successo un po' per linea editoriale e forse un po' anche per Ferragosto. Ma è anche il segnale di una sempre crescente tendenza a riempire il vuoto, a prescindere: le tante dirette in questi quattro giorni lo dimostrano. E richiedono una riflessione.

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