NUOVO FORMAT, CHI MI PAGA L’IDEA?

Passato questo Natale ce ne sarà un altro, poi un altro ancora e così via. Ma, via, questo non nè un Natale come gli altri, come si deve. Questo è il Natale che suggerisce l’idea per un format stuzzicante e formativo. Nasce Gesù Bambino e muore un’altra illusione. Culla e bara. Bue e asinello, asinelli

Passato questo Natale ce ne sarà un altro, poi un altro ancora e così via. Ma, via, questo non nè un Natale come gli altri, come si deve. Questo è il Natale che suggerisce l’idea per un format stuzzicante e formativo. Nasce Gesù Bambino e muore un’altra illusione. Culla e bara. Bue e asinello, asinelli e buoi al funerale della seconda repubblica (?). Fantastico. Uno spettacolo senza precedenti che però ha i suoi precedenti. Uno show must go on che va in onda in televisione e, sebbene se ne accorgano tutti, nessuno ha avuto ancora l’idea di sfruttarlo fino in fondo. Per un format imbattibile, in cui possano esssere coinvolti tutti gli italiani. Il format si regge su uno spunto fragile come la neve mista a pioggia. Lo spunto è la corruzione che mette fuori la testa con piccoli o grandi iceberg nei poli della politica e delle banche (o dovunque c’è quel denaro avvelenato peggio della cocaina di Lapo), in un gran ballo dei transessuali e travestiti. I trans hanno un abito per il giorno e uno o più per la sera, seni o peni o vagine comprati al sexy shop o da un mammano di Casablanca per uso politico e nella finanza. Come prima cosa, per il format non c’è bisogno di un costumista o un attrezzista sessuale.

I partecipanti al reality show di una durata da convenire ( a cominciare da Mani Pulite per arrivare ai Furbetti o Fighetti o Furboni e Figoni del Quartierino o del Quartierone?) portano tutto da casa o dall’ufficio o dallo scannatoio. Seconda cosa importante: la difficoltà della selezione. Fare una convocazione e poi effettuare dei provini può essere inutile. Per selezionare, almeno per un primo elenco, basta prendere i giornali dei tempi di Mani Pulite, dare una bella scremata tra morti per cause naturali, suicidi (il reality è cinico per definizione) e scomparsi all’estero o nel nulla in qualche confortevole residenza in località amene, ed ecco fatto. Naturalmente la faccenda si complica per la situazione dei Quartierini e dei Quartieroni ma penso che si possa arrivare a capo delle difficoltà stando attenti ai giornali che sono pronti a cogliere dalla gola profonda del momento ogni sussurro che possa fare luce o mettere nei guai questo o quest’altro. Si vedrà che il cast garantisce di tutto. Non faccio nomi, per carità, ci mancherebbe. Il gioco è appena cominciato e non voglio sembrare poco informato. L’importante è badare alle mutande. Mutande di ferro, acciaio, latta, eccetera, ognuna delle quali è stata e viene stracciata nella carta stampata e tra i pollici delle televisioni. Mutande come simboli di intimità violate, classificate seconda la capacità di resistenza o di occultamento. Tutti simboli garantiti da quadri di riferimento di ambienti mondani non solo romani, dove la Roma ladrona sta passando rapidamente in minoranza. Quando c’è un elenco probabile,bisogna trovare il luogo, ovvero lo studio o comunque la location dove ambientare il reality. Regina Coeli è ovvia come San Vittore. Non vanno nemmeno bene Montecitorio o Palazzo Madama, ma neanche Palazzo Koch o la Basilica di San Pietro (verso la quale io personalmente porto grande rispetto). Non funzionerebbero Porta a Porta o Markette o Rock Politik, e tanto meno Serie A di Mentana o la Domenica Sportiva della Rai. Escludo anche isole, arcipelaghi, fattorie e Cinecittà. La mia idea, per questo specifico aspetto, è di arrivare finalmente a sdoganare il luogo dove Paolo Di Canio fa il saluto romano (e dove prima o poi spunterà un pugno chiuso), dove si raduna il meglio del paese nell’appassionante, melodrammatico spettacolo nazionale e internazionale (una dimensione, quest’ultima, opportuna in tempi global). Si è capito: parlo dello Stadio Olimpico. Ha le strutture e i riflettori giuste. Il dubbio è se la capienza potrà rivelarsi sufficiente. La questione è seria,specie se il format, volendo proporre qualcosa di esaustivo e di estremamente spettacolare, tornerà a sventolare gli elenchi della P2 ben noti dagli anni Sessanta. Ma tutto si può fare, basta fissare le regole del gioco. A proposito di regole, il format- con il pubblico che potrà comodamente da casa grazie al digitale terrestre ed extraterrestre intervenire in modo diretto ed efficace come non mai-avrà un regolamento affidato a coloro che hanno vissuto dalla parte degli accusati (anche quelli che si sono poi rivelati innocenti) la stagione di Mani Pulite e hanno acquisito esperienza indiscussa. Le nominations potranno premiare una o più persone, meglio ancora le cordate che si sono intrecciate e ancora intrecciano Furbetti e Furboni. Invece di Simona Ventura o Alessia Marcuzzi, a condurre potrebbe andare bene Milly Carlucci dopo i successi di Ballano con le Stelle. Le Stelle non mancano certo negli ambiti dei possibili candidati al format. Manca il titolo. Eviterei titoli moralistici o troppo espliciti, tipo “Il quartiere dei korrotti” o “Mani sporche” o “Mani nel sacco” o ” Una mano di dietro e una davanti” (vecchia espressione romana cara a don Falcuccio che si proteggeva come poteva), o “Mano lesta” o “Rapina a mano armata”(citazione da un film del grande Stanley Kubrick per chi non lo sapesse). Insomma, ho bisogno di consigli. Il soggetto e il trattamento sono pronti, o quasi, tanto non bisogna inventare. Serve anche un canale tv visto che ” Telesogni” non si è mai fatta e Santoro e Costanzo sognano di entrare o rientrare in Rai. Serve anche chi mi paga per il lavoro da fare. Il progetto l’ho depositato alla Siae ma non mi hanno detto se lo accettano o meno, pare che ci sia casino anche lì. I ragli dell’asinello arrivano al cielo, il bue muggisce al cielo come un toro sverginatore. Il Bambinello è di plastica nella culla di plastica. I pastori si vestono nelle jeanserie e portano scarpe bucate che fanno aria ai piedi. Le pecore sono pazze e le galline non stanno meglio, le mucche sono in convalescenza. L’aria è profumata di caldarroste. Ma io sento puzza o tante puzze. Ora pro nobis, format!

Italo Moscati
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