Voglio diventare suora: il noviziato diventa un reality

Telecamere in convento per seguire cinque ventenni alle prese con la vita monacale. Alla fine sceglieranno il velo o il cellulare.

Quiero ser monja è il caso televisivo della primavera spagnola: Voglio diventare suora, in onda su Cuatro, è un docureality che segue la vita di cinque ventenni che hanno ‘avuto la chiamata’ e che mettono alla prova la loro vocazione restando per sei settimane in diversi ordini. Al termine di questo percorso tra preghiere e dubbi decideranno se continuare con la vita monastica, iniziando così un vero e proprio noviziato, oppure se tornare a casa, tra cellulari e serate in discoteca.

Non è un meccanismo del tutto nuovo per la tv: si pensi a Breaking Amish, format americano sbarcato anche in Italia, che segue l’anno sabbatico dei teenager Amish, il Rumspringa, durante il quale possono vivere come i propri coetanei prima di decidere se entrare definitivamente a far parte della comunità o se lasciare tutti, famiglia e amici compresi, per vivere all’occidentale. In questo senso un percorso ancor più drastico della tentata vocazione, anche se non sono mancate le accuse di ‘narrazione fraudolenta’, visto che alcuni dei protagonisti erao già usciti da tempo dalla propria comunità.

Qui, però, si entra in contatto con qualcosa che è sempre rimasto molto ‘intimo’ e che nello stesso tempo ha sempre suscitato una grande curiosità, anche morbosa. Non c’è bisogno di arrivare alla Monaca di Monza, ma l’idea di varcare le porte di un convento per scoprire la vita quotidiana delle suore è sempre stata particolarmente stuzzicante.

Le cinque ‘partecipanti’ guidano il pubblico proprio alla scoperta della vita delle suore, con tutti i dubbi sui comportamenti da adottare: si possono indossare gioielli, ci si può truccare, bisogna indossare sempre la veste? In questo senso tante domande pratiche, che poi si trasformano in domande spirituali.

In Spagna il programma ha diviso il pubblico ed è diventato un vero e proprio caso. Il critico tv di El Paìs ha messo in evidenza le contraddizioni delle premesse, con un casting che ha reclutato una ragazza che non va molto in chiesa, un’altra che si presenta alla porta del convento in lacrime avvinghiata al fidanzato, un’altra che sfoggia la propria voce ma solo per notare come sia un dono del Signore (Suor Cristina da noi insegna), un’altra che arriva con i postumi di una sbornia.

“Un casting perfetto per incollarci alla tv, ma che lascia molti dubbi sulle reali intenzioni delle protagoniste di dedicarsi alla vita religiosa. Qualcuna sarà già stata a Uomini e Donne e non ce ne siamo neanche accorti?”

si domanda il critico di El Paìs, giusto per dare un’idea delle protagoniste.

Come in ogni reality, però, tutto sta nel casting. Se orientato in salsa più ecumenica e meno Jersey Shore (o meglio Gandìa Shore) magari potrebbe essere l’estrema frontiera del ‘reclutamento’ monastico, in un mondo in cui le vocazioni sono sempre più rare.

Inutile dire che lo aspettiamo in Italia.

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