Elementary, Sherlock Holmes arriva su Raidue: ma l'adattamento americano sente la mancanza del clima british

ElementaryE se Sherlock Holmes vivesse a New York? E se Watson fosse una donna? E se le sue avventure fossero ambientate ai nostri giorni? E' tutto un "e se..." che fa nascere l'idea, alla Cbs, di realizzare una versione moderna ed americana del personaggio tratto dai romanzi di Sir Arthur Conan Doyle, concretizzata con "Elementary", in onda da questa sera, alle 21:45, su Raidue.

Se l'inglese "Sherlock" aveva già portato le storie del detective più famoso del mondo ai nostri tempi, con la magistrale interpretazione di un bizzarro e geniale Benedict Cumberbatch, "Elementary" prova a riscrivere la storia, rendendo le vicende di Holmes un successo mainstream che possa durare a lungo. E che, quindi, necessita di una revisione quasi totale.

Il risultato è un buon poliziesco, che attinge alle capacità deduttive del personaggio originale sporcando quest'ultimo di un passato burrascoso, con una riabilitazione in un centro specializzato per tossicodipendenti e la fuga, poi, a New York, dove avrà come tutore una donna, ex chirurgo, di nome... Watson.

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L'Holmes americano, interpretato però da un inglese, Jonny Lee Miller ("Eli Stone"), e la sua spalla (a cui dà volto Lucy Liu), intraprendono una relazione che si basa fondamentalmente sulla fiducia di lei nei confronti di lui: Watson sarà messa spesso alla prova da Holmes e dal suo stile di vita irregolare, fatto di notti insonni e giornate in giro per trovare indizi e risolvere prima possibile i casi per cui lavora con la polizia di New York.

Un po' come altre serie americane degli ultimi anni, anche il protagonista di "Elementary" è un personaggio borderline, che non ama le convenzioni e non si fa problemi di dire quello che pensa. Watson, a seguire i suoi ragionamenti, all'inizio fa fatica, ma poi imparerà ad applicare il suo metodo di analisi anche alle vicende che la riguarderanno, siano esse un appuntamento galante o l'incontro con una ex collega.

E' bene, inoltre, chiarire una cosa: la scelta di far cambiare sesso al personaggio di Watson non sembra fare da preludio ad una storia d'amore con Holmes. Carl Beverly, produttore esecutivo della serie, presentando lo show ha messo in chiaro come stanno le cose:

"C'è questa idea che un uomo ed una donna in un telefilm non possano stare insieme senza aver bisogno di fare sesso od essere innamorati. Questa serie racconta l'evoluzione di un'amicizia."

Più casi di puntata, dunque, anche se non mancherà l'incontro con Holmes di un nemico del passato, quel Moriarty che qui comparirà nel dodicesimo episodio sotto una forma diversa rispetto a come l'abbiamo sempre visto. Non aspettatevi, dunque, di poter fare il paragone con i libri, i film ed i film-tv tratti dai romanzi, perchè "Elementary" di Sherlock Holmes non ha abbastanza per poter fare un confronto.

Qui si sfrutta un nome, una situazione ed un'idea iniziale, per poi ritrovarsi a raccontare casi ordinari attraverso indagini deduttive, che rendono quasi inutile il ruolo della polizia e fanno assomigliare il protagonista più a Patrick Jane di "The Mentalist" che all'originale proveniente dall'Inghilterra.

Ma, soprattutto, ciò che rende "Elementary" non all'altezza dei suoi predecessori è la terza protagonista della saga di Holmes: la città. Per quanto New York sia cosmopolita, ricca di stimoli sia a livello narrativo che registico, questa non riesce ad eguagliare la bellezza e la naturalezza di Londra che, silenziosamente complice di Sherlock Holmes, rende le sue storie più affascinanti ed irresistibili, in una simbiosi col protagonista che l'America non riesce ad ottenere.



Elementary, la serie tv

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