Social House, theShow a Blogo: “L’obiettivo era fare qualcosa di socialmente utile tramite i social. Marzullo? Ce l’hanno imposto!” (VIDEO)

L’intervista di TvBlog alla coppia di youtuber.

Dal 15 novembre 2017, in prima serata su Rai 4, va in onda Social House, l’esperimento sociale che coniuga social network, racconto televisivo, intrattenimento e impegno sociale, con i theShow ossia Alessandro Tenace e Alessio Stigliano.

In occasione della conferenza stampa di presentazione del programma, TvBlog ha intervistato i protagonisti, i theShow.

Alessio ha parlato dell’obiettivo principale di questo esperimento sociale:

Il primo obiettivo era quello di finire la casa! Il secondo obiettivo, invece, era quello di fare un programma che avesse un messaggio di fondo, fare qualcosa di socialmente utile attraverso i social.

Alessandro ha proseguito, svelando i propri dubbi personali all’inizio del progetto:

All’inizio, temevo non funzionasse. Ero preoccupato, il progetto mi piaceva fin dall’inizio ma io ho sollevato dei dubbi. Non c’era la convinzione di farcela. Ma già dal primo giorno, ci fu una gran risposta. Il dato che ci ha sorpreso di più riguarda le persone che sono venute da noi, sacrificando il loro tempo libero.

Per quanto riguarda gli aiuti che i theShow hanno ricevuto, Alessio ha svelato qual è stato il più originale:

Eravamo in uno stato pietoso, macerie ovunque, una ragazza ci portò un tagliamela! Una cosa totalmente inutile!

Parlando di persone, invece, Alessandro ha citato un ragazzo su tutti, Andrea:

C’è stato anche un ragazzo, Andrea, che ci ha portato se stesso per giorni e giorni, diventando quasi un “capo-cantiere”.

I theShow hanno parlato anche della presenza nel programma di Gigi Marzullo:

Alessio: Marzullo ce l’hanno imposto! L’abbiamo trovato! E’ lui che ha scelto noi!

Alessandro: Ci svegliamo di notte con le sue domande, noi abbiamo provato a fare finta di niente!

I theShow, infine, hanno parlato del loro rapporto con la definizione “youtuber“:

Noi ci siamo sempre definiti creatore di contenuti, non youtuber. Abbiamo questa necessità di creare e abbiamo trovato in Youtube il mezzo migliore per noi. Se ci danno altri spazi per esprimere la nostra creatività, noi non vediamo l’ora di farlo. Pensare allo youtuber come al ragazzino in cameretta davanti al proprio pc, è banalizzare. Ogni cosa ha le proprie sfaccettature. Questo programma è stata un’occasione per dimostrare che il lavoro on line non è solo virtuale, non è “fuffa”.

Per le dichiarazioni complete, c’è il video a disposizione.