Storia dei Talent show: tutto iniziò così...


In principio fu il talent: se credete che essi siano ‘solo’ un recente ‘sottoprodotto’ di quello sconfinato macrogenere denominato Reality Show siete un tantinello fuori strada. In tv, come in natura, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma per rinascere in mille forme diverse.
Non ci deve, dunque, stupire il fatto che il talent sia nato con la tv, anzi prima della tv, o meglio – per dirla tutta – con il concetto stesso di spettacolo. Il ‘racconto’ di una gara tra aspiranti protagonisti dello showbiz è di fatto nato con i mass media: e in questo senso non escludiamo che già nella Grecia antica ci fosse qualche antesignano del genere, con audizioni pubbliche per la scelta di attori, cantanti e altri artisti graditi alla ‘massa’ degli spettatori.
Beh, a voler essere un pochino eterodossi, anche i tornei tra gladiatori rispondono ai 'requisiti minimi' di un talent: c’è una competenza da esibire, una sfida da vincere, un pubblico da convincere, un giudice da conquistare, un premio da portare a casa, anche il sogno di un duraturo e remunerativo successo popolare. Certo, nelle Arene ci si giocava la vita per davvero, ora ci si gioca il sogno di una vita, la reputazione di una vita, il desiderio di cambiare vita: in fondo c’è sempre una vita in gioco. Anche più di una, considerato la macchina produttiva che c’è alle spalle di prodotti del genere, oggi come allora (chiedere a Batiato...).
Son partita da lontano, ma non temete: nonostante il titolo ambizioso, l’idea non è quella di fare un’opera omnia sui talent show (per quanto la tentazione sia forte), quanto di ricostruire la storia di un genere che ha invaso i teleschermi e 'pervaso' il nostro modo di pensare, di vivere, di organizzare la società. Non avete a volte la sensazione che ormai anche le campagne elettorali siano studiate e vissute come una gara tra 'aspiranti' Premier, chiamati a mostrare al pubblico le proprie abilità più che le proprie capacità? E cosa dire della crescente confusione tra colloquio di lavoro e 'audizione', concetti semanticamente affini ma pragmaticamente diversi (o forse son sempre stati la stessa cosa?). Vabbè, basta preamboli e andiamo al sodo: secondo voi qual è stato il primo talent? Si accettano scommesse…


Talent show: le origini


Se avete pensato a titoli come Popstar, Amici, X Factor o Operaciòn Triunfo siete decisamente fuori strada. Il talent, come molti altri generi tv, nasce in radio nella metà degli anni Trenta con Major Bowes Amateur Hour, programma ideato e condotto dal Maggiore Edward Bowes andato in onda dal 1934 al 1945. Lo show è poi approdato in tv nel 1948 con la conduzione di Ted Mack, già braccio destro di Bowes e alla sua morte scelto per trasportare il format sul piccolo schermo con il titolo di Ted Mack's Original Amateur Hour. Un po’ quello che nella serialità è successo con Sentieri (nata in radio nel 1937, quindi approdata in tv) o con La Corrida - Dilettanti allo sbaragliodi Corrado, che in fin dei conti si può considerare una sorta di 'erede' dell’esperienza USA, ma che se ne differenzia per obiettivi e per meccanismo, come vedremo a breve.

Il Ted Mack's Original Amateur Hour, in onda praticamente senza pause dal 1948 al 1970, riproponeva di fatto lo schema del suo progenitore radiofonico: era aperto a qualsivoglia genere di ‘artista’, dai cantanti, ai ballerini, dagli illusionisti ai musicisti, un po’ come Italia‘s got talent per intenderci. Al termine dell’esibizione, il pubblico televotava: agli inizi con cartoline postali (e pensare che nei Sanremo anni ’80 si votava con le schedine del Totip) e poi con il telefono (!). E dire che da noi il telefono in tv fece il suo ingresso, con gran meraviglia di tutti, solo nel 1983 con Pronto Raffaella?. Roba da universi paralleli. Giusto per tirar fuori un reperto storico, in basso ascoltiamo Irene Cara a 8 anni, colei che poi abbraccio il successo cantando il main theme della colonna sonora del film Fame (di cui era tra i protagonisti nel ruolo di Coco Hernandez) e quello di Flashdance. Quando si dice il destino...

