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Master of None, gli italo-americani contro Alan Yang: “Rappresentati sempre come criminali”

La National Italian American Foundation ha accusato il co-creatore di Master of None Alan Yang di aver considerato le rappresentazione degli italiani in tv ed al cinema corrispondenti alla realtà, citando film in cui gli italiani spesso sono criminali

Gli italo-americani dipinti come mafiosi e rudi nei film statunitensi sono ormai uno stereotipo che la comunità italiana in America sta cercando di contrastare. Anche per questo, le parole di Alan Yang, co-creatore di Master of None, hanno suscitato qualche polemica proprio all’interno della comunità italo-americana, che non ha gradito il discorso fatto da Yang durante gli Emmy Awards 2016, in cui ha vinto con Aziz Ansari il premio come Miglior sceneggiatura di una serie comedy.

Per la precisione, ritirando il premio, Yang ha parlato della scarsa presenza di attori asiatici all’interno dei film e delle serie tv americani. L’autore ha notato che la comunità italo-americana e quella asiatica, negli Stati Uniti, è composta ciascuna da circa 17 milioni di persone. “Ma loro (gli italo-americani, ndr) hanno ‘Il padrino, ‘Quei bravi ragazzi’, ‘Rocky’ ed ‘I Soprano’.”, ha detto. “Noi abbiamo Long Duk Dong (personaggio interpretato da Gedde Watanabe in ‘Sixteen Candles’, ndr). C’è ancora tanta strada da fare“.

La National Italian American Foundation non ha gradito la parole di Yang, che fanno intendere che la comunità italiana sia ben rappresentata da personaggi che richiamano lo stereotipo del mafioso. “La National Italian American Foundation è infastidita dalla denigrazione pubblica della storia italo-americana che ha fatto parte degli Emmy Awards 2016 in onda domenica sera”, ha detto il presidente dell’associazione John M. Viola, “in cui il signor Alan Yang -accettando il premio come Miglior sceneggiatura di una serie comedy- ha paragonato la rappresentazione degli italo-americani nei film ed in televisione a quella degli asiatici sottolineando che le nostre popolazioni sono simili in quantità, eppure noi abbiamo più rappresentazioni nei film ed in televisione. Il signor Yang ha poi elencato quelle che lui considera delle rappresentazioni notevoli degli italiani nell’industria dell’intrattenimento, citando ‘Quei bravi ragazzi’, ‘Il Padrino’ ed ‘I Sopranos’. I suoi commenti, sebbene sottolineassero la scarsa rappresentazione degli asiatici nei film, ha incluso un disprezzo sconsiderato verso gli italo-americani, citando film che li rappresentano come violenti, stupidi e coinvolti nel crimine organizzato, tutti e tre stereotipi che in nessun modo riflettono la vita degli italo-americani.”

Yang ha dovuto aggiustare il tiro, specificando quanto detto in un post pubblicato su Instagram:

Una foto pubblicata da Alan Yang (@alanmyang) in data:

“Cara National Italian American Foundation, se avessi avuto tempo domenica avrei citato film come ‘Titanic’, ‘Pulp Fiction’, ‘Toro scatenato’, ‘Inception’, ‘Ti presento i miei’, ‘Via da Las Vegas’ e ‘Prima di mezzanotte’, tutti con incredibili star italo-americane. E, come ‘Il padrino’ e ‘Rocky’ (che ho citato ma che avete tralasciato nel vostro comunicato) mostrano tutti una varietà di personaggi eroici, cattivi, deboli, ben scritti ed umani. Il punto non è mettere un gruppo contro un altro. Stavo elogiando quelli che considero quattro capolavori. Spero che un giorno gli asiatici in America possano raggiungere quello che gli italiani hanno ottenuto nella cultura pop. Adoro ‘Harold & Kumar’. E’ una delle poche volte in cui ho visto una persona come me che parla bene l’inglese. Ma non è ‘The Revenant’, non è ‘Taxi Driver’. Mi guarderei volentieri un film come ‘The Rock’ e ‘Con Air’ con un asiatico. Sarebbe bello. Ci vuole un po’ di duro lavoro e di tempo. P.S.: diamo alle attrici italo-americane ed asiatiche qualche ruolo da protagonista in più. Con affetto, Alan Yang”.

L’autore è andato a toccare un nervo scoperto per la comunità italo-americana, che da sempre si scontra con una rappresentazione degli italo-americani che già in passato ha suscitato polemiche, ma che sembra non riuscire ad essere sradicata. E’ anche vero che gli asiatici non hanno altrettanto spazio in televisione (Fresh off the Boat e Dr. Ken sono le uniche serie che li rappresentano), ma il rischio è che, se lo avessero, anche loro dovrebbero scontrarsi con altri stereotipi.

[Via DeadlineHollywood]