Il vero è l'artificio - Il trionfo dei reality e dei voli pindarici, citando Fassbinder e Mike Bongiorno

Mike Bongiorno

Oggi mi concederete un volo pindarico - un editoriale di mezza settimana, lo chiameremo -, visto che di questi tempi, in televisione, se ne fanno tanti. Maria, forte dei successi che miete senza troppo sforzo, per esempio, si propone per fare un anti-Sanremo. Oppure i Grammy Awards Italy. Oppure per resuscitare il Festivalbar. Oppure, comunque, per essere Re Mida Degli Ascolti.

Che dirle? Può permetterselo, signori miei, perché - checcé ne dica Pier Silvio, che non teme la concorrenza di SKY - Maria è la ragione del 90% dei successi recenti di Mediaset. Ma fanno voli pindarici anche gli altri, sia chiaro: li fa il nuovo Presidente RAI Garimberti, che afferma di non aver mai visto un reality show. Male, dico io. Male, perché a farla, la tv, pensano di essere capaci tutti. Ma per farla bisogna conoscerla. Non si vogliono certo mettere in dubbio le doti di Garimberti, sia chiaro. Ma ignorare l'esistente non è un buon modo per cominciare: dovrà recuperare, se vorrà essere un Presidente credibile, visto che il reality è ormai - da tempo, mica da ieri - parte integrante della tv contemporanea. Visto che i reality trionfano.

Il che non significa che il reality show sia il bene supremo. Ma neanche il male. Il male sono, ahimé, proprio i voli pindarici di cui sopra, il prendersi troppo sul serio, atteggiamento di cui sembra vittima - per passare dall'altra parte - anche quel Fiorello che imperversa da mesi prima ancora che il suo show sia iniziato.

Chi salvo, mi chiederete voi? Salvo Fazio e la sua squadra, e lo sapete bene. Grazie al lavoro di anni culminato con lo speciale di ieri. Ma quella è tv di servizio, oltreché spettacolo. Quella è cultura, e mi si potrebbe opporre l'obiezione scontata: la cultura è alta, la tv è pop.

Non sono d'accordo, ma va bene, sono pronto all'obiezione. E nel pop, salvo Mike. Sì, Mike Bongiorno, che in un impeto di orgoglio a X Factor (già, proprio a X Factor) ha tuonato - con il suo tono abituale da finto-vero svaporato - non importano gli ascolti, importa il gradimento. E' una citazione, questa, di grande importanza. Per il momento storico in cui la frase è stata pronunciata. Per il contesto. Per il personaggio, volto storico Fininvest e poi Mediaset, che va a parlar di gradimento nel reality di RaiDue mandato chissà perché al massacro prima contro il Grande Fratello, poi contro Amici. E poi promosso su RaiUno per la finale.

Ma in tutto questo, ritorno a bomba sul prendersi sul serio. Dobbiamo fare noi, noi spettatori intendo, quadrato perché la tv di intrattenimento cerchi di essere quel che è: non uno sguardo più allegro sulla crisi, che non si sconfigge certo sbeffeggiandola. Ma, appunto, entertainment. E l'unico modo per non prendersi sul serio, in televisione, è ricordare che l'entertainment è una messa in scena.

Citerò, dunque - per chiudere in bellezza - Fassbinder, che risponde a una domanda ben precisa in maniera provocatoria ma quantomai appropriata.

- I suoi sceneggiati televisivi si basano su vicende vere?
- Non esistono vicende vere. Il vero è l'artificio.

Una provocazione da tenere bene a mente, quando si parla di televisione.

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