E' svanita la felicità. I motivi dell'insuccesso della fiction di Raiuno

Qualcosa è cambiato in 'E' arrivata la felicità', nella trama e negli spettatori. Il problema prioritario sta proprio nella felicità. Agognata, inseguita, raggiunta e poi svanita. La seconda stagione difficilmente strappa un sorriso

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Quando il 17 dicembre 2015 andò in onda l’ultimo episodio di E’ arrivata la felicità, la richiesta di un bis fu corale. Tutti concordi nel promuovere una fiction che aveva avuto il grande merito di riportare su Raiuno un linguaggio moderno e una scrittura originale.

Gli ascolti erano stati discreti, non eccellenti. Eppure la capacità di tenere testa al Grande Fratello (quello tradizionale) e di conquistare un pubblico giovane spesso estraneo alla prima rete era bastato a far scattare il brindisi.

Passati due anni, arriva il seguito. Ma qualcosa sembra essere cambiato, nella trama e negli spettatori. Il problema prioritario sta proprio nella felicità. Agognata, inseguita, raggiunta. E poi svanita. La seconda stagione difficilmente strappa un sorriso, lasciando il campo allo spaesamento e al rimpianto dei tempi che furono.

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A livello narrativo la spiegazione potrebbe rintanarsi in un concetto apparentemente banale: la nascita di una love story offre molti più spunti rispetto alla sua conservazione. Era già accaduto in Tutti pazzi per amore, altra creatura di Ivan Cotroneo dove la ‘stabilizzazione’ dei personaggi aveva costretto gli sceneggiatori a voli pindarici a tratti azzardati.

Qui a mutare è proprio il clima. Spensierato e sopra le righe all’esordio, piatto, senza guizzi e quasi malinconico nel sequel. La testa pelata di Angelica, personaggio interpretato da Claudia Pandolfi chiamato a combattere la sua guerra contro il cancro, vuole trasmettere speranza allo spettatore. E’ difficile però divertirsi quando la protagonista è costretta a fare i conti con gli effetti della chemioterapia.

L’intento, sia chiaro, vuole essere costruttivo. Il punto di rottura tra presente e passato è tuttavia netto, traumatico. Chi non aveva guardato la prima stagione non ha colto per nulla lo spirito rivoluzionario e ironico degli albori. Chi invece l’aveva apprezzata ha registrato una netta metamorfosi.

Nel primo atto di E’ arrivata la felicità tutto girò attorno ad Angelica ed Orlando (Santamaria). Vedova lei, separato lui. Distanti anni luce ma uniti dalla passione per il tango, rifugio segreto per entrambi e filo conduttore di una storia che lasciava al contempo spazio ai caratteristi.

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C’era Lunetta Savino, mamma bacchettona di Angelica tutta casa e chiesa che si rifiuta di accettare l’omosessualità dell’altra figlia, e c’era soprattutto Edwige Fenech che, assieme a Massimo Wertmuller, dava vita alla spassosissima coppia ‘sinistrorsa’ e radical chic che in realtà nascondeva ipocrisia e animo coatto. Se la figura della Savino – 'umanizzata' e in crisi spirituale - ha subìto un ridimensionamento, con la scomparsa dai radar dell’attrice francese si è perduta una forte spinta comica che ha inevitabilmente esaurito pure il ruolo di Wertmuller, divenuto trasparente e sconnesso dal contesto.

I quattordici episodi rimanenti non verranno più trasmessi in prima serata su Raiuno, bensì alla domenica pomeriggio, 'a sandwich' tra Domenica In e L’Eredità. Una retrocessione che, in un primo momento, avrebbe dovuto prevedere un trasloco sulla seconda rete nel prime time del sabato. Scenario che, oltre a generare concorrenza interna a Ballando con le stelle, avrebbe comportato un’umiliazione sinceramente immeritata.

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