La Fattoria. Un programma, un perché

Violentandomi, ieri ho guardato una delle striscie giornaliere de La Fattoria. Non chiedetemi perché. Forse perché ho il telecomando rotto e il divano della sala, con il caldo romano, diventa particolarmente comodo. Ora, mi chiedo: che cosa c’è da vedere? Per che cosa entusiasmarsi? Ieri Mal tagliava un pezzo di legno con una sega e

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La FattoriaViolentandomi, ieri ho guardato una delle striscie giornaliere de La Fattoria. Non chiedetemi perché. Forse perché ho il telecomando rotto e il divano della sala, con il caldo romano, diventa particolarmente comodo.
Ora, mi chiedo: che cosa c’è da vedere? Per che cosa entusiasmarsi?
Ieri Mal tagliava un pezzo di legno con una sega e gli levava i chiodi. Una tizia oggettivamente gnocca sgambettava, accompagnava dei cavalli e si perdeva delle mucche, aiutata da altri due tizi che ho già visto in tv ma che non so e non voglio ricordare.
Eva Henger – unica altra nota degna della situazione – paurosamente vestita – mostra di saper anche pensare. Per il resto, non succedeva nulla. Nulla davvero. Una sequenza di immagini, a mio gusto montate anche maluccio, senza appeal, senza suspanse, senza divertimento.
E poi il tocco di classe: Mal che esalta l’odore dei suoi piedi e lo fa sentire alla Henger. A quel punto, per quanto fosse accogliente il divano, mi sono alzato per cambiare canale.

Ora, una cosa non capisco e chiedo aiuto a qualcuno, la fuori. Per capire, eh, senza intenti polemici: perché la guardate?

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