Fuori gli Autori II: Giorgio Cappozzo a TvBlog e lo “sguardo Spielberg”

Oggi su TvBlog esce Giorgio Cappozzo

di Hit

Autore di moltissimi programmi televisivi, ospite e padrone di casa oggi a “Fuori gli Autori II” è Giorgio Cappozzo. Fra i titoli più recenti a cui ha prestato la sua penna ricordiamo “Laura & Paola”, il Telethon, il Dopofestival, “Il tempo e la storia“, inoltre è coordinatore delle pagine satiriche di Linus.

Lo sguardo Spielberg

Tempo fa girava in rete una clip molto divertente, dal titolo Sguardo Spielberg. Era una selezione di primi piani dei film del regista americano. Da “Incontri ravvicinati” a “Schindler’s List” c’è sempre un momento in cui la camera indugia su un personaggio il cui sguardo punta l’infinito. È un primo piano pieno di tensione, che gonfia l’oggetto fuori scena di mistero. Cosa diavolo starà guardando con quegli occhi spalancati? Gli alieni, la fine del mondo, l’abisso? Ecco, quando qualcuno chiede “che lavoro fai?” e tu rispondi “autore tv” una volta su due scatta lo sguardo Spielberg.

L’autore tv non ha una definizione. Neppure su Wikipedia. È tante cose: scrive i testi, pensa le gag, tratta con gli ospiti, segue la scaletta, consola il conduttore, litiga col regista, media con l’editore. Soprattutto – i più bravi – organizzano e motivano gli altri autori. Fanno gruppo. Gli autori sono tante cose, ma una cosa non manca mai nell’autore. Quella piccola percentuale, quella leggera ombra di cialtroneria che dal 1954 (anno di nascita della tv italiana) in poi ne caratterizza il profilo sociale.

Vediamo allora alcune tipologie ricorrenti di autore tv, premettendo, a scanso di equivoci, che chi scrive le incarna tutte più una: quella dell’autore che parla dell’autore tv come se lui fosse un idraulico.

L’autore imboscato.
Entra in sala autori, si siede e si scherma dietro a un quotidiano incartato come un’opera di Christo. Sta lì, riparato come un turista nella sua canadese, fino a sera. Esce solo per mangiare. Amato da tutti perché temuto da nessuno.

L’autore informato.
Ha un rapporto fittissimo col suo portatile. Non distoglie mai lo sguardo dallo schermo. Digita, preme, trascina. Mentre gli altri abbozzano idee per la scaletta della serata lui continua a fissare quello schermo come un amanuense del web. In realtà apre e chiude compulsivamente la home del Corriere e di Repubblica fino a cadere in un leggero stato catatonico.

L’autore attendista.
Attende ai margini del tavolo che qualcuno nel marasma generale tiri fuori un’idea inascoltata. La lascia morire nella speranza che l’autore vada presto in bagno per poterla rivendere come sua.

L’autore incompreso.
Voleva fare il grande romanziere. O il professore universitario. Qualcosa è andato storto e si trova a scrivere per la tv. Interpreta il ghigno di chi è convinto di meritare ben altri uffizi e si trascina masticando trame di romanzi che non pubblicherà mai. Ha in tasca due o tre aneddoti che tira fuori a mensa. Se incappa in un refuso o in una espressione circonvoluta di un collega è capace di improvvisare una lectio magistralis in latino così lunga e noiosa da compromettere la realizzazione di una puntata e la tenuta delle scaloppine.

L’autore ricco.
Ha cominciato tanti anni fa, quando si guadagnava bene. Te lo dice lui stesso: quando ho cominciato io si guadagnava bene, oggi meno, e tu rosichi. L’autore ricco ti racconta di programmi in cui si spendeva molto, e adesso devi fare cose con due lire, te lo dice lui stesso, e tu rosichi. L’autore ricco, spesso, mancando l’urgenza economica, è meno motivato. Tu ti entusiasmi anche per piccole cose e lavori i fine settimana mentre lui si dondola in barca sgranocchiando gamberetti, e tu rosichi.

L’autore misogino.
Tutti, o quasi.

L’autore silenzioso.
Parla a voce molto bassa, la qual cosa gli conferisce nel tempo un alone di mistero. Parla così a bassa voce che si fatica a comprendere ciò che dice, ma è tale l’idea di equilibrio e controllo che trasmette da renderlo autorevole. Pur ignorando le sue idee (che semplicemente non si sentono) ogni suo intervento ha l’efficacia di un analgesico, di una pausa tra l’ego di un produttore e lo sclero di un capoprogetto. Un fonico amico mi ha confessato che in realtà gli autori silenziosi dicono cose qualunque, come “sapete che ore si sono fatte?” o “alea iacta est” confidando nell’ingenuità altrui.

Le autrici.
Al giugno 2016 sono sei.

L’autore santone.
Alla fine è solo matto. Ma ci vuole un po’ per capirlo. È sempre in ordine. Affronta il suo lavoro – che penseresti essere un mestiere per scapigliati – con l’aplomb di un deputato inglese. Capelli profumati, pelle liscia e un sorriso la cui permanenza è pari solo alla paresi. Tra una scaletta e una registrazione trova il tempo per munifiche riflessioni sulla vita, sul futuro, sulla dignità. E quando tutto crolla, laddove anche il Dalai Lama troverebbe agio per una bestemmia, lui veleggia sull’inesorabilità degli eventi. C’è del Sai Baba, in quel corpo da Memo Remigi. Tanta saggezza per un mestiere che pensavi appannaggio degli sbalestrati. (Ma alla fine è solo matto).

L’autore pettegolo.
Fa questo mestiere per poter avere notizie di prima mano su vip e dintorni. Per un quarto del tempo si dedica a testi e scalette, per il restante parla di quanto è stronzo quel regista da quando non si scopa più l’assistente della moglie del capo-struttura che intanto se la fa con il fonico amante della conduttrice del programma firmato da quello che è chiaro a tutti che si sta rovinando per la montatrice sposata con il curatore della rubrica del giornalista che tutti sanno frequentare quella sgallettata che oddio ma è tua moglie!

L’autore migrante.
Non ce ne sono.

L’autore televisivo televisivo.
È il più rilassato di tutti. Non ha smania di presenzialismo. Parla poco. Spesso porta occhiali scuri dietro cui sorride sornione al carosello di idee, lazzi e dibattiti altrui. Dà ragione a tutti. Se interpellato risponde laconico: ragazzi, la tv deve essere una cosa semplice, non complichiamoci la vita, ridimensionate le pretese. È eticamente riprovevole ma, ammettiamolo, ha ragione.

L’autore che verrà.
Ha idee molto belle per programmi fantastici su storie favolose. Ma sono idee irrealizzabili. È un’utopista che non fa i conti con la materialità dei budget e dei vincoli di rete, senza dolersene: per lui l’autore o è visionario o non è. Mentre tu, prosaico che non sei altro, cerchi di convincerlo che un elefante viola calato dall’alto in una piscina di crema chantilly come apertura del meteo è improponibile, lui già guarda fuori dalla finestra lambiccandosi su come portare il sole in prima serata.

Giorgio Cappozzo

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