Stefano Vegliani (Mediaset) a Blogo: "Rio 2016, la mia 15esima Olimpiade. Rai unica tv che fa tanto per sport minori. Sky manda solo un'inviata? Mi disgusta"

"Nelle telecronache c'è la tendenza italiana di urlare; non fa bene al racconto. Come non fa bene l'eccessivo tecnicismo"

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14 Olimpiadi, tra estive e invernali, alle spalle. Stefano Vegliani è l'inviato storico di Sport Mediaset e Premium per i cosiddetti sport 'minori'. E, manco a dirlo, timbrerà il cartellino anche a Rio per i Giochi Olimpici al via venerdì 5 agosto 2016. Blogo ha intervistato il giornalista classe 1959. Si tratta del secondo appuntamento della rubrica estiva di TvBlog dedicata appunto ai giornalisti televisivi che si occuperanno di Rio 2016, dopo quello con Lucia Blini, capo delegazione Mediaset.

Quale sarà il tuo ruolo a Rio?

Seguirò principalmente il nuoto. Per dieci anni ho seguito Alberto Tomba, ora da dieci anni seguo Federica Pellegrini più o meno con intensità analoga. Da quando c'è lei il nuoto è diventato più popolare.

Quanto è penalizzante raccontare un evento sportivo senza averne i diritti tv, come nel caso di Mediaset?
Molto penalizzante. La grossa differenza tra chi ha i diritti e chi non li ha - al di là delle immagini, che comunque noi avremo in parte grazie ad un accordo con la Rai - è che questi ultimi non possono entrare con la telecamera nella zona mista, dove si fanno le interviste a caldo agli atleti. Li possiamo beccare soltanto a Casa Italia. Anche a Londra è andata così: nonostante la conoscessi da tanti anni non sono riuscito a fare un'intervista alla Pellegrini.

Da telecronista vivere le Olimpiadi senza poter fare telecronache com'è?
Io ho fatto le telecronache, ma mai alle Olimpiadi. E comunque a me piace raccontare lo sport al di là della telecronaca. Ecco, diciamo che, se non avere i diritti tv ci penalizza, la tecnologia ci aiuta. Avremo degli zainetti con schede telefoniche che permettono di fare una diretta da qualunque posto nel mondo. Cosa faremo? Avremo la postazione fuori dal villaggio olimpico ma senza telecamera potremo andare a vedere la gara e a sentire quello che l'atleta racconta dopo la gara. Poi io lo riferirò e magari porterò con me un collega per commentare.

Fuso orario. Le gare di nuoto sono previste quando in Italia sarà notte fonda. Tu dovrai confezionare il servizio per il primo Tg Mediaset del mattino successivo, andare a dormire e svegliarti poche ore dopo per seguire la nuova giornata di gare...
Sì, le Olimpiadi esulano da ogni logica (ride, Ndr). Si sa che in quei 20 giorni i ritmi saranno così. Siamo in 5 quindi riusciremo a districarci, a fare quasi dei turni.

Tu inviato vieni mandato a seguire una gara. Ma la medaglia italiana arriva, a sorpresa, in un'altra gara contemporanea, che nessun giornalista sta seguendo. Ti è mai capitato di essere spedito altrove in corsa per rimediare?
Assolutamente sì. Atene 2004, pentathlon femminile, ultima gara, corsa: un'italiana è prima, forse seconda, ci rechiamo tutti lì, si va in truppa, in macchina coi colleghi, perché non sempre gli spostamenti ufficiali funzionano; alla fine lei, poveraccia, crolla e chiude al quarto posto. Qualche mio collega addirittura le dice in faccia, in maniera spiacevole, ''sta stronxa, ci ha fatto fare una corsa inutile!".

Comunque il servizio lo realizzasti lo stesso?

Sì. A Rio essendo in 5 (ci saranno anche Edoardo Grassi, Angiolo Radice e Francesca Benvenuti e la capo delegazione Lucia Blini, Ndr), credo che tre saranno in giro, mentre uno sarà sempre pronto a partire da Casa Italia per coprire gli imprevisti. Angiolo Radice ha molti contatti, soprattutto nella pallavolo femminile. Francesca Benvenuti, invece, fa molta Champions, non ha una marea di contatti pur avendo già fatto le Olimpiadi di Londra. E comunque è una sveglia, che si muove.

Quale è stato il momento più difficile per te alle Olimpiadi?

A Londra Sky non ci ha dato gli accrediti, non ci ha dato niente. Quelle Olimpiadi sono state un po' frustranti. Dal vivo ho visto solo due gare. Però è stato divertente perché con il cameraman abbiamo trovato un prato da dove gli atleti prendevano il pulmino. Abbiamo beccato Josefa Idem, che conosco bene, l'abbiamo intervistata e abbiamo mandato l'intervista via computer. È stata una delle poche soddisfazioni, dal punto di vista personale, delle Olimpiadi di Londra.

Quali sono le Olimpiadi che invece ricordi con più emozione?

Quelle di Sidney. Se penso alle medaglie del nuoto o alla medaglia d'oro della Sensini mi viene la pelle d'oca.

Un giornalista deve seguire per la prima volta le Olimpiadi. Cosa gli consigli di fare o cosa di non fare assolutamente?
Cosa fare? Cerca in tutti i modi di andare alla cerimonia inaugurale, per la quale serve un biglietto supplementare perché sono contingentati. La cerimonia inaugurale dal vivo - la prima che ho visto io fu quella di Los Angeles nel 1984 - ti toglie il fiato. Cosa non fare? Non saprei.

In cosa, in particolare, è cambiato il racconto televisivo delle Olimpiadi negli anni?
È cambiato molto perché sono cambiate molto le tecniche di riprese, pensa alle riprese sott'acqua nel nuoto. Essendo di più gli elementi da questo punto di vista, nelle telecronache ormai è meglio una parola in meno che in più. Oggi la qualità delle riprese è sempre più elevata, la regia è sempre più sofisticata e per lo spettatore questo è tanta roba. Ogni gara sembra un videogame.

Qual è la qualità del racconto degli altri sport (no calcio) nella tv italiana oggi?
La qualità del racconto è legata alle conoscenze dei telecronisti. Io non mi permetto di fare nomi né confronti. Dove ci sono telecronisti che hanno grande esperienza, conoscenza dello sport e delle persone la qualità del racconto è maggiore. Purtroppo c'è la tendenza italiana di urlare, che secondo me non fa bene al racconto. Come non fa bene l'eccessivo tecnicismo. Al pubblico l'eccesso di statistiche non interessa, è più interessante la curiosità umana. Poi è chiaro che se conosci bene lo sport sapere cose tecniche e statistiche ti aiuta nella narrazione di colore.

E al di fuori delle telecronache? Per esempio nei notiziari, com'è la situazione?
Guarda, io adesso sono in ferie. Mi hanno detto però che l'altro giorno Sport Mediaset ha fatto un servizio su Pokémon Go... Hai capito?

Eh, e tu sei entusiasta di questo servizio?
No, per niente (ride, Ndr). Ci sono dei direttori... decidono loro.

La tv concede abbastanza spazio agli altri sport oggi?
Bisogna riconoscere che l'unica televisione che fa davvero tanto per gli sport minori è la Rai. Poi magari tante cose sono mal fatte, però anche per motivi politici dà tanto spazio. Sky a Londra ha fatto una cosa pazzesca, a qualunque ora potevi vedere su dieci canali diversi ciò che volevi, anche se ha fatto ascolti di nicchia. Ora per Rio manda una sola persona. Meno di La7. Gli sport vari devono fare cultura e quello che ha fatto Sky è l'antitesi della cultura. L'operazione Sky mi disgusta.

Il giornalista televisivo che riesce a fare meglio di tutti gli altri sport chi è secondo te?
Sandro Fioravanti, oggi capo delegazione Rai a Rio e in passato telecronista di nuoto.

Il tuo pronostico sulle medaglie italiane a Rio.
Voglio essere scaramantico, non mi sbilancio. Se saranno 30, 35 o 28 medaglie non lo so... è un esercizio di stile eccessivo. Sui social sono tutti dottori ed esperti. Credo però ci saranno belle sorprese. Malagò è sempre vicino agli atleti, vedo una Nazionale con un bel feeling nel suo complesso. Questo dà fiducia.

A proposito di sorprese, il tuo pronostico sulla storia o sui personaggi di cui si parlerà a Rio?
Dico un equipaggio della vela: Silvia Sicouri - che conosco da quando è nata, il papà, recentemente scomparso, era mio amico - e Vittorio Bissaro, catamarano misto. Se non vincono una medaglia piango per una settimana (ride, Ndr). No, seriamente, sono forti, sono lì per vincere una medaglia, sono tra i primi 5 equipaggi al mondo. E una medaglia se la meritano.

Ultima cosa. Rio sarà per te la 15esima Olimpiade. Poi ci sarà anche la 16esima, giusto?
Ho 57 anni, quindi penso di sì (ride, Ndr). E poi le prossime due sono in Oriente, Corea (2018) e Giappone (2020), due Paesi che mi piacciono.
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