Tornando ad Amateur Hour, il vincitore della puntata si assicurava il ritorno in quella successiva e chi vinceva tre puntate di fila entrava di diritto nella ‘coppa dei campioni’ che metteva in palio una ragguardevole cifra di denaro. Insomma, c’è davvero tutto quello che fa talent: la gara, il dilettante/aspirante star, il televoto, il premio (in denaro), la continuità, la fama. In questo senso la dimensione più ‘raccolta’ de La Corrida, soprattutto ai suoi inizi – anche tv -, lo rende più tendente ai common people show che ai talent tout-court: lo spirito goliardico che caratterizzava esibizione e conduzione non lo configura propriamente come talent, considerato anche la mancanza di un vero e proprio ‘premio’ in denaro. Insomma, l’ansia da prestazione non apparteneva alla Corrida di Corrado.

Accanto alla formula dell’Original Amateur Hour si afferma negli stessi anni quella dell’Arthur Godfrey's Talent Scouts, altro grande successo televisivo che apre i battenti nel 1948 dopo appena un paio d‘anni in radio (1946-1947, in fondo il biennio lasciato scoperto dal Major Bowes Amateur Hour) e che proseguirà in tv fino al 1° gennaio 1958.
Già nel titolo si apprezza il cambiamento di prospettiva: dai dilettanti si passa ai talenti, anzi alla ricerca dei talenti. Ed è proprio il talent scouting a fare la differenza: il vanto del programma era quello di aver sguinzagliato un discreto numero di talent scout in giro per gli Stati Uniti per individuare potenziali star. Cambiava, quindi, anche la ‘molla’ narrativa: non era il dilettante a volersi mettere in mostra, era lo ‘show-biz’ che ti ‘veniva a prendere’, riconoscendo in te una qualità.
Il giudizio restava però in mano al ‘pubblico sovrano’: niente televoto in questo caso ma il più ‘empirico’ clap-o-meter, ribattezzato da noi - qualche anno dopo - applausometro. E ora sappiamo a chi dare la colpa della sua nascita.
Ma l'Arthur Godfrey Show ha anche un’altra ‘colpa’, quella di aver scartato un giovane piacente dall’anca movente: eh sì, bocciò Elvis Presley. Evidentemente per i suoi talent scout non aveva l’X Factor, ma a dimostrazione di quanto la tv sia solo una potenziale tappa verso il successo, Elvis è diventato comunque 'the Pelvis’.

La Gran Bretagna ha seguito a ruota con il programma radiofonico Carroll Levis Discoveries (conosciuto anche come "Carroll Levis and His Radio Discoveries"), che prende il nome da un talent scout canadese entrato alla BBC nel 1935. Non sono molti i dati disponibili sul suo programma, noto anche come "The Quaker Quarter-Hour" per via dello sponsor, la Quaker Oats. Dovrebbe essere partito sul finire del 1937 su Radio Luxembourg e proseguito fino al 1959. Si trattava comunque di una gara tra talenti: il vincitore veniva inserito nella programmazione radiofonica per la settimana successiva della sua vittoria. Non male come promozione. Il programma riscosse un grande successo: il sito del teatro Hippodrome di Brighton ricorda come i giornali pubblicassero gli inviti per le audizioni aperte a cantanti, musicisti o comici ‘dilettanti’ che si tenevano alle 11.00 del mattino prima dell’inizio dello show.

