L'addio di Antonio Campo Dall'Orto in una lettera ai dipendenti Rai

Il commiato del direttore generale della Rai

Se addio deve essere che addio sia. Così forse avrà pensato e detto Antonio Campo Dall'Orto quando gli eventi lo hanno messo di fronte ad un muro. Il muro è l'attuale Consiglio di amministrazione della Rai, che gli ha bocciato il piano di informazione e che di fatto lo ha sfiduciato dopo averlo nominato un paio di anni fa.

Beh, lui forse non ha fatto moltissimo per essere amato da questo Consiglio, ma di certo, quello che ha fatto lo fatto con la buona fede di uno che si è messo a disposizione dell'azienda culturale più importante d'Italia con il suo vissuto, con le sue capacità, con le sue idee, con la sua voglia d'innovare, partendo ovviamente da ciò che aveva dentro e che sicuramente aveva preventivamente spiegato a chi poi l'ha voluto sulla poltrona di DG della Rai.

Campo Dall'Orto ha scritto ieri una lettera ai ex suoi dipendenti, cioè a tutte le maestranze Rai che forse non l'hanno compreso fino in fondo (e anche qui lui non è che ce l'ha messa tutta per farsi comprendere). In questa sintetica missiva si parla di ciò che ha fatto in questi quasi due anni di attività. Lo fa con toni pacati, maturi, sinceri e privi di fronzoli.

La lettera, che pubblichiamo qui di seguito integralmente, propone un viaggio in questi mesi, fatto quasi in punta di penna, senza toni particolarmente roboanti, ma precisi, punto per punto. Ecco, una cosa forse manca a questa missiva, manca quel tono sentimentale che forse un viaggio così intenso, avrebbe avuto senso mettere fra le righe. L'emozione di aver vissuto un percorso così appassionante, che dice porterà sempre con se come una delle esperienze più intense ed emozionanti della sua vita, manca un pochino in questa lettera.

Siamo certi però che quell'emozione è custodita nel suo cuore e che per un ingenuo senso di pudore gli è rimasta rinchiusa nella penna o nella tastiera di un computer, ma che siamo certi ogni volta che sentirà per qualche motivo la parola Rai, gli esploderà sulla pelle, come il brivido di una esperienza indimenticabile.

La lettera di Campo Dall'Orto ai dipendenti Rai


Cari colleghi

dopo poco meno di due anni eccomi a darvi un imprevisto saluto anticipato - nel quale tuttavia non c’è amarezza, ma solo il dispiacere per non aver potuto completare questo bellissimo viaggio. Un viaggio, vissuto insieme a tutti voi, che porterò sempre con me come una delle esperienze più intense ed emozionanti della mia vita, nonché la sfida professionale più difficile e appassionante. La RAI è la storia del Paese; tutti noi ne siamo, o ne siamo stati, solo una piccola parte.

Essa è molto più della somma di coloro che ci lavorano; è parte di un quadro più grande di noi, più grande di ogni singolo, anche se con un ruolo di responsabilità come quello che ho avuto il privilegio di ricoprire fino ad oggi. Gli uomini passano ma la RAI resta; ed anzi il compito principale che mi sono dato quando ho accettato questo incarico è stato proprio quello di provare ad aggiungere un pezzetto a questa fantastica storia e lasciare l’azienda, se possibile, più forte e libera di prima.

Credo che siamo riusciti a fare molte cose, insieme e grazie al vostro lavoro quotidiano, in particolare nel campo dell’innovazione. Sono molti i risultati che abbiamo raggiunto: dallo straordinario successo di RAIPLAY, un salto fondamentale nel processo di trasformazione in Media Company, all’evoluzione della fiction, che si è innovata sia attraverso produzioni di livello internazionale che articolando il linguaggio per le diverse reti; le reti stesse che hanno vista ridefinita la propria identità creativa ed editoriale e l’evoluzione di un genere importante come l’intrattenimento, sempre più evento di qualità; il grande sforzo per produrre contenuti di carattere civile e sociale in grado di unire il Paese e l’impegno nel campo dell’informazione che ci ha visti nel 2016 produrre ben 189 ore in più di contenuti informativi rispetto all’anno precedente; i grandi eventi sportivi, quelli culturali riportati sui canali generalisti e il bellissimo progetto di formazione RAI Academy.

E, cosa di fondamentale importanza, un bilancio sano e solido. Molto rimane da fare ma per questo - e molto altro - credo che oggi la RAI sia un’azienda ancora più forte, e ancora più libera. Sono solo alcuni dei passaggi di questi due anni, coronati peraltro da un successo di pubblico che era difficile prevedere in una fase di forte innovazione come quella che abbiamo vissuto. Perché la RAI deve essere inclusiva e innovativa al tempo stesso; raggiungere tutti e al contempo adeguarsi alle necessità in continua evoluzione dei cittadini, anche per quanto riguarda le modalità con le quali vengono fruiti i contenuti. Tutto ciò ha reso concreta la nostra missione aziendale: per te, per tutti. Questo vale per tutte le nostre attività, siano esse televisive, radiofoniche o digitali.

Missione che viene servita innanzitutto aumentando le libertà di ciascuno; e questa non è una genetica affermazione ma al conttatio è estremamente concreta. Credo che solo dando libertà a chi lavora a questo ininterrotto, splendido progetto che è la RAI essa potrà aumentare la libertà di tutti gli italiani, attraverso la produzione di contenuti sempre più d’eccellenza, plurali e inclusivi e attraverso un’offerta che si declini su ogni tipo di piattaforma, aumentando anche da questo punto di vista la libertà di chi “possiede” la RAI, di chi la frequenta quotidianamente, ovvero gli italiani stessi.

Sono stati due anni intensi nei quali ho potuto vivere la RAI insieme e attraverso tutti voi; avere accesso alla sala macchine, poter ammirare le migliaia di meccanismi e ingranaggi che si muovono con lo stesso obiettivo è stata davvero un’opportunità unica. Se prima sapevo che non esiste al mondo un’azienda come la RAI oggi questa consapevolezza è diventata una esperienza diretta. E impossibile elencare tutti i motivi per i quali questa esperienza lascerà un segno indelebile nella mia vita, dal punto di vista professionale ed ancor di più umano. Permettetemi tuttavia di mandarvi un ringraziamento sincero e sentito, per tutto quello che avete fatto e, da semplice cittadino, per tutto quello che farete da domani.

Sono certo che condividiamo tutti Io spirito profondo del servizio pubblico; la storia va avanti e auguro a tutti voi di continuare a scriverla con la sapienza, la dedizione e la passione che vi hanno sempre contraddistinto. Io spero di aver contribuito a scriverne un capitolo. Da domani sarà vostro lettore; partecipe, grato e appassionato.

Antonio Campo Dall'Orto

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