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Monica Leofreddi a Blogo: “Dagli esordi a Torto o Ragione”

(comple)Intervista a Monica Leofreddi.

Non ama festeggiare né fare feste, Monica Leofreddi. Oggi però, sabato 8 aprile, compie gli anni e allora ci pensiamo noi di Tvblog a renderle omaggio. Una professionista, Monica, perbene. Quasi una mosca bianca nel disgraziato mondo dello spettacolo. Una donna professionale, composta, seria, mai sopra le righe. Il suo curriculum non ha sbavature, litigi o passi falsi. Perlomeno alla luce del sole. Insomma, oggi la (comple)Intervista tocca a lei.

Partiamo dagli esordi?

“Ho iniziato negli anni Ottanta in una televisione privata, soprattutto occupandomi di sport. E’ sempre stata una mia passione”.

Volevi fare la conduttrice da grande?

“Non era il mio sogno. Io volevo fare la psicologa ed insegnare, proprio un’altra cosa ed un altro mondo. E’ stata la classica cosa iniziata per caso che ha scompigliato tutti i miei progetti e la mia vita. Poi c’ho preso gusto (ride, ndr). E’ un mestiere particolare e stimolante, dà modo di confrontarti con tante realtà”.

Nel 1996 sei arrivata alla prestigiosa Domenica Sportiva. Per un appassionata di sport immagino sia stato un bel traguardo.

“Quella chiamata è stata tanto inaspettata quanto bella. Mi chiamò Marino Bartoletti ed io pensai che fosse uno scherzo. Non ci credevo. All’epoca non c’erano neppure i telefonini, si usava ancora chiamare a casa ed ero davvero convinta fosse uno scherzo. Lì per lì, riattaccai (ride, ndr)”.

Lo sport è stato il debutto per tante donne. Due su tutte: Antonella Clerici e Simona Ventura.

“Ho iniziato ad occuparmi di calcio nell’82, preistoria, e ho fatto una bella fatica per ritagliarmi uno spazio che potesse essere credibile. Lo sport ti fa le spalle grosse perché, se sei donna, non è facile essere accettata in un ambiente all’apparenza aperto solo agli uomini”.

E poi dallo sport c’è stato il passaggio a programmi più di intrattenimento ed informazione. Hai fatto l’inviata per tanti anni.

“E’ stato un percorso parallelo, le due strade si sono intrecciate spesso”.

Ma la svolta c’è stata con L’Italia sul 2?

“Direi di sì. E’ stato il primo programma cucito e nato su di me, premiato dagli ascolti e innovativo nel suo genere”.

Avete fatto, forse per primi e con successo, infotainment in Italia. Ti senti in qualche modo responsabile dell’ondata degli ultimi anni?

“In colpa? No, no, assolutamente (ride, ndr). Sono passati quindici anni ed era proprio un altro mondo televisivo. Erano gli anni di Cogne, del piccolo Tommaso, ovvero fatti di cronaca sconvolgenti che hanno colpito le coscienze. Noi ce ne occupavamo sul lato sociale, mai su quello investigativo. Ricordo ancora che quando facevamo una puntata in più del dovuto su questi temi ci richiamavano, non si poteva parlare di cronaca più di tanto”.

Cosa funzionava de L’Italia sul 2? Il mix di argomenti o l’accoppiata con Milo Infante? Negli anni tanti vi hanno rimpianto.

“E’ stato un insieme di fattori. A partire dall’intuizione del capostruttura della rete di fare un programma sul sentire della gente, che quindi intercettasse con semplicità i temi di cui parlavano i telespettatori. Io e Milo eravamo solo la punta dell’iceberg, dietro le telecamere avevamo un gruppo di lavoro forte. Sono gli autori, i capi progetto, la squadra tutta a sancire il successo di un programma”.

Dopo cinque anni hai deciso di lasciare il programma.

“C’erano dei motivi personali. Essendo un programma in diretta, vivevo tutta la settimana a Milano e ho sentito l’esigenza di riappropriarmi nella mia quotidianità a Roma”.

Lasciata L’Italia sul 2, nel 2007 hai condotto Donne. Un esperimento…

“… meraviglioso”.

Però non ha avuto grande successo.

“E’ stato un programma molto forte per me, forse uno dei più coinvolgenti dal punto di vista emotivo. Non ha avuto successo, è vero, ma sono pochi i programmi che debuttano con risultati importanti. L’Italia sul 2 stessa non aveva debuttato con gli stessi ascolti dell’ultimo periodo, ma il direttore capì la potenzialità e decise di crederci. Chi lo ricorda, ricorda Donne in termini positivi”.

Sempre nel 2007 sei approdata a Piazza Grande. Mi tolgo subito una curiosità: Magalli è davvero sessista?

“Giancarlo è una persona adorabilmente complicata, come tutte le persone estremamente intelligenti e di carattere. Noi dopo le prime difficoltà abbiamo trovato un equilibrio e alla fine è stata un’esperienza assolutamente positiva con lui. Certo, non è facile reggere le sue battute taglienti, meglio essergli simpatici (ride, ndr)”.

