I reality in vendita

Riprendo con molto piacere questo dormiente angolo di Malaparte, sperando di far cosa gradita a quei lettori affezionati che tornano da queste parti in cerca di qualcosa che, nel bene e nel male, ha a che fare con la televisione e i blog. E lo riprendo parlando di reality show. Sul tvblog splinderiano, Lambdasond chiedeva

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Riprendo con molto piacere questo dormiente angolo di Malaparte, sperando di far cosa gradita a quei lettori affezionati che tornano da queste parti in cerca di qualcosa che, nel bene e nel male, ha a che fare con la televisione e i blog.
E lo riprendo parlando di reality show. Sul tvblog splinderiano, Lambdasond chiedeva perché i reality non ci piacciono. E io mi permettevo di sostenere che non è così, che ci sono reality che mi piacciono, altri no. E che il vero dramma, il problema patologico della televisione nell’era dei reality show non è costituito tanto dai vari grandi fratelli, isole e talpe, ma da tutti gli altri programmi-corollario che non fanno altro che parlarne, generando quell’effetto-saturazione che poi fa sì che un’assoluta maggioranza dei reduci di un reality sia destinata a scontare per l’eternità la propria partecipazione nel limbo delle ospitate.

Un limbo che magari, fino a poco prima, era loro del tutto inaccessibile, quindi dal loro punto di vista è più che decoroso, come risultato. Dal punto di vista dello spettatore, probabilmente, un po’ meno. Ma tant’è, ormai si sa, è la regola del gioco.
Quello che mi inquieta però si trova in altra sede, in qualche modo anticipato da quell’immagine lì in alto, subito sotto la mia stilizzata ugola urlante. Ovvero, personalmente trovo la maggior parte dei reality priva di appeal, di ritmo, di suspense – mi riferisco ovviamente e principalmente al “quotidiano”, a quelle interminabili dirette su Sky che riprendono gente che dorme, tempi morti che alla fiction non sarebbero mai concessi e che invece fanno il grosso del reality, di fatto -. Di fatto la sintesi quotidiana raschia il fondo e si arrabatta per trovare un meglio di che a volte – visto che trattasi di vita vera messa in scena in televisione (e passatemi il corsivo senza stare a sviscerarlo) – semplicemente non esiste.

Ecco, tutto questo preambolo per dire che ho scoperto che su Amazon sono in vendita i cofanetti delle varie stagioni dei reality americani. C’è il Big Brother. C’è The Mole (La Talpa. L’avete mai notata, la bella omofonia fra The Mole e DeMol, inventore del Grande Fratello?). C’è Survivor, che da loro tira, da noi è morto quasi prima di nascere. E mi dico, ecco, questa è una roba solamente americana, da noi non succede. Sbagliavo.
Ok, abbiamo il preambolo, la premessa, la notizia, manca la conclusione, che è una domanda. Chi li compra, e perché?

Devo davvero pensare che si possa comprare il cofanetto di dvd di un reality show così come si compra quello di una serie tv? Perché nel caso, ok, lo ammetto. La rivoluzione è completa, è diventata routine e ora tocca inventarsi qualcos’altro di nuovo.

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