Ma il padre dei talent made in UK è Opportunity Knocks, nato in radio e trasmesso dalla BBC dal 18 febbraio al 30 settembre 1949, prima di trasferirsi nel 1950 su Radio Luxembourg e di approdare su ITV dal 20 giugno 1956 al 29 agosto 1956. Fu poi riproposto dal 1964 al 1978 da ABC e Thames Television, prima di tornare sulla BBC dall’1987 all’89 con Bob Monkhouse e il titolo "Bob Says Opportunity Knocks!".
Anche in questo caso la gara tra aspiranti star è decisa dal pubblico che si serve delle cartoline postali fino al 1987 quando, col ritorno sulla BBC, viene introdotto per la prima volta il sistema del voto telefonico. In tutte le edizioni, però, c’era l’applausometro per il pubblico in studio, il cui risultato era ininfluente ai fini della votazione.
Da lì in poi il genere in tv non è mai mancato: i britannici non sanno stare senza scoprire qualche talento nascosto.

La storia dei talent show in Italia: 1957-79


E veniamo a noi: non è vero che il mondo è iniziato nel 2000 con il Grande Fratello, checché! Era il 1956, la tv italiana era nata da appena 2 anni e sui traballanti teleschermi in bianco e nero fece la sua apparizione Primo Applauso. Conduceva la diva Silvana Pampanini accompagnata da un giovane di belle speranze dal fluido e appropriato eloquio di nome Enzo Tortora. La signora Pampanini, abituata ai ritmi del cinema, non resse la frenesia della diretta tv (!) e mollò la conduzione al solo Tortora che ebbe così la sua prima grande ondata di popolarità.

L’obiettivo era chiaro e dichiarato: trovare nuovi volti per il mondo dello spettacolo. In fondo la tv era appena nata è già cercava linfa nuova. La formula era semplice e accattivante: una gara tra aspiranti stelle dello showbiz, ciascuna con una propria specialità (dal cabaret alla prestidigitazione, dal canto al ballo), giudicate dal pubblico tramite l’applausometro. Ed è qui, pochi anni dopo l’esordio all’Arthur Godfrey's Talent Scouts, che fa il suo debutto quell’infernale marchingegno tornato in auge prima con Ciak si Canta, anche se in una versione quasi 'macchiettistica', e poi nel 2012 con l’apposita App creata da X Factor, ultima.versione tecnologica di un grande classico.
Il programma conobbe un gran successo: la prima edizione ebbe 36 puntate, mentre la seconda, trasmessa nell’estate del 1957 durò solo solo 13 puntate condotte da Silvio Noto ed Emma Danieli.
A quanto pare a Primo Applauso partecipò anche un giovane urlatore di nome Adriano e di cognome Celentano, che ebbe miglior fortuna del suo 'ispiratore', Elvis.


E’ Pippo Baudo nel 1966 a riaprire le porte della tv alle aspiranti star dello showbiz con Settevoci, uno suoi maggiori successi televisivi. Andato in onda la domenica pomeriggio dal 6 febbraio 1966 al giugno 1970. Si trattava in fondo di un quiz musicale: ogni settimana c’erano sette cantanti ospiti di cui uno già celebre e quindi ‘superospite’, quattro noti che venivano abbinati ai quattro concorrenti del quiz e due agli esordi che si esibivano e venivano sottoposti al giudizio del pubblico in studio tramite applausometro. Vi parteciparono Giuni Russo, ma anche Massimo Ranieri, Al Bano e molti altri giovani di quella generazione. Inutile dire che la Rai, visto il ‘pilot’, ritenne il programma ‘indegno’ della messa in onda. Ma quando si trovarono a dover tappare un buco nella programmazione domenicale decisero di turarsi il naso e di mandare in onda quella ‘ciofeca’. Divenne un cult e segnò l’inizio della carriera del Pippo nazionale.

Nel 1968, intanto, in radio approda La Corrida di Corrado, che spopolerà fino al 1979: come accennato abbiamo qualche remora a inserirlo nel contesto del talent ‘puro’ visto che la gara in fondo è un pretesto per una carrellata di varia umanità (e il sottotitolo lo denuncia chiaramente con “dilettanti allo sbaraglio”), e che il programma in sé, di fatto, è una parodia di un fenomeno che in Italia inizia a manifestarsi ma che si fa largo con una certa pigrizia. Non che agli italiani non piacciano le gare, soprattutto quelle canore, ma la loro attenzione è tutta per quelle ‘vip’, che non mancano di presentare (o consacrare) qualche giovane promessa: parliamo di Sanremo, di Canzonissima, Un disco per l’estate, il Cantagiro, e il Festivalbar, dove peraltro il focus è sulle canzoni, non sulle abilità dei cantanti, il più delle volte già nel mercato discografico.

