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Lampedusa, il film-tv evita il pietismo, inciampa un po’ ma regge la prova

Lampedusa riesce a raccontare l’emergenza dell’isola italiana senza fare troppo moralismo, cercando di affiancare alla storia centrale quella dei protagonisti e dando alla trama significati differenti che non stimolino solo commozione

La Lampedusa turistica, quella dei visitatori che prendono il sole, si fanno il bagno e girano per l’isola godendosi le vacanze è il dettaglio che meglio rende l’idea di quella che era e quello che invece è ora la località italiana che più di tutte le altre sta affrontando l’emergenza immigrazione. Il rischio che correva la fiction Lampedusa, ampiamente previsto prima della sua messa in onda, era quello di finire facilmente nel pietismo di un racconto che oltre alla commozione non sarebbe riuscito a scatenare altre emozioni.

Fortunatamente, l’effetto pietismo è stato evitato, sia da parte degli sceneggiatori che da parte del cast. Gli attori sembrano aver preso seriamente le loro parti, sorretti da dialoghi che risentono inevitabilmente della necessità di dover riassumere in breve tempo una situazione in continuo divenire. Proprio per questo la storia si trova nel mezzo delle difficoltà di dover rendere accessibile a tutto il pubblico la vicenda di Lampedusa ed, allo stesso tempo, di offrire un racconto che toccasse determinate corde emotive.

Riuscire a portare in tv Lampedusa richiedeva, infatti, anche un background che superasse l’ostacolo di ridurre il film-tv a semplice docufiction. Il risultato è un prodotto che riesce a rappresentare l’emergenza in un contesto che la rende centrale sì, ma senza cadere nella morale a tutti i costi. Le storyline dei singoli personaggi riescono a far prendere fiato al pubblico, dando così all’isola un’immagine più realista, ricordando che Lampedusa è fatta anche dei suoi abitanti e di chi vi lavora.

Un’operazione che sta anche molto attenta a non immischiarsi nella questione politica, prendendola solo di striscio ed accennandola tramite le voci lontane delle istituzioni, incapaci di capire perchè Lampedusa non riesca da sola a gestire tutto. Un velo di polemica, certo, impossibile da non portare in tv, ma che non assorbe l’intera sceneggiatura.

La preoccupazione, piuttosto, è quella di dare dei volti a quelle persone che ogni giorno sbarcano a Lampedusa, far dimenticare che sono dei numeri e scuotere un po’ le coscienze del pubblico. Se poi il film-tv possa non sembrare riuscito perfettamente, e peccare di qualche semplificazione, non ci si può aggrappare solo a questo per criticare Lampedusa, che si dà da fare per non cadere in certe trappole narrative mantenendo la sua dignità.