Mariano di Vaio a Blogo: "Farei Sanremo, non un reality: in tv cerco solo esperienze interessanti"

Intervista a Mariano di Vaio - Dall'attività di fashion blogger all'aspetto imprenditoriale fino al debutto televisivo con Selfie - Le cose cambiano.

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Ci parli e hai la sensazione di avere a che fare davvero con un bravo ragazzo. Non contano i 5 milioni di follower su Instagram, i risultati pazzeschi o la popolarità internazionale: Mariano di Vaio, fuori dai social, è un ragazzo come tanti altri. Forse più fortunato e capace di trasformare una bella faccia ed una passione in un lavoro assai redditizio. Dal web, dove è approdato come fashion blogger per poi diventare imprenditore (il suo brand, MDV, produce gioielli, vestiti, scarpe e accessori), al debutto televisivo con Selfie - Le cose cambiano (l'ultima puntata andrà in onda mercoledì 28 dicembre, su Canale 5): ecco la nostra chiacchierata.

Perché proprio Selfie?

"Sono sempre stato restio alla televisione. Essendo un mondo molto lontano dalla mia realtà, avevo paura di mischiare troppe le carte e venire etichettato come 'quello che ha fatto il programma x'. C'è voluto tanto per ritagliarsi una credibilità online che mi sembrava rischioso. Ora il momento mi appareva maturo e l'immagine consolidata, così si è presentata questa occasione e ho accettato. Rispetto a tutte le altre proposte - ce ne sono sempre state tante, tutte declinate -, ci vedevo un animo nobile. Mi avevano raccontato - e così è stato - che si sarebbero potute aiutare delle persone e dare una seconda opportunità a tanta gente".

Quale storia ti ha colpito?

"Son stato tanto fortunato. I casi che ho seguito son stati tutti emozionanti. La storia di Brenda, la ragazza con una gamba atrofizzata dalla nascita, mi ha colpito forse più delle altre. Ho avuto la possibilità di conoscerla e ho scoperto una ragazza felice e gioiosa, nonostante i problemi congeniti. E pensare che spesso noi ci lamentiamo o siamo tristi per molto meno. Un bel messaggio, il suo".

Fai coppia con Stefano de Martino. C'è molto affiatamento, vi "shippano" e voi state al gioco. E' nata una bella amicizia?

"Stefano è un grande uomo, tutto d'un pezzo. Ha dei principi solidi ed è davvero una brava persona. Già ci conoscevamo prima di Selfie. Abbiamo amici in comune e spesso ci siamo incontrati a casa di amici per bere un caffè insieme... però solo ora c'è stata l'occasione per approfondire questa conoscenza. E' stato anche un'ottima spalla televisiva, la sua esperienza mi ha aiutato a rompere il giacchio e ad essere meno impacciato davanti alle telecamere".

Vi chiamano "la coppia dei fluidi" e vi tenete spesso per mano. Questo alimenta le voci di omosessualità nei tuoi confronti. 

"Non ho mai letto o sentito queste voci. La verità è che io e Stefano siamo due terroni, entrambi di Napoli: baci, abbracci, 'batti il cinque', sono normali per noi. La gente chiacchiera sempre e ha le sue idee, non mi dà assolutamente fastidio".

Che voto daresti alla tua prima esperienza in tv?

"Un bel nove. E' stata un'esperienza sicuramente positiva e, soprattutto all'inizio, entusiasmante. Mi ha dato tanto. Poi ci sono state delle cose un pochino più noiose e dove mi ci ritrovavo poco. Per esempio? Le discussioni ed i battibecchi non mi interessavano proprio. Questo è stato l'unico punto a sfavore. A me piaceva ascoltare le storie delle persone e parlare con loro".

Questa esperienza ha ampliato il tuo pubblico? 

"Sicuramente. Prima al supermercato ci andavo tranquillo. Magari non potevo andare nelle piazze o nei bar frequentati da ragazzi giovani. Adesso non posso andare tranquillo neppure a fare la spesa, anche la cassiera mi ferma per una foto o un autografo (ride, ndr). Fa comunque piacere".

Oltre a Selfie, quest'anno lo ricorderai per il matrimonio con Eleonora Brunacci e la nascita di tuo figlio. Un 2016 da incorniciare?

"Ci riflettevo proprio in questi giorni, è stato un anno perfetto. Niente è andato storto, sono veramente soddisfatto sotto ogni punto di vista".

Il profilo Instagram creato per tuo figlio ha suscitato non poche polemiche. Come rispondi?

"Non mi interessa rispondere, non lo faccio mai. Ognuno è libero di fare le sue considerazioni, anche se magari alcuni potevano esprimersi più carinamente. Ma non ci sono problemi e, serenamente, non mi interessa".

