Paolo Taggi ci dà lezioni di tv/2: "Amici un classico, come i Pokémon. Academy onesto ma pecca nel daytime"

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Continua lo scambio didattico con l'autore tv Paolo Taggi, che ieri ha visto a confronto La Talpa e Vuoi Ballare con me?, mentre oggi si sposta sui talent show "rivali" di quest'ultimo, il colosso Amici attualmente in onda nell'inedita veste dei Casting e la novità assoluta Academy.

"Se ho guardato Academy? E' ovvio, è partito nello stesso periodo di Vuoi ballare con me e a maggior ragione l'ho visto, per curiosità, per amicizia verso chi lo realizza, perché ci partecipano molti dei ragazzi scartati ai nostri provini. Ci si guarda per migliorarsi tutti. Mi è sembrato onesto rispetto ai suoi presupposti, non hanno fatto guizzi di invenzione, non c'era la presunzione di fare chissà cosa di nuovo. Credo sia un prodotto giusto rispetto a una rete che ha bisogno per mandato di diventare la rete giovanile e che si trova nelle contraddizioni che sappiamo, con prodotti di un certo tipo e altri fuori target. RaiDue è come un negozio con articoli completamente diversi, la cartoleria anni '50 che vende l'ultima novità americana. Si dice da anni di farla diventare l'Italia 1 della Rai, perciò Academy è un investimento per la rete più che per il prodotto in sè. A volte si fanno programmi per 'far fallire quelli degli altri, e non per vincere loro', con effetto kamikaze. Poi c'è un destino di programmi che si vede nel tempo".

E Academy di questi tempi non se la passa troppo bene, con la differenza che l'Auditel dovrebbe avere più voce in capitolo in Rai rispetto alla satellitare...

"La loro è una scelta mirata a costruirsi un altro tipo di pubblico, sono contenti dell'indotto pubblicitario e dell'immagine che ha portato. Il loro linguaggio è abbastanza coerente con quello che volevano. Trovo che Il daytime di Academy, però. sia narrativamente meno articolato di quello di Vuoi ballare con me?, dove raccontiamo più situazioni, mentre loro sono un po' più schematici, vicini al meccanismo "confessionale" ed eliminazione. Vuoi ballare ha un pubblico ancora attratto dalla trasmissione nel suo complesso, non vedo i picchi che si notano in occasione dei risultati. E' vissuto più come prodotto, che per chi vince e chi perde. Il 'problema' delle curve dei reality tradizionali, invece, è che procedono piatte e poi si impennano per via delle eliminazioni".

Tutt'altro discorso, come ben sai, va fatto per Amici. Secondo te qual è il segreto del suo incrollabile successo?

"Amici è un classico di quel genere, ovviamente. Dal punto di vista della formatizzazione è anche abbastanza semplice, oltre a essere consumato a livello di narrazione. Proprio perché c'è è giusto non imitarlo, non si imita mai ciò che già c'è. E' inutile, poi, raccontarsi chi lo conduce e fa la vera differenza, motivo per cui i format concorrenti sono tenuti a perseguire un'altra strada, specialmente di stile ma anche strutturale. Amici vive da una parte della polarità, un po' come Gran Premio di Baudo prima dei talent, poi di una logica televisivamente condivisibile, che è quella dello scontro immediato. Qualche volta paragono nelle mie lezioni il linguaggio di Amici al gioco dei Pokémon".

Una metafora decisamente inusuale...

"Pero rende bene l'idea. Nei Pokémon ci sono stadi evolutivi, ma poi il loro obiettivo è quello di scontrarsi. Il personaggio lo fai evolvere perché alla fine vinca negli scontri. Non è un caso che sia una logica vincente anche ad Amici, perché i Pokémon sono da quindici anni un must nei giochi nel mondo. In entrambi le relazioni contano nella misura in cui servono per dare spessore allo scontro. L'alternativa sono state le trappoline che sono uscite qualche anno dopo, si mettevano nell'arena e si scontravano l'uno per buttare fuori l'altro. Qualche volta i programmi di scontro vanno in questa direzione, altre volte verso le relazioni. Quando vanno verso le relazioni io li trovo più interessanti. Io credo che il pubblico di questi talent guardi sì all'abilità e alla crescita, ma guardi in generale soprattutto alla logica di chi vince e chi perde perché da sempre il mondo è scandito così. E' ovvio che ogni tentativo di evoluzione è complicato e difficile. Amici ormai è seguito anche perché è un brand, ha una serie di elementi indotti che giustamente la De Filippi e i suoi autori hanno difeso. Non a caso sono partiti subito coi Casting perché partiva Academy, un programma analogo su Raidue. Dire che lo abbiano fatto perché temevano noi di Sky sarebbe presuntuoso, non siamo ancora così competitivi...".

