Beppe Servegnini a Blogo: Questa gente vuole privarci della nostra normalità

L’intervista al conduttore de “L’erba dei vicini” da venerdì in prima serata su Rai3

di Hit

L’appuntamento con Beppe Severgnini era per parlare dell’imminente ritorno su Rai3 del suo programma L’erba dei vicini, ma era inevitabile parlare con lui, anche per i temi di cui tratta il suo programma, di ciò che è successo stamattina a Bruxelles.

La prima domanda è dunque di stretta attualità. Un tuo pensiero su questo ennesimo attentato a Bruxelles, città che conosci bene avendoci anche lavorato

E’ una città che conosco molto bene e che ho frequentato anche recentemente. Ci ho studiato, ci ho lavorato. Io penso che c’è anche un elemento di disperazione da parte di chi ha fatto questi attentati. Loro vogliono seminare il panico fra di noi e credo che forse sia anche una reazione da parte loro dopo l’arresto nei giorni scorsi di Salah Abdeslam. Questa gente vuole privarci della normalità ed hanno capito che loro vincono se ci lasciano nel panico. Il panico non è soltanto non viaggiare ed avere paura. Il panico è anche non essere più in grado di ragionare, di mettere le cose in proporzione.

Ma questo accanimento proprio per Bruxelles ?

Per almeno tre motivi. E’ la Washington d’Europa, è la città simbolo. Il secondo motivo è che a Bruxelles c’è un serissimo problema di intelligence, mi sembra evidente. Il terzo e chi la conosce lo sa, ci sono delle sacche di connivenza che anche noi abbiamo sperimentato con la mafia per esempio. Non so come si traduca “omertà” in fiammingo, in francese oppure in arabo, però di questo stiamo parlando.

Uno dei problemi dell’immigrazione

Di fronte al fenomeno dell’immigrazione, a mio giudizio, creare dei quartieri ghetto è sbagliato. L’integrazione significa inserire nella società, distribuendo le persone. La storia sociale degli attentatori del 2005 a Londra era molto simile: vivevano in quartieri particolari e avevano sviluppato una sorta di “schizofrenia identitaria” passami il termine.

Nel tuo programma in partenza venerdì sera su Rai3 racconti le nazioni confrontandole con il nostro paese, ma alla luce anche di quello che è successo oggi, pensi che la convivenza sia possibile fra culture diversissime?

La convivenza penso sia possibile. Leggendo le storie degli attentatori di Parigi vediamo degli evidenti casi psichiatrici. La grandissima maggioranza delle persone non vuole queste brutte cose, anche perchè su quelle metropolitane ci andavano anche moltissime famiglie di immigrati.

Si riparte con una nuova serie dell’Erba del vicini, quale sarà lo stile del racconto ?

In Russia, con cui apriremo venerdì, ci sono dei treni importanti, c’è una tradizione di balletto meravigliosa. Parleremo di Putin, raccontiamo la storia fra i due paesi. Il nostro racconto di un paese spesso è monotematico, il coraggio di un racconto televisivo, pur non dimenticando le cose più celebri di una nazione, è di presentarlo in maniera più completa e se vuoi più complessa. Ci proveremo

Non vi fermerete quindi alla sola copertina di un paese

Le copertine sono fondamentali, ma se ci si ferma a quelle poi il racconto del mondo diventa solo emotivo, frettoloso e passate le emergenze i problemi vengono in qualche modo dimenticati. Siamo riusciti a raccontare la Francia dopo il Bataclan e due settimane dopo abbiamo parlato della loro cucina di come si vestono. Qualcuno ci ha dato dei pazzi, ma abbiamo voluto rendere omaggio alla Francia raccontando che è un grande paese, in quei giorni sembrava che la Francia era l’anticamera dell’inferno. Per fortuna la Francia è anche altre cose.

Ci racconti di quali nazioni parlerete in questa seconda serie del programma ?

Saranno sei puntate, la prima sarà come ti ho detto sulla Russia. Poi ci sarà Grecia, Olanda, Israele, Turchia e Cina. Il motto di questa seconda edizione de L’Erba dei vicini è “I vicini si allontano ed i lontani si avvicinano”.