Tra le persone che ringrazi in tutte le interviste c’è Michele Guardì, come mai?

“Ho fatto il primo provino per entrare in Rai con lui, gli sono riconoscente. Era un provino per fare l’inviata a UnoMattina. All’epoca c’erano ancora i provini, sembra passato un secolo”.

Restiamo nel 2007.

“Sì, è stato un anno movimentato per me…”.

E’ vero che avresti dovuto condurre L’Isola Dei Famosi?

“Se ne era parlato ma per me era un periodo molto complicato. Sarebbe stato il momento giusto per spingere sull’acceleratore della mia professione. Tutto però coincideva con un momento personale negativo e forse non mi è stato possibile dare l’accelerata finale. Però va bene così, son contenta anche della pausa televisiva di quattro anni”.

Non te ne sei pentita, dunque?

“Assolutamente, no. Mi sono dedicata ai miei figli, a mio papà, a me stessa”.

Ti ha permesso di tornare a respirare la realtà? Chi è costantemente in diretta vive una realtà alterata?

“La più grande alterazione la vivi con te stesso. E’ come essere sempre sopra le righe. Credo di essere stata in diretta per vent’anni, tutti i giorni, o come inviata o come conduttrice. Vuol dire non potersi mai concedere una febbre, un pianto, una crisi”.

La pausa è finita nel 2012 con il ritorno in video su Rai Premium.

“C’è stato un momento in cui ho in qualche modo comunicato la voglia di esserci. Son stata ospite spesso, si sono creati rapporti e stime reciproche. Per il debutto su Rai Premium devo molto a Roberto Nepote (direttore del canale fino al 2016, ndr) che in quel momento mi ha dato una possibilità. E’ stato un bene ricominciare su una rete satellitare e non su una generalista perché mi ha dato modo di riallenarmi, senza l’incubo degli ascolti o della critica”.

Con Torto o Ragione hai questo incubo?

“Gli ascolti purtroppo non sono un bene per nessuno. Neanche quando il programma va bene. Il rischio è di perdere di vista il focus, che dovrebbe essere quello di fare un bel programma in linea con la tv di servizio. Gli ascolti rischiano anche di creare confusione nel gruppo di lavoro e si rischia di non lavorare serenamente”.

Pochi giorni fa su Twitter ti ho visto dispiaciuta per la definizione di “teatrino” data da un utente.  

“Noi mettiamo in scena storie vere con professionisti veri come avvocati veri, giudici veri. E pure le sentenze sono vere. E’ per questo che può darmi fastidio una defizione come ‘teatrino’. Solo per un concetto di privacy, non si possono far raccontare quelle stesse storie ai diretti interessati. E’ una costruita messa in scena su un qualcosa che secondo me è servizio pubblico, perché diamo delle nozioni legali su storie vicino alla gente”.

Recentemente è arrivata Rita dalla Chiesa come Presidente di giuria.

“A gennaio abbiamo avuto il terzo cambiamento di orario. Non siamo uno di quei programmi tanto pubblicizzati, neanche all’inizio dell’anno. Piuttosto siamo un programma di nicchia sotto questo punto di vista. Io quando posso, su Twitter, cerco di fare una promozione fai da te (ride, ndr). Il nuovo orario stesso l’ho comunicato io e tra le 14 e le 15.30 cambia un mondo. I pubblici sono diversi. Così in poche settimane abbiamo dovuto fare dei cambiamenti relativi alla struttura e ai temi. Tra le novità, siamo voluti tornare ad avere dei Presidenti di Giuria che fossero dei valori aggiunti. E’ venuta Alda d’Eusanio, poi Rita dalla Chiesa. Lei è una persona straordinaria, umanamente e professionalmente. Farei qualsiasi cosa con lei”.

Si parla di chiusura del programma. Non tornerà il prossimo anno?

“Non so nulla, spero non sia così”.

Il vostro competitor è Uomini e Donne e quindi Maria de Filippi. E’ vero che qualche anno fa hai registrato un numero zero con lei?

“Vero, mi venne pure la febbre (ride, ndr). I ritmi di lavoro di Maria, pur essendo io una gran lavoratrice, sono tosti. Maria è una professionista pazzesca, con un metodo commerciale di lavoro che non è quello Rai. E’ proprio un altro modo di lavorare. Ho scoperto un mondo e mi sono molto divertita”.

Cosa ne pensi, invece, della chiusura di Parliamone Sabato?

“Penso che la chiusura improvvisa di un programma sia sempre una sconfitta per tutti, dal conduttore al gruppo di lavoro. Senza entrare nelle scelte aziendali, ho sentito l’esigenza di esprimere la mia solidarietà a Paola sotto il profilo umano e professionale per tutto quello che ha fatto nella sua carriera e perché la conosco come donna e so quanto si sia esposta su temi che riguardano la difesa di tutte le donne”.

Auguri, Monica.

 

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