Come si è confrontato, in compenso, Vuoi ballare con me con un mercato apparentemente saturo?

"La differenza l'abbiamo fatta a partire dai casting. Il fatto di dire a provini avanzati che avremmo fatto un altro programma ha creato sorpresa nei figli e destabilizzato le loro aspettative. Alcune rinunce sono state dolorose, perché magari i ragazzi erano orfani o i loro genitori erano malati e dovevamo scartarli subito: se nella prima edizione fai deroghe non si capisce più il format. Questo ha complicato tutta la fase dei casting, perché io non ho mai visto la famiglia prima. I ballerini li avevamo già scelti secondo una nostra graduatoria, mentre i genitori li abbiamo presi a scatola chiusa: laddove ci aspettassimo un sì da parte loro ci arrivava un no e in alcuni casi siamo stati costretti a rinunciare a storie interessanti. Ma in linea di massima i genitori hanno detto sì e questo dato ci è sembrato irreale, visto che padri e madri lavorano sempre e talvolta non riescono a ritagliarsi neanche un'ora di tempo per andare a vedere la partita del figlio. Alcuni no erano dovuti a questioni etiche di lavoro e hanno visto noi per primi favorevoli".

Ti va di farci un esempio di un no di rilievo?

"Ci siamo imbattuti in un primario ospedaliero pronto a dire di sì alla figlia adottiva. Sarebbe stato un gran gesto di amore, ma te la senti di portare in tv un professore di ospedale che ha un ruolo delicato nella società? Questo è un primario e sta a ballare, avrebbero polemizzato tutti. Dinanzi a una sua incertezza, allora, gli dici che forse è giusto così. Non è il rumore mediatico che ci interessava e ci interessa".

In compenso non poter contare su Francesco Crimi, punta di Academy, è stata una grossa perdita?

"Nel suo caso mi fa soltanto piacere che di Academy sia il protagonista assoluto. Sono contento per lui e gli altri suoi colleghi, che hanno subito trovato un'altra occasione. Francesco era fortemente voluto da noi di Vuoi ballare, ma la madre non firmava neanche la liberatoria per essere ripresa dalla telecamera. In compenso noi abbiamo Luca Tommassini, che partecipa integralmente alla nostra direzione artistica. Non è detto che alla fine non lo schieriamo insieme ai giurati... Sono cose che si decidono col tempo".

Come avete deciso l'eliminazione secca della scorsa settimana... Ti dirò, vedere eliminata dalla giuria una coppia che aveva appena sbancato il televoto col 92% non è stato corretto. Mi riferisco agli Xu, che hanno vinto il ballottaggio la scorsa settimana per poi essere stati segati "a sorpresa", senza neanche la possibilità di ambire al ripescaggio.

"Non ti ribatto, dovrebbero esserci altri a parlarne, non mi sembra carino. Ti dico che l'osservazione che hai fatto ci può stare, come le nostre controsmentite. Non ci arrendiamo mai, altrimenti lavoreremmo con la fotocopiatrice. Se c'è un problema nei generi sta nel fatto che si ripetono. E' importante innovarli".

Forse con i Cinesi in un talent show italiano non c'era partita? Rimarrà una domanda senza risposta... L'appuntamento è a sabato con la terza e ultima puntata delle lezioni di Paolo Taggi su TvBlog. Vi ricordiamo che Vuoi ballare con me andrà in onda questa settimana con un doppio appuntamento, stasera alle 22.00 e domenica alle 21.00 per recuperare la prima puntata rinviata in rispetto della tragedia abruzzese. La finale andrà in onda giovedì 11 alle 22.00 su SkyUno.

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