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IL VOSTRO, IL NOSTRO APPEAL : GRATI ALLA TV?

“La realtà è meno incisiva della brillantezza: questa sensazione che viene dal teleschermo si ripercuote nel nostro quotidiano. Non si tratta più del quarto d’ora di notorietà preconizzato da Andy Warhol; si tratta di ‘preparare’ la propria vita per adeguarla ai canono della narrabilità[…]

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“La realtà è meno incisiva della brillantezza: questa sensazione che viene dal teleschermo si ripercuote nel nostro quotidiano. Non si tratta più del quarto d’ora di notorietà preconizzato da Andy Warhol; si tratta di ‘preparare’ la propria vita per adeguarla ai canono della narrabilità televisiva, o per renderla appetibile su You Tube. Renderla strana,eccessiva, conferirle come minimo l’ appeal della sfiga esemplare, della vittima che più vittima non si può”. Sono parole scritte da Walter Siti, bravo scrittore e neocritico tv per “La Stampa” di domenica 5 luglio.
Di rado ho letto parole così dirette, significative, centrate come queste. La tv. La brillantezza, a qualsiasi costo, per trasformare la vita, i gesti, le voci, gli atteggiamenti in veri e propri “casi” televisivi. Una preparazione per adeguarsi ai canoni della narrativa corrente delle tv, la narrabilità, ovvero il modello offerto e praticato dalle tv. Siti ci aiuta ad uscire dal generico. Dalle critiche spesso di maniera,selvagge, retoriche, astratte;e comunque incapaci di vedere come stanno le cose. Ci voleva uno scrittore come Siti- da leggere, non mi stancherò di ripeterlo, “Tanti paradisi” sui retroscena dei piccoli schermi- per entrare in una dimensione credibile, anzi acuta di analisi e di giudizio.
Parole che sottoscrivo in pieno, se non altro perchè nelle puntate di “Viziati 3″- questa sera in onda alle 23.40 su Rai3 la quarta tappa di un viaggio che durerà fino ad agosto inoltrato- il mio tentativo, il mio intento coincide: dimostrare, in chiave spettacolare, che il quarto d’ora di celebrità preconizzat da Warhol è roba di ieri, o meglio dell’altro ieri, e che a sostituirlo ci sono le ore, i giorni, i mesi, gli anni in cui le tv allestiscono il nostro futuro, i nostri futuri, creando, anzi ri-creando il mondo a loro piacimento. E noi saremmo o siamo i pesciolini che cadono nelle loro reti. Siti non fa del moralismo- quello tipico di molti giornalisti o critici rimasti fermi a vecchi schemi interpretativi- ma propone di considerare che tutti “cresciamo” (siamo “allevati”) in una confusa strategia di formazione nella quale c’è soprattutto una possibilità: adeguarsi per avere “appeal”.
Ecco il punto. C’è chi non può vivere senza “appeal” (certi politici, certi intellettuali, certi conduttori, certe veline, certi paparazzi, etc) e chi può farne a meno. Per fortuna esistono persone e programmi radiotv che cercano un’altra “brillantezza” non meno, come dire, brillante: quella della intelligenza, della misura, della pazienza.
Italo Moscati