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Sarabanda Story /3 – Tocca a Allegria

Prosegue anche oggi il nostro Sarabanda story, che vede protagonista, nella sua terza puntata, il mitico Allegria, al secolo David Guarnieri, probabilmente un altro fra i più forti concorrenti del gioco a premi che ricomincerà l’8 giugno su Canale5 – era patrimonio di Italia1, all’epoca – con la conduzione, come sapete, di Teo Mammucari e

30 Maggio 2009 14:14

Sarabanda

Prosegue anche oggi il nostro Sarabanda story, che vede protagonista, nella sua terza puntata, il mitico Allegria, al secolo David Guarnieri, probabilmente un altro fra i più forti concorrenti del gioco a premi che ricomincerà l’8 giugno su Canale5 – era patrimonio di Italia1, all’epoca – con la conduzione, come sapete, di Teo Mammucari e Belen Rodriguez.

Domani sarà la volta di un altro personaggio storico del programma, l’Uomo gatto. Vedrete che anche Allegria parla di certe motivazioni per la chiusura del programma. Dunque, è il caso, come promesso, di riproporvi la posizione di Enrico Papi in merito, esposta nel corso di un’intervista rilasciata a Claudio Sabelli Fioretti (il testo integrale dell’intervista, lo trovate qui). Fra virgolette, Papi, senza virgolette Sabelli Fioretti:

«È un argomento delicato. Diciamo che c’è una linea aziendale ben precisa che io condivido».
Diciamo che ne so quanto prima.
«L’azienda ha deciso di non danneggiare Striscia perché non bisogna farsi la guerra in casa».
Quando faceva Sarabanda…
«Anche il 30 per cento di share. Ma con Valentina, la figlia non vedente del sindaco di Perugia, con l’Uomo Gatto, con Tiramisù, abbiamo fatto anche il 40 per cento. Nove milioni di contatti».
Ma si è sempre detto che Striscia è imbattibile.
«L’unico programma che può battere Striscia è Sarabanda, ma siccome Sarabanda fa parte della stessa famiglia, Striscia è imbattibile».
Ti costa un po’ finire alle venti e quaranta?
«Mi sembra di lavorare con il freno a mano tirato».
Certo che Ricci è potente.
«Io non penso che ci siano persone potenti, perché allora vuol dire che io sono impotente. Io penso che Ricci per portare il risultato che gli viene chiesto deve difendersi in tutti i modi. E penso anche che se un giorno io e lui ci mettiamo a tavolino e facciamo un grande compromesso, noi due insieme possiamo veramente distruggere la concorrenza, cioè fare insieme oltre il cinquanta, il sessanta».
Insomma Ricci ti piace.
«Lo stimo molto».

Ma lasciamo la parola a Allegria:

Quando hai partecipato a Sarabanda e per quante puntate?

Ho partecipato nel marzo del 2001, divenendo campione per 124 puntate e partecipando poi a 10 special serali con i campioni del programma.

Hai vinto? Se sì, quanto? E quanto ti ha cambiato la vita, vincere?

Per quel che riguarda la vittoria, realizzai per due volte il 7 x 30 (il gioco clou del quiz) e mi aggiudicai, per due volte, il montepremi di 500 milioni, che viene assegnato in gettoni d’oro (il valore, ovviamente tende a scendere sensibilmente). La mia vita, indubbiamente è cambiata (al di là del fattore economico), arricchendomi e formandomi, soprattutto dal punto di vista umano.

Qual è il ricordo più bello della tua partecipazione?

Segnalarne uno solo, mi pare limitativo. Diciamo che, l’aspetto più importante è stato quello di conoscere tantissima gente, giorno per giorno e, particolarmente, divenire amico dei più grandi campioni del quiz: da Marco (Coccinella) a Cesare, da Boris ad Antonietta (la Professora), da Gian Paolo (Piripicchio) a Roberto (l’Avvocheto), da Adriano (Fragolone) a Gianni (O’ Professore), da Raffaele (Testina) a
Cristiano (Funghetto), da Ilaria (Denghiu) a Gabriele (Uomo Gatto), senza dimenticare le persone dello staff, autori e redazione in particolare. Non posso far altro che definirle, persone meravigliose.


Al di là dell'(eventuale) vincita, com’è cambiata la tua vita dopo aver partecipato a Sarabanda?

La cosa più importante è che, grazie alla trasmissione, ho cominciato a lavorare in un’importante radio privata di Roma, divenendo parte integrante dello staff (oramai da otto anni).

Qual è l’avversario più forte che hai incontrato?

Ne ho affrontati tantissimi, nelle varie puntate giornaliere, ma – inevitabilmente – i maggiori “avversari” fanno parte della categoria “campioni”. E’ ingeneroso stilare classifiche, ma, dovendo dire, chi mi abbia dato maggior filo da torcere, direi senz’altro: la Professora, Coccinella e Piripicchio.

Secondo te, perché Sarabanda venne chiusa?

Per due ragioni: forse, delle scelte poco felici (un’estrema “spettacolarizzazione”, che ha nuociuto, a lungo andare alla trasmissione). L’altra è che, l’altissimo indice di ascolto e di gradimento del quiz, possa aver dato fastidio ad altri programmi dell’Azienda, in onda nella stessa fascia oraria.

Cosa pensi di Enrico Papi? Che ricordo hai di lui come conduttore?

Ne penso bene. Enrico è un conduttore spiritoso ed autoironico,
nonché una persona amabilissima. In quattro anni di frequentazione, non ho mai avuto il minimo problema con lui.

Cosa pensi della nuova edizione di Sarabanda che sta per iniziare?

Fanno bene a riproporla, visto che un gioco musicale manca da tanto tempo, in televisione.

Cosa pensi del cambio di conduzione?

Sinceramente, avrei preferito vedere il programma, di nuovo, animato da Enrico Papi, il quale ha legato il suo nome alla trasmissione, in modo indissolubile. Comunque, auguro ai due nuovi conduttori un ottimo successo.

C’è qualche retroscena di Sarabanda che non è mai stato rivelato e che ci vuoi/puoi raccontare?

In realtà non c’è qualcosa di particolarmente scottante da rivelare. Un aspetto buffo è il grande “casino” che facevamo, quando ci trovavamo tutti insieme, per registrare gli speciali dei campioni. Si passavano
tantissime ore a ridere, cantare e scherzare: non mi sono mai divertito tanto!

Alcuni, nel corso degli anni, hanno ipotizzato che i “supercampioni” fossero figure un po’ costruite dalla produzione e in qualche modo aiutate… cosa ci puoi dire in merito?

Nego, categoricamente, una sorta di “aiuto” ai vari concorrenti. Diciamo che, la figura del campione, in “Sarabanda” ha avuto una
particolare importanza, tanto da suddividere la storia della trasmissione, in periodi “particolari”: il periodo “Coccinella”, il periodo “Boris”, il periodo “Professora” e via dicendo, ma, la serietà degli autori e della produzione era fuori discussione: il notaio era sempre presente, puntata per puntata e, con la giusta severità,
controllava le varie fasi di gioco. Tra l’altro, il campione in carica, spesso “cadeva”, vittima di banali errori, dovuti alla stanchezza o all’emozione, sempre presente.

Proverai a partecipare alla nuova edizione del programma?

Assolutamente no. Ogni cosa va fatta in un determinato momento della
vita ed è giusto che, questa nuova versione del gioco, riguardi altri concorrenti e… che la fortuna tocchi loro.