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Reality Mania – Anche i falchi

C’è una ragione ben precisa che giustifica lo straordinario successo dei reality show. A proposito, ci avete mai pensato su, cosa possa voler dire per un adolescente essere cresciuto in un mondo in cui i reality esistono? No? Be’, vi invito a rifletterci, signori. Non è una questione di lana caprina, la faccenda è seria.

di

Malaparte
C’è una ragione ben precisa che giustifica lo straordinario successo dei reality show.
A proposito, ci avete mai pensato su, cosa possa voler dire per un adolescente essere cresciuto in un mondo in cui i reality esistono? No? Be’, vi invito a rifletterci, signori.
Non è una questione di lana caprina, la faccenda è seria. Serissima. La mia generazione non li ha mai visti, i reality, nella fase adolescenziale, non li concepiva proprio.
Ecco, invece di parlare di esperimenti sociologici sui malcapitati (?) protagonisti, io inviterei tutti a rifelttere sulle conseguenze sociologiche sui malcapitati (!) spettatori, sui cambiamenti che questo nuovo genere – l’unica vera novità televisiva da trent’anni a questa parte, oltre al fiorire (mai troppo lodato) delle serie tv – ha provocato nella società.

Qualcosa dev’essere successo. E questo qualcosa, in qualche modo, nasce da una spinta vouyeristica che ci contagia tutti, chi più chi meno: non ci si può chiamare fuori, siamo coinvolti, ci siamo dentro fino al collo.
Eccola, la ragione precisa, sapientemente stuzzicata da autori e produttori con l’occhio più lungo della media: la voglia di spiare. Ho scoperto l’acqua calda? Può darsi, ma il punto fare un passo in avanti e chiedersi quanto questa fosse innata, e quanto si sia stata, piuttosto, alimentata direttamente dal meccanismo. Chiedersi quali sono le conseguenze (immagino di ravvisarle già, osservando gli adolescenti, ma temo che passerei per il moralista che non sono).
Comunque. Tutto questo per dire che spiamo anche i falchi. Solo che questo è real, non reality. C’è una bella differenza.

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