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Gianburrasca & Co, il Leghista e l’importanza di chiamarsi Ernesto…

L’anno scorso, proprio in questi giorni, scrivevo qui una lettera aperta a Ernesto Galli della Loggia, dopo aver letto un suo articolo sul “Corriere”. Il tema era quello del cinema italiano di oggi per molti versi incapace di stare al livello del cinema italiano di ieri. Gli davo ragione. E spostavo[…]

L’anno scorso, proprio in questi giorni, scrivevo qui una lettera aperta a Ernesto Galli della Loggia, dopo aver letto un suo articolo sul “Corriere”. Il tema era quello del cinema italiano di oggi per molti versi incapace di stare al livello del cinema italiano di ieri. Gli davo ragione. E spostavo il tema dal cinema alla fiction tv che, nonostante tentativi e successi, fallimenti e promesse da marinai, non sembra in grado di uscire da una mediocrità e da una ripetitività malate, veri e propri baluardi contro l’innovazione, sia pure relativa, seh, e contro un più convincente sviluppo di argomenti, situazioni, personaggi.

Queste carenze, nella fiction, le si riscontra anche nei programmi storici delle tv italiane. Ce ne sono dei belli, bellissimi, aggiornati nei ritmi e nel linguaggio, tempestivi; ma l’insieme risulta spesso disordinata, casuale, dipendente dalle commemorazioni un tanto al chilo e dal gioco malinconico e torpido delle memorie cucinate in salmì, oltre che da un inseguimento degli anniversari di fatti quasi sempre di cronaca, dei grovigli ideologico-terroristi, dagli enigmi cucinati allo spiedo (nel senso di una infinità di spiedini senza sapore). E’ un’altra questione delicata.

Questa premessa per dire che qui voglio fare un breve accenno ad essa, partendo da un doppio intervento sul “Corriere” del 19 agosto.Il primo di un leghista, uno studente di storia che torna su un articolo di Ernesto Galli della Loggia (rieccolo) in cui Ernesto, sempre sul “Corriere”, denunciava insufficienze e gravi storture nel programma per i Centocinquanta anni dall’Unità d’Italia. Tema che non sembra fregare (importare) a nessuno o meglio solo a qualcuno nel disinteresse e del disamore generali.

Non posso che riassumere i due interventi. Matteo Lazzaro, leghista,non ama Risorgimento e Unità; e subito spiega le sue ragioni per cui non condividew atteggiamenti incapaci di risolvere i rapporti Sud-Nord, il centralismo romano che ha ingannato il Sud, mettendosi alla mercè di una classe politica in ritardo e piagnona, come minimo. Della Loggia non nega , anzi, che questa seconda parte dell’intervento di Matteo contenga giuste prese di posizioni, però mette in guardia sulle ragioni che spingono, hanno spinto scarsa conoscenza e povertà di insegnamenti educati, meno generici e retorici.

Ecco: sono qui per dire che condivido le parole di Della Loggia quando dice che ha quasi sempre delle ragioni chi non ha ragione. E quando aggiunge che siamo giunti dove siamo giunti per un disastro educativo prodotto negli ultimi decenni per vari motivi, su cui non voglio dilungarmi. Troppo spesso la storia è stata presentata in modo inverosimile,imprigionata di negatività, violenza, imbrogli e sopraffazioni. Colpa della scuola ma anche delle tv, dico io. Basta guardarle, l’ho fatto, lo sto facendo. Non voglio però sparare ad alzo zero, non sarebbe giusto. Penso che ci sia bisogno di uscire, soprattutto per la storia, dagli incantamenti (nazismo, fascismo) e dalla improvvisazione.

Mi ci sto provando. Dopo le dieci puntate di “Adolescenti” (la loro storia dai primi del Novecento ad oggi) alle quattro puntate di “Donne & Donne”” (donne famose e donne come tante) per la “Storia siamo noi”, adesso ritento con la puntata di “La Grande storia” di Rai 3, venerdì 21 agosto, alle 21.10, 113 minuti. Un film doc costruito appunto come un film: la storia lunga, che continua, di tutti coloro che sono usciti di casa presi per mano dai genitori per il loro primo giorno di scuola e hanno continuato, fino ai giorni nostri, da “Cuore” a “Grease” a “Notte prima degli esami” a “Twilight”, a tessere i fili della vita dal primo all’ultimo giorno di scuola, dal grembiule al fiocco, dal cestino alle merendine. Insomma, come ho detto, ci provo.

Sento il bisogno, e lo sento intorno a me, di raccontare una storia, anzi storie lunghe, per capire meglio e non finire in mano agli spocchiosi, superficiali costruttori di una storia che esiste solo nei loro miopi desideri. A VENERDI’ ore 21.10 su RAI 3. Mi saprete dire. Vi attendo, vi attendiamo.E spero che davanti al televisore ci saranno Matteo il Leghista ed Ernesto, ovvero l’ Importanta di chiamarsi Ernesto.
Italo Moscati

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