La storia dei talent show in Italia: 1980-2000


Quindi il buio, o poco più, mentre negli Usa e in Gran Bretagna impazzano programmi come New Faces (UK), Search for a Star (UK) o Star Search negli Usa, cui partecipò anche una giovanissima Britney Spears. In compenso da noi gli anni Ottanta furono gli anni della serie tv Fame – Saranno Famosi, mentre nel 1986 arrivò in tv anche La Corrida, trasferitasi dagli studi radio della Rai a quelli tv di Canale 5. Come anticipato, vale per la versione tv quanto già detto per quella radiofonica, almeno fin quando alla conduzione rimase Corrado, che lasciò nel 1997, poco prima di morire. Per quanto nel 1992 sia stato introdotto il televoto da casa lo spirito del programma non è mai cambiato, come testimonia la poesia che Corrado regalò per salutare il suo pubblico e che in fondo è il manifesto della sua conduzione ("....Pazienza, io mi sono divertito per tanti anni ed è arrivato il tempo di dare il mio commosso benservito ma... chi lo sa se poi non me ne pento. Lo so, mi mancherete... pure tanto... e se c'è stato uno scemo del paese... oh, m'ha insegnato, non sapete quanto, a sorridere e a non aver pretese"). Ricordiamo che dal 2002 al 2009 il programma è stato condotto da Gerry Scotti, cui nel 2011 è subentrato Flavio Insinna.

Tornando ai talent, da noi solo Baudo, forse per nostalgia di Settevoci, rispolverò il genere con Gran premio che segnò nel 1990 il suo ritorno su RaiUno dopo la fuga a Mediaset. Il programma era strutturato come un incrocio tra Campanile Sera e Primo Applauso: ogni settimana c’era una gara tra 12 squadre formata da vari talenti, di diverse ‘specializzazioni’, pronti a farsi conoscere. Il prodotto migliore di quel programma furono i Tazenda, che l’anno dopo andarono a Sanremo con Pierangelo Bertoli con "Spunta la luna dal monte”.
Nel 1991 forse l’ultimo barlume di talent prima dell’invasione anni 2000. Una gara tra talenti fu introdotta nello show del sabato sera, Fantastico 12, condotto quell’anno da Johnny Dorelli e Raffaella Carrà. Tra i partecipanti un giovane Leonardo Pieraccioni, che già da qualche anno era entrato nella squadra di Radio Deejay e Deejay Television affiancandosi a Fiorello, Amadeus e l’immancabile Linus. A Fantastico Pieraccioni si classificò secondo e qualche anno dopo debuttò al cinema con Il Ciclone.

E beccatevi il repertone con i sei finalisti in gara per la vittoria: ci sono un Dario Cassini vestito da gran figo con occhio celeste assassino (e chiodo d’ordinanza che all’epoca faceva assai gggiovane) e Cristina Ascani. Nel mezzo lui, Leonardo Pieraccioni: vi avvisiamo, gli abiti non si possono guardare!

Da lì in poi poco o niente: è solo nel 2001 che Maria De Filippi apre la sua accademia tv che richiama nel titolo non a caso il fenomeno di Saranno Famosi prima di ripiegare su Amici. Da lì in poi è un’invasione di format stranieri, declinati in varie forme e con alterne vicende.
Finora, infatti, le gare hanno come filo conduttore le ‘specializzazioni’ più squisitamente artistico-intrattenitive. Cantanti, ballerini, attori e comici lasceranno presto il posto a cuochi, pasticceri, stilisti, modelle, manager e chi più ne ha più ne metta. Ma questo sarà oggetto di un successivo approfondimento. La storia del talent show, per citare il celebre Corrado, non finisce qui….

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