Stranger Things, la riscossa di Winona Ryder parte dagli anni ’80 e da Netflix

I fratelli Duffer raccontano la genesi della nuova serie di Netflix

The Americans, Halt and Catch Fire e ora Stranger Things: gli anni ’80 sempre più protagonisti della tv di oggi. Tra serie ambientate in quel periodo, remake e reboot di classici di quegli anni è sempre più evidente come siano arrivati nelle stanze del potere sceneggiatori, produttori, dirigenti cresciuti in quegli anni e desiderosi di riportare in vita le atmosfere con cui sono cresciuti.

Lo ammettono apertamente anche i gemelli Duffer, Matt e Ross, creatori della nuova serie tv Stranger Things distribuita da Netflix in tutti i paesi in cui è presente, ambientata proprio in quegli anni e che rappresenta un chiaro e evidente omaggio ai film di quegli anni da E.T. ai Goonies. Protagonista della serie in otto puntate è Winona Ryder diventata famosa grazie ai ruoli in Edward Mani di Forbice o Beetlejuice, icona di quegli anni ’90 in cui i fratelli Duffer erano adolescenti. Dopo l’esperienza dello scorso anno su HBO con Show me a Hero, si tratta del primo ruolo da protagonista in una serie tv per Ryder, una necessità per l’attrice di 44 anni in un periodo in cui “si stanno realizzando molti show che penso che sarebbero stati film quando avevo vent’anni“.

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Shawn Levy, produttore e fondatore della 21 Laps ha rivelato che l’attrice è stata scelta dopo un incontro lungo tre ore, in cui era evidente che “ non sapesse nemmeno cosa fosse lo streaming. A malapena sapeva cos’è una serie tv, non ne aveva mai fatta una“. Winona Ryder ha ammesso di aver avuto difficoltà a trovare i ruoli giusti negli ultimi anni, in un periodo in cui l’industria è profondamente cambiata e in cui un film come Ragazze Interrotte molto probabilmente non sarebbe stato realizzato ma “probabilmente sarebbe stato preso da Netflix o HBO o qualcosa di simile. Penso che questo tipo di televisione è interessante quanto gran parte dei film in circolazione

L’industria cinematografica è molto cambiata. O si realizzano piccoli film, con tanto amore ma dalla lunga lavorazione, o grandi blockbuster di cui è difficile far parte se hai 44 anni

Per questo il ruolo di mamma disperata e sconvolta per la scomparsa del figlio in Stranger Things è perfetto per lei, non solo per l’età ma anche perchè riesce a mettere in luce tutte quelle sue qualità da attrice che ultimamente erano state dimenticate dall’industria. La serie non è ancora stata rinnovata ufficialmente da Netflix, ma stando alle parole di Matthew Modine (che interpreta l’inquietante professore a capo delle misteriose ricerche condotte dal governo) e al positivo e unanime riscontro della critica, una seconda stagione sarebbe già in cantiere.

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Matt e Russ Duffer avevano da diversi anni l’idea di una serie tv di tipo sci-fi horror, che fosse un omaggio agli iconici film degli anni ’80, ma non avevano esperienza in ambito televisivo e da questo punto di vista la collaborazione con la prima stagione di Wayward Pines è stata la giusta palestra per apprendere dall’interno le tecniche per lo sviluppo di una serie tv.

I fratelli Duffer hanno voluto spiegare la necessità di realizzare una serie tv e non un film insistendo sulla volontà di non raccontare semplicemente la storia di “una mamma che cerca il figlio, ma la storia di diverse generazioni. E in un film di due ore questo non era possibile“. Per questo hanno realizzato una serie che spinge alla maratona, al cosiddetto binge watching, anche perchè sono loro stessi “maratoneti televisivi” e la loro speranza è che gli spettatori riescano a finire la storia entro lunedì. Il produttore Levy ha infatti aggiunto “nessuno ti farebbe mai realizzare un film da otto ore, solo Netflix in pratica lo fa. Solo che lo chiamano serie tv“.

Stranger Things non è solo la storia di una mamma che cerca un figlio, ma anche quella dell’amicizia tra ragazzini che amano la scienza e gli esperimenti e finiscono per scontrarsi proprio con questo mondo, grazie al misterioso centro di ricerca situato nei pressi della loro città. Un elemento scientifico e soprannaturale legato anche questo agli anni ’80, alla Guerra Fredda e a quella ricerca di armi o mezzi per sconfiggere il nemico.

Dopo qualche passaggio a vuoto, Netflix torna a proporre una produzione originale di buon livello e che tiene attaccati allo schermo con la voglia di vedere le puntate successive e finire tutte le otto puntate il prima possibile, magari entro lunedì come sperano i fratelli Duffer.

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