Insomma, le critiche non ti toccano.

"Quando inizi a fare questo lavoro, sei costretto ad assumere un antibiotico contro le critiche. Quando hai un grosso seguito, le critiche arrivano: è inevitabile. Io sto sulle mie, non mi interessa litigare o intervenire. Mio suocero mi chiama 'il lupo' proprio per questo motivo. Se fossi stato ad ascoltare tutte le critiche dei milioni di persone che mi seguono, forse mi sarei già ammazzato. Take it easy".

La televisione continuerà a far parte del tuo percorso o Selfie rimarrà un unicum?

"A meno che non arrivi una proposta davvero interessante e ancor più stimolante, potrebbe rimanere un unicum. A me piacciono le nuove esperienze per crescere ancora, non accetterei qualcosa di simile a quello che ho già fatto".

Quindi un reality non lo faresti? Ti davano fra i concorrenti della scorsa edizione del Grande Fratello Vip.

"Forse è stata una trovata pubblicitaria di qualcuno. Non mi hanno mai proposto un reality e mai lo farei".

Il valletto di Sanremo, invece, lo faresti?

"Beh, sarebbe un sogno. Fatto quello, potrei smettere di fare qualsiasi cosa. Sicuramente sarebbe un traguardo per me. Ho letto che quest'anno ci sarà Chiara Ferragni, sono davvero contento per lei".

Ecco, Chiara Ferragni. E' il tuo alter-ego femminile?

"Chiara la stimo tantissimo e la conosco da anni. Quando ho iniziato, è stata il mio faro. Ero partito con qualche centinaia di migliaia di follower e non sapevo neppure quel che stavo facendo. Guardandomi intorno, ho visto Chiara: era la più avanti di tutti e ho preso ispirazione da lei per capire i meccanismi di questo mondo. Poi è stata lei a contattarmi, siamo diventati amici e tutt'ora c'è un bel rapporto fra noi. Forse siamo quelli che son riusciti ad internazionalizzarsi di più, anche se ora le nostra strade si sono diversificate".

Come spiegheresti il tuo lavoro a mia nonna?

"(ride, ndr) Sarebbe complicato (silenzio, ndr). Le direi: 'Salve signora, io faccio il fashion blogger ovvero parlo di moda a tanti ragazzi attraverso un sito internet. Loro mi seguono e si rispecchiano in me perché gli piace il mio gusto'. Lei mi direbbe: 'E' un lavoro? Ci guadagni?'. Io risponderei: 'Sì, perché si collabora con i brand ed il lavoro è tanto, eccetera eccetera'. Potrei continuare entrando nei dettagli, ma non è facile da spiegare".

Parli di guadagni: è vero che con questo lavoro si può creare un impero di soldi? O è solo una leggenda?

"Io non faccio testo. Il mercato uomo - a livello di collaborazioni, pubblicità e quant'altro - è il 20% di quello donna. Ma diversificando dall'attività di fashion blogger e creando strutture alternative, siamo arrivati a dei numeri davvero alti. Non mi sarei mai aspettato di arrivare ad avere il tenore di vita che ho oggi".

C'è il rischio di montarsi la testa?

"Io sono un ragazzo di provincia: il rischio c'è, eccome. Non è il mio caso grazie a Dio. La mia fortuna è stata di arrivare qui passo dopo passo, è successo nel momento giusto, dopo tanti sacrifici. Ho fatto tutte le esperienze dei ragazzi della mia età: ho provato a fare l'università, sono andato a fare il cameriere a Londra ed il commesso a New York, ho vissuto in un ostello con otto persone per un anno e mezzo perché non avevo una lira. Poi da lì, piano piano, è successo quello che è successo. C'è voluta tanta fatica".

Quindi non basta essere belli? E' un luogo comune da sfatare?

"Si sfata da solo, basta guardarmi. Mamma mi ha fatto caruccio, ma non sono sicuramente il ragazzo più bello del mondo. Ce ne son tanti più belli di me. Ci vuole tanto impegno e anche l'umiltà di capire che da soli non si è capaci di arrivare da nessuna parte. Io non avevo competenze nel marketing o nella pubblicità, avevo solamente idee e creatività. Mi sono circondato dalle persone giuste".

Oggi è riduttivo definirti "fashion blogger"?

"Più che riduttivo, credo sia non open-minded. La realtà è che un anno e mezzo fa ho aperto una struttura, ho quindici dipendenti e vendiamo in tutto il mondo. Quando era di moda essere un fashion blogger, mi chiamavano modello. Ora sono anche un imprenditore e mi chiamano fashion blogger. Un giorno, qualora dovessi diventare un attore famoso (ha avuto un ruolo nel film hollywoodiano Deported, ndr), forse cominceranno a chiamarmi imprenditore".

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