Speciale Cose Nostre, Gente in Aspromonte incontra La Piovra per una scommessa tosta

Cose nostre promosso con una puntata in prima serata, mentre da ottobre…

  • 21.34S

    Si comincia in medias res… con la ndrangheta a Reggio Calabria, “una terra in cui si può morire per una mucca”.

  • 21.36

    Viviana, ex medico, oggi in pensione, racconta la fine che ha fatto suo marito Fortunato, anche lui medico, per colpa della mafia. Proprio per questo lei non accetta di lasciare Locri. Il concept è quello del racconto di storie con una narratrice defilata, forse sarebbe servita per la prima serata una conduttrice.

  • 21.41

    Reti pastorali, ritorsioni delle mucche sui campi con il grano bruciato dolosamente. Gente in Aspromonte di Alvaro in prima serata su Rai1. Con una riflessione sulla proprietà privata che colpisce per la capacità di racconto del reale su Rai1. La vedova del Dr. Fortunato, medico agricoltore dedito al lavoro nei campi, ricorda che era pronto ad aiutare chi aveva bisogno, controllando la vista a molti compaesani gratuitamente.

  • 21.48

    Viviana racconta di quando il marito è stato colpito da armi da fuoco e non voleva crederci alla notizia. Scatta la commozione a portata di telecamera. Poi la rabbia: “Non ho fatto mettere il manifesto funebre in quel Paese”. Viviana ha rifiutato di andarsene da casa sua: “Ho organizzato la raccolta delle olive per dare un segnale, lo avete tolto di mezzo e non ci avete guadagnato niente”. Molto bello il passaggio del vox populi omertoso, nessuno sa com’è morto il Dr. Fortunato anche se “era un brav’uomo”.

  • 21.59

    Viviana diretta e dura con la conduttrice-inviata: “Mi arrabbio quando vedo gli animali sui miei campi, perché io non vado a casa negli altri a dar fastidio. Lei non lo farebbe? E allora perché me lo chiede”. Poi la staffilata: “Un agguato contro un uomo disarmato. E si chiamano uomini d’onore. Ma che onore è quello?”. Poi, a proposito dell’archiviazione del caso: “E’ come se l’avessero ucciso una seconda volta”.

  • 22.07

    Seconda storia. Antonino è un imprenditore che vuole restare in Calabria. L’interesse si è spostato sul pizzo e sulle estorsioni che ostacolano le attività e l’indipendenza economica dall’attività criminale: “O diventavi vittima, o colluso, subendo le angherie senza reagire”.

  • 22.15

    La ndrangheta da mafia rurale a imprenditoriale. Espressione efficace. Come anche i filmati da repertorio del Tg1.

  • 22.19

    Il porto di Gioia Tauro fa accedere la cocaina in Europa: “La mafia calabrese tratta direttamente coi narcos sudamericani”.

  • 22.35

    La ndrangheta vuole controllare la manutenzione dei container frigo, che per i De Masi si traduce in una promessa di morte. Il traffico internazionale vale milioni di euro. Così i De Masi hanno inizialmente annunciato la chiusura dell’azienda nel porto. Finché non hanno messo da parte “il diritto ad avere paura” per la fiducia nello Stato. Così quel comunicato stampa è stato strappato e i cancelli dell’azienda oggi sono sorvegliati dall’esercito. Per una guerra “in nome della legalità”.

  • 22.37

    “La legge capisce che con uno stato al suo fianco si può cambiare”.

  • 22.39

    Gaetano, imprenditore nel settore delle costruzioni, non ha voluto abbandonare la sua terra: “Noi siamo i vassalli di questi feudatari”. Tutto nobilissimo, se non fosse che un po’ di noia inizia a farsi sentire.


  • Rivediamo un filmato d’epoca di Gaetano a Scommettiamo che.

  • 23.02

    Dare l’ordine di demolizione della casa di un Boss? Gaetano l’ha fatto: “Gli uomini si dividono in due categorie, locomotivi e vagoni. I locomotivi non hanno paura”. Oggi Gaetano vive sotto scorta.

  • 23.07

    Federico Cafiero, procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, è un ottimo collante tra le varie storie.

  • 23.08

    Antonino, sindaco-commercialista di Rizziconi, è nel mirino della ndrangheta. Oggi vive sotto scorta nel regno incontrastato della Cosca Crea, una delle famiglie leader della ndrangheta calabrese. Così viene ripercorso il fattore scatenante, la storia di Francesco Inzitari, un ragazzo di 18 anni ucciso. A quell’episodio è seguita un’ondata di arresti, per cui Antonino rischia ogni giorno la vita.

