Uomini e donne, la De Filippi si libera delle unità aristoteliche. Alla faccia del Gf Vip e di Pechino Express

Tina e Damante sono andati in onda a Uomini e donne come se non fossero l’una a Pechino e l’altro al Gf Vip

C’era una volta un austero canone televisivo che prevedeva la verosimiglianza della differita. Esso rispondeva alle tre unità aristoteliche tanto indigeste ai buoni Shakespeare e Manzoni: l’azione doveva essere unica – ovvero non disturbata da episodi secondari – unico doveva essere il luogo e unico il tempo in cui si svolgeva l’azione.

Ebbene, la sintassi televisiva di Maria De Filippi è riuscita a destrutturare tutto questo sino alla spregiudicatezza più ardita. Prima ha cominciato violando l’unità di luogo (con l’universo parallelo dell’esterna, inusuale per un programma girato in studio), poi quella di tempo (registro quintali di puntate e produco due narrazioni distinte, una in tempo reale sul web e un’altra televisivamente a posteriori).

Restava da violare l’unità di azione, che è sempre stato il principio cardine della vecchia tv generalista. Quello per cui, se il conduttore dell’access registrato era lo stesso della prima serata, doveva fingere di essersi cambiato in fretta per salvare le apparenze.

Alla De Filippi, della retorica delle emissioni unificate, non gliene frega nulla. Così, in una puntata di Uomini e donne appena trasmessa, è riuscita a far entrare in studio Andrea Damante chiedendogli della sua “prossima” partecipazione al Grande Fratello Vip. Peccato che la puntata sia andata in onda dopo che l’ex tronista era già entrato nella casa. Chissenefrega: il suo pubblico lo sa e Maria predilige sempre più il flashback: non vi do una narrazione lineare, bensì da riannodare.

Nessuno scrupolo, da parte della produttrice Fascino, neanche per la conferma di Tina Cipollari come opinionista mentre la finzione televisiva la vorrebbe in gara a Pechino Express. Maria si limita a far notare che è tanto dimagrita, senza poter citare il programma della concorrenza per ragioni aziendali. E al tempo stesso è compiaciuta per non aver rinunciato al suo cavallo di razza: perché fare un favore gratuito alla Rai?

Fregarsene delle unità aristoteliche, nella tv del daytime postprodotto, ha sicuramente un vantaggio: non si perde materiale girato come a Reazione a catena durante il terremoto. Al massimo si sospende per lutto e poi, sempre per il rispetto del pubblico, si riparte da dove si era rimasti. Proprio come quando ricominci un libro da dove lo avevi lasciato.

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