David Parenzo a Blogo: “La 7 è servizio pubblico. Perché il canone va solo alla Rai?”. E su La Zanzara…

In Onda, L’aria che tira d’estate, La 7, Cairo, Rai e La Zanzara. Intervista a David Parenzo.

“Lavorare d’estate ha i suoi pro e i suoi contro”. L’estate di David Parenzo è senza dubbio infuocata, lavorativamente parlando. E’ ‘In Onda‘ ogni sera su La 7, in access prime time, con Tommaso Labate. E, da lunedì 8 agosto, anche la mattina con L’aria che tira d’estate. “I contro riguardano la famiglia: i miei figli e la mia compagna devono occuparsi di tutto, accusano la mia lontananza. Il bello, invece, è che puoi sperimentare. Le notizie ci sono, non vanno in vacanza. E La 7 dà la possibilità di fare, sperimentare e sperimentarti. E’ una grande opportunità”, ci confida.

La conduzione de L’aria che tira d’estate è part time.

“Mi considero il sostituto del sostituto. E’ il programma di Myrta Merlino. L’ottimo Pancani ha fatto la stagione estiva e, siccome anche lui doveva giustamente riposarsi, sono subentrato io. Conduco questa settimana e poi torno dopo Ferragosto per un’altra settimana. Il mio unico timore era quello di risultare ‘prezzemolino’ ma gli accordi sono quelli di fare solo due settimane. State tranquilli che non infesterò l’etere. Non farò anche il meteo né il traffico”.

Il linguaggio della mattina è diverso?

“E’ diverso perché puoi fare una televisione più colloquiale. A quell’ora, secondo me, le persone sono appollaiate nel patio delle loro case al mare e ascoltano radiofonicamente la televisione. Io affronto questa conduzione come se stessi sfogliando un giornale con i telespettatori di quell’ora. Cerco di dare ritmo e mi diverto a passare dal pezzo sui divieti in spiaggia al caso della moschea di Roma. Quella fascia permette di affrontare notizie con un passo diverso. La prima serata, invece, richiede un’impostazione diversa ed un racconto più coerente”.

Gli ascolti di In Onda vi premiano.

“Siamo contenti. La coppia Parenzo-Labate è ultra consolidata. Tolti i suoi occhi azzurri e la sua altezza, siamo uguali. La formazione è la stessa. Non litighiamo mai. Né in onda, né fuori”.

Mai uno scazzo?

“Magari per chi paga il caffè. Lui è un meridionale con la mentalità del nord. E’ il primo meridionale che arriva puntuale, spesso ancor prima di me. Il segreto del nostro piccolo successo è la complicità sia nella costruzione della trasmissione che nel trattamento degli ospiti. Siamo complici nel tirar fuori le notizie”.

Ci sono intuizioni interessanti.

“L’impaginazione della trasmissione viene scelta da me e Tommaso con tutti coloro che lavorano con noi. La costruzione nasce da un lavoro collettivo. C’è chi aggiunge, chi mette, chi vuole più o meno trash, chi più alto e chi più basso”.

Cosa intendi con ‘trash’?

“Il termine giusto è pop, non trash. Spesso capita di invitare personaggi apparentemente pop ma, inseriti nei nostri contesti a discutere con personaggi alti (intellettuali, filosofi, scrittori), non risultano stonati. La nostra idea è quella di contaminare la discussione e creare cortocircuiti”.

Addirittura Celentano si è scomodato per voi.

“L’endorsement di Celentano è stato inaspettato e straordinario. Inutile dire che io sono un suo fan, sarebbe una captatio benevolentiae”.

Anche Cairo ha parlato bene della vostra coppia. Siete stati una sua intuizione.

“E’ così, assolutamente. La nostra coppia è nata per caso e l’intuizione è stata sua. Io avevo condotto Iceberg su TeleLombardia, poi ho fatto a lungo l’inviato al fianco di Luca Telese. Devo molto a Luca perché abbiamo fatto una lunga strada insieme, ho sempre fatto l’inviato delle sue trasmissioni. Cairo, invece, c’ha creduto e sostenuto”.

Come lo vedi alla guida di RCS?

“Quando un giornalista parla del proprio editore può venir tacciato di piaggeria. Ho sempre detto – pure in tempi non sospetti, potete controllare – che Cairo è l’unico editore puro del nostro Paese. L’Italia non ha mai avuto editori puri. Tutti hanno sempre avuto altri piccoli interessi che, per carità, non è un crimine. Ma l’editore puro all’americana non esisteva. Il fatto che esista un editore che tolga i soldini di tasca propria e fa l’editore di mestiere è una cosa positiva per il Paese. Così siamo un po’ meno provinciali. Personalmente, non ho mai ricevuto neppure una telefonata da lui per ricevere dritte su chi invitare o sui temi da trattare”.

In altri contesti è successo?

“Può essere capitato in altre realtà. Può esserci stata maggiore sensibilità verso alcuni argomenti”.

Ti riferisci a Rai o Mediaset?

“E’ un discorso assolutamente generale e non c’è nulla di strano. La famosa libertà di informazione bisogna conquistarsela, anche perché chi si fa pecora… il lupo se lo mangia. E’ stato straordinario Massimo Giannini. Ha tenuto testa a innumerevoli pressioni che ha subito e denunciato, pagando anche un prezzo alto. Ma è un signore che non si è mai mosso di un centimetro. La sua trasmissione può piacere e non piacere, ma ha fatto giornalismo, inchieste e fatto sapere quel che pensava”.

La 7 fa servizio pubblico?

“La 7 è uno straordinario esempio di servizio pubblico. I telegiornali di Enrico Mentana non sono servizio pubblico? Le inchieste di Formigli a PiazzaPulita non sono servizio pubblico? Non si capisce perché una parte del canone non possa essere destinata qui o anche alle televisioni locali. Perché ci dev’essere il monopolio della Rai? La 7 è la televisione generalista con il maggior numero di ore di informazione: oltre 2300 ore nei primi sei mesi del 2016”.

La Rai sta vivendo un momento particolare. Si parla di epurazioni, censure…

“L’allontanamento di Bianca Berlinguer fa sorridere. Anzi, fa incazzare. Bianca Berlinguer non mi pare una pericolosa sovversiva né una persona che facesse un telegiornale squilibrato. Il Tg 3 è sempre stato un tg giustamente corsaro nel senso migliore del termine, guai a farlo diventare un telegiornale come tutti gli altri. E’ fuori di dubbio che attualmente ci sono tre telegiornali guidati da bravi giornalisti, equivicini a Renzi. Certo, le persone vanno giudicate per quelle che fanno ma puzza la modalità”.

C’entra il governo?

“Il governo ha fatto una riforma della Rai pessima. Durante la campagna elettorale tutti, da destra a sinistra, dichiaravano di voler privatizzare la Rai. Ora tutti se la prendono con Renzi solo perché quando vengono promesse delle cose e poi non vengono rispettate, si è più cattivi nel giudicare. Lui ha la responsabilità di aver fatto una pessima riforma della Rai perché diversa da quella che avevano promesso. Dopodiché, mi colpisce la solitudine dell’amministratore delegato con Campo dall’Orto. Mi fa quasi ridere questo smarcamento di una parte del Partito Democratico”.

E questa è la tv. Passiamo alla radio. Dove ti ascolteremo da settembre? Pare ci sia una disputa Radio 24-Radio 105 per La Zanzara.

“Io ho un contratto con Radio 24, in particolare con La Zanzara, fino al 31 dicembre 2016″.

Quindi La Zanzara resta su Radio 24.

“Poi, sai, può succedere qualsiasi cosa. Ci si separa e ci si divorzia con una certa facilità, figuriamoci se non possono cambiare cose in corsa. Io ho un contratto con Radio 24, dovrei tornare a La Zanzara lunedì 5 settembre”.

E Cruciani sarà con te?

“A me risulta (ride, ndr). E’ divertente creare aspettative e vedere cosa succederà lunedì 5 settembre dalle 18.30. Collegatevi e sentirete”.

Si parla tanto di Radio 2 in questo periodo.

“Radio 2 è una delle cose più belle che fa il servizio pubblico. E’ sostanzialmente quello che faceva Rai 3 un tempo: sperimentazione e programmi di successo con idee e conduttori diversi. Radio 2 è una punta di diamante, ha una identità molto precisa. Fino a oggi non so quanto il servizio pubblico abbia valorizzato la radio”.

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