  • 23.37

    Il papà di Antonino ha rischiato di chiudere quando tutti i clienti gli hanno voltato le spalle per via del figlio: “Sono comunque orgoglioso di lui. Essere onesti si mangia bene, patate e pasta ma si mangia bene”.

  • 23.39

    Lo Speciale termina con l’arresto di alcuni latitanti della ndrangheta, risalente all’inizio dell’anno. Viene mostrato il bunker nella piana di Gioia Tauro in cui si nascondevano.

In Rai la mafia non rubava la scena dai tempi della fiction La Piovra, tutt’al più era diventata materia di memorialistica con le stragi teleromanzate di Falcone e Borsellino o certe spettacolarizzazioni seriali, miste a polemiche da talk show di seconda serata (citofonare Porta a porta).

Qualcosa, però, si era andato perduto negli ultimi anni, quelli del trionfo dei Boss in tv: la lotta contro l’omertà. La difesa della legalità. Il racconto delle vittime dietro cui si celano grandi paladini della libertà e della difesa della propria terra.

Così, dal più noto teatro siciliano dei romanzi di Sciascia, si è passati alla meno mediatica ndrangheta calabrese, con una sorta di spaccato televisivo della Gente in Aspromonte di Alvaro portata in vita da una bellissima fotografia.

Intenti nobilissimi, insomma, quelli dello Speciale Cose nostre in prima sera, se non fosse che queste belle occasioni di servizio pubblico spesso celano altri fattori ben più prosastici. Come il compiacimento, appunto, di star facendo servizio pubblico, la tendenza a rivolgersi a un pubblico che già conosce il racconto, anziché di coinvolgere chi quella storia la sta apprendendo per la prima volta.

Così l’esito finale diventa quello di un programma di approfondimento che ha fatto fare un bell’upgrade alla mafia in tv, oltre a esprimere la nuova mission del Direttore di Rai1 Andrea Fabiano: volare alto. Talmente (troppo) alto che stasera ha fatto controprogrammazione a La Grande Storia su Rai3.

Si può fare ancora di più, insomma, magari allargando il pubblico che seguiva La Piovra con un nuovo linguaggio (oltre che con una bella postproduzione con tanto di filmati di repertorio) e un formato più agile di una prima serata monstre (funzionale ad alzare lo share). Si potrebbe partire con lo smussare certa retorica un po’ strappalacrime, degna di una fiction dei buoni sentimenti, che si è evinta dal racconto di alcune testimonianze. Certe storie erano talmente un pugno nello stomaco che forse, in seconda serata senza la musichetta, avrebbero evocato meno scene da emotainment caricato per il prime time.

cose nostre

Venerdì 8 luglio andrà in onda, in prima serata su Rai1, una puntata speciale di Cose Nostre, la trasmissione che lo scorso inverno ha raccontato le storie dei giornalisti costretti a vivere sotto scorta per aver denunciato gli affari delle mafie. 

Un appuntamento in cui si conosceranno le storie di  imprenditori, amministratori  e semplici cittadini che si sono opposti sul territorio alla violenza della ‘ndrangheta pagando un prezzo altissimo, ma scegliendo di  rimanere  a vivere nella propria terra.

Antonino Bartuccio, l’ex  sindaco di Rizziconi (RC), vive sotto scorta per aver denunciato le ingerenze delle cosche nel suo paese.  Bartuccio non è più sindaco perché a Rizziconi nel 2011, sotto la spinta della ‘ndrangheta, si sono dimessi tutti i consiglieri comunali e la giunta si è sciolta.

Gaetano Saffioti, imprenditore di Palmi nel settore edile, vive sotto scorta da più di 15 anni, ovvero da quando non si è voluto piegare al volere delle cosche Bellocco-Piromalli, subendo ogni atto di intimidazione e ogni tipo di minaccia.

Viviana Balletta è la  vedova  di Fortunato De Rosa, l’oculista ucciso a Canolo (RC), perché  ha chiuso il passaggio del suo campo alle cosiddette “vacche sacre”, le mandrie della ‘ndrangheta che hanno il privilegio di pascolare  libere in ogni proprietà. De Rosa aveva denunciato questa arroganza e per questo è stato ucciso in un agguato mentre tornava a casa in macchina. Oggi la vedova v

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