Stefano Accorsi e Claudio Santamaria al Festival di Sanremo per cantare De Andrè. Trovata artistica o esca per l’auditel?

Il Festival di Sanremo è cominciato ufficialmente con la prima conferenza stampa. Tra lanci ottimistici e prosopopee, la kermesse musicale, tra le altre cose, proporrà Fabrizio De André cantato da Stefano Accorsi e Claudio Santamaria. E’ l’idea di Paolo Bonolis: mercoledì sul palco dell’Ariston ci sarà la PFM a rendere omaggio, con “Bocca di Rosa”,

Sanremo: Stefano Accorsi e Claudio Santamaria canteranno De Andre' con la Pfm.

Il Festival di Sanremo è cominciato ufficialmente con la prima conferenza stampa. Tra lanci ottimistici e prosopopee, la kermesse musicale, tra le altre cose, proporrà Fabrizio De André cantato da Stefano Accorsi e Claudio Santamaria.

E’ l’idea di Paolo Bonolis: mercoledì sul palco dell’Ariston ci sarà la PFM a rendere omaggio, con “Bocca di Rosa”, al più grande poeta italiano del dopoguerra, che proprio il 18 febbraio avrebbe compiuto 69 anni, insieme ai due noti attori. Al che uno si ferma un momento, semmai col cornetto alla crema a metà strada tra il giornale e la bocca, e dice: lo fanno apposta. Allora lo fanno apposta a farsi odiare, quelli del tubo catodico. Non è cattiveria, non vuole essere snobismo però, sul serio, immaginarsi “Bocca di Rosa”, cantata da Accorsi e Santamaria, fa venire immediatamente voglia di una gastroscopia, così, per espiare e tornare in pari con l’ordine naturale delle cose.

Da queste parti, s’è detto, si difende Paolo Bonolis coi denti, però quest’operazione sa di ammiccamento al “botteghino” quanto e più una rissa verbale di “Uomini e donne“. Certe volte si sente il bisogno, quasi fisico, che siano gli stessi interpreti del piccolo schermo a fare un deciso passo avanti verso di noi, gli spettatori, i cronisti, gli appassionati. Dare credito e poi ritrovarsi davanti agli occhi la notizia che “Bocca di Rosa”, oltre che dalla PFM, verrà cantata da Claudio Santamaria e Stefano Accorsi, fa digrignare i denti come per un brutto sogno. Amanti o meno di De André, la questione qui è che da un festival della canzone – IL festival della canzone – ci si aspetterebbe maggiore qualità, maggiore sensatezza di fronte a certe scelte. Soprattutto se si parla di musica.

Personalmente – e dico personalmente – sono da troppo tempo addentro a determinati meccanismi per non comprendere a fondo l’esigenza di sbancare l’auditel, di fare colpo, di attrarre pubblico di una certa fascia d’età, per esempio quella degli appassionati di Santamaria e Accorsi, tuttavia resto dispiaciuto, ecco, non vorrei esagerare, dispiaciuto, quando mi ritrovo davanti certe commistioni di genere peccaminose. De André, almeno lui, va cantato da chi se lo può permettere. De André, a Sanremo, kermesse che lo stesso poeta genovese ha sempre detto di seguire volentieri, deve essere proposto da chi se lo merita. Dicono i critici che il Festival dovrebbe mettere la musica in primo piano: così facendo non sembra che si raggiunga lo scopo. Così facendo si ammicca allo scopo. Si fa fesso il pubblico, che si spera accontentato.

Bonolis ha spiegato che la scelta è stata mossa da esigenze artistiche, non altro. Ha parlato di una specie di festival dell’arte, in cui gente capace in varie direzioni si cimenta con altre branche della creazione umana. Non ci credo. Puzza di riunione commerciale da tutte le parti: prendiamo una poesia di De André, probabilmente di nicchia, e trasformiamola in un fatto di costume, di massa. Uniamo la più alta delle muse con i gridolini adolescenziali delle quattordicenni in sala. Mescoliamo la delicatezza del pentagramma con il frastuono dei telefonini con cui Santamaria e Accorsi verranno immortalati e poi proiettati qua e là, per i canali possibili che la tecnologia moderna mette a disposizione di chicchessia. Funzionerà, non c’è dubbio. Dice ancora Bonolis che ormai l’ossessione della “nota perfetta” è passata di moda. Adesso quello che conta è il sentimento, la partecipazione, il melting pot artistico, appunto: Accorsi e Santamaria, insomma, potranno pure stonare perché l’obiettivo dell’esibizione punta in un’altra direzione. A maggior ragione, perché non far leggere Walt Withman dai Fichi D’India, a questo punto? Potrebbe anche riuscire, non dico di no: il fatto è che certi esperimenti non dovrebbero essere provati in partenza.

Questione di gusti, si dirà: in fondo Santamaria ha anche interpretato Rino Gaetano per RaiFiction, non stonando affatto, e Accorsi, con “Le Passanti” di De André in sottofondo, recitò la scena iniziale del film “L’amore ritrovato”. Tutto va bene: la musica, Bonolis, la commistione di generi, Faber, la Pfm, l’auditel ed ogni altra cosa possibile. Dubbi compresi e anche una certa delusione di chi spera sempre, oltre ogni motivo ragionevole, che la televisione, per una volta, possa pensare a “trasmettere” e non ad “